Rateo trimestrale completato e staccato in questi giorni su una delle sette serie del BTP Valore emesso negli anni scorsi
Niente di meglio del riprendere la routine post estiva con una dose di buon umore e di un’entrata in più sul conto. Tuttavia, se la prima attiene alla sfera personale e soggettiva la seconda è, diciamo così, “più razionale”. L’ottimismo è immateriale e illimitato, mentre i soldi sono contati e non arrivano mai a caso. Possono rappresentare il corrispettivo di un lavoro eseguito tempo fa o l’incasso di una rendita passiva, per esempio. Al riguardo, arriva la cedola settembrina per il BTP Valore che tra sei mesi vedrà i tassi salire al 4% annuo.
Le sette serie del BTP Valore
Le obbligazioni della famiglia Valore non sono di sicuro l’Eldorado per i risparmiatori retail, ma offrono loro tutta una serie di innegabili vantaggi. La prima è la periodicità trimestrale della cedola, che rende più frequente l’appuntamento con gli interessi. Ogni 91,5 giorni si è sicuri che ci sarà un’entrata extra, e se si possiedono due o tre BTP Valore con date stacco differenti, il rischio di coprire i dodici mesi dell’anno è alto. Ad esempio 3 bond Valore con mesi di emissioni diversi potrebbero garantire dodici cedole annue in dodici mesi diversi, quasi come fosse un certificate con cedola mensile.
Altri vantaggi da citare sono la tassazione di favore al 12,50% e la relativa plasticità dell’importo di sottoscrizione che deve essere sempre un multiplo di mille euro. Poi citiamo la loro facilità di rivendita e la durata ad oggi sempre di medio termine. La contenuta duration, unita ai buoni tassi nominali annui li rendono dei prodotti dal modesto rischio di mercato.
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La cedola trimestrale sul BTP Valore 2030
Nel 2024 il Tesoro emise due serie differenti, precisamente la 3° e 4°. La macro struttura di entrambi i titoli era identica alle serie precedenti e successive, forse eccettuo la 1° (stacco ogni sei mesi) e la 5° (niente premio fedeltà).
Qui il nostro riferimento è al Valore ’30 della 3° serie, collocato dal 26 febbraio al 1° marzo 2024 con ISIN speciale IT0005583478. Ha data godimento 5 marzo, e coincide con quella di scadenza tra 3 anni, ossia al 5 marzo 2030 (6 anni in origine). L’attuale ISIN ordinario è IT0005583486 e sul MOT il titolo gode di ampi scambi giornalieri. In numeri, tra i 100 e 150 contratti, per controvalori daily tra i 2 e i 4 mln di €.
Su questo bond l’emittente paga il 3,25% lordo nel 1°, 2° e 3° anno (lo 0,8125% ogni 3 mesi), cioè dal 5 giugno 2024 al 5 marzo 2027. Tra sei mesi esatti inizierà il 2° e ultimo step, un altro triennio con tassi al 4,00% annuo lordo, cioè dal 5 giugno 2027 al 5 marzo 2030. Le date di stacco cedole sono il 5 giugno, il 5 settembre, il 5 dicembre e il 5 marzo.
Solo a naturale scadenza ci sarà anche il premio extra finale di fedeltà dello 0,7% del debito nominale tenuto in portafoglio fino alla fine.
Considerato che in principio l’emittente raccolse 18.316,424 mln di € a seguito dei 656.369 contratti registrati, l’esborso MEF pro-rata è di poco oltre i 130 mln di €.
A metà mattinata di venerdì 4, infine, il titolo prezza 101,09 sul MOT, per uno yield a scadenza del 3,62% (dati: Borsa Italiana).
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Cedola settembrina per il BTP Valore che tra 6 mesi vedrà i tassi salire al 4% annuo
Chi lo comprò 2,5 anni fa ha incassato finora l’8,125% di interessi, il 7,11% netto di sola trattenuta. Considerando anche l’imposta di bollo e le spese di gestione annua potremmo dire, grossolanamente, un guadagno netto del 6,5%, che salirebbe di un altro punto scarso considerando la potenziale plusvalenza attuale. Tenuto conto che l’inflazione cumulata dal lancio ad oggi si attesta sul 5,6%, chi lo scelse in origine ha protetto il potere d’acquisto del capitale. Non solo, ma il ritorno reale sarebbe ad oggi un tantino positivo.
Ora, operativamente parlando gli converrebbe liquidarlo? Chiariamo subito che non spetta a noi dare la risposta, che esula al 101% dalle nostre competenze. Al netto di ciò, tuttavia, è palese che la risposta sia negativa. Tra 6 mesi la cedola annua salirà al 4% mentre non è da escludere che entro i prossimi 18 mesi i prezzi non tornino a salire. Di quanto? Difficile rispondere, ma se nel futuro prossimo le tensioni di comparto dovessero rientrare, il bond potrebbe ritestare il massimo YTD a 104,49 o anche no.
Per chi è fuori, invece, c’è un dato certo che depone a favore del Valore ’30 e un altro contro (in realtà è un’aspettativa, non una certezza). Il pro è che oggi il titolo prezza a ridosso dei minimi annui a 100,79 per cui non si comprerebbe ai massimi di periodo. Certo, il mercato tra X giorni potrebbe offrire nuovi punti di ingressi più interessanti degli attuali. Il contro, invece, è il “timing autunnale”. Già altre volte, negli anni scorsi, il MEF ha emesso serie di Valore tra ottobre e novembre. E se dovesse ripetersi anche nel 2026? E su quali durate, premi e condizioni di mercato lancerebbe la nuova serie? Non è dato saperlo, il che, forse, rende la “sfida-attesa” ancora più interessante.