Aprire lo studio professionale in casa: quando è possibile e quali regole bisogna seguire

Caterina Gastaldi

17 Gennaio 2023 - 18:32

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Come si può aprire uno studio professionale in casa? Quali sono gli adempimenti richiesti per esercitare la professione in una casa privata o appartamento?

Aprire lo studio professionale in casa: quando è possibile e quali regole bisogna seguire

Aprire uno studio professionale in casa può essere una scelta dettata dalla comodità o dal desiderio di risparmiare sull’affitto o l’acquisto di locali specifici. Qualunque sia la ragione, a seconda del tipo di professione che si esercita, sono previsti adempimenti differenti. Non solo, nel caso in cui si abitasse in un palazzo, bisognerà consultare il regolamento condominiale prima di aprire uno studio professionale.

Se, come regola generale, è permesso esercitare in un’abitazione privata, ci si troverà di fronte a obblighi e adempimenti differenti a seconda della propria professione e del luogo in cui ci si trova. La casistica sarà molto varia. Con l’articolo seguente vedremo le eventualità più comuni, parlando dei diversi obblighi di cui bisogna generalmente tenere conto prima di aprire uno studio professionale in casa propria.

Chi può aprire lo studio professionale in casa

Come accennato, generalmente è possibile aprire uno studio professionale in casa e quindi esercitare la propria professione senza bisogno di affittare un luogo apposito. Bisogna però tenere conto di una serie di fattori:

  • se lo studio è aperto o meno al pubblico;
  • se sono necessarie modifiche strutturali richieste dalla professione che si svolge;
  • se ci si trova in un appartamento all’interno di un palazzo.

Chi lavora da casa e svolge una professione che non richiede modifiche agli spazi, come un blogger che scrive articoli, senza ricevere i clienti sul posto, ha un luogo di lavoro non aperto al pubblico. In questo caso non ci sono problemi né obblighi particolari, non dovendo neanche modificare la destinazione d’uso dell’immobile.

La questione diventa più complicata se si ricade in altre eventualità. Determinate professioni, anche senza ricevere i clienti, devono rispettare una serie di requisiti perché il luogo di lavoro sia a norma. In questo caso è sempre obbligatorio seguire quanto previsto dalle specifiche normative.

Inoltre, se l’intenzione è quella di aprire uno studio professionale aperto al pubblico, come uno studio medico, la legge prevede che venga anche cambiata la destinazione d’uso.

Il regolamento di condominio può impedire di aprire uno studio in casa?

Chi apre il proprio studio professionale in casa, e vive in appartamento, deve assicurarsi che questo sia permesso dal regolamento del condominio. È possibile che il regolamento non permetta o limiti la possibilità di cambiare la destinazione d’uso degli ambienti, impedendo di fatto l’apertura dello studio privato.

In questo caso si dovrà chiedere il permesso all’assemblea di condominio prima di procedere. A seconda del tipo di divieto e di regolamento condominiale, per poter esercitare la libera professione in un appartamento, bisognerà ricevere l’approvazione o del 50%+1 dell’assemblea o dell’unanimità.

Nel caso in cui non si rispettasse la volontà dell’assemblea, o non si chiedesse il permesso, aprendo comunque lo studio privato, gli altri condomini possono chiedere la cessazione dell’attività.

Uso promiscuo studio-abitazione e deduzioni

Le norme del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi) permettono l’utilizzo promiscuo dello studio-abitazione ai fini fiscali. In questo caso si può dedurre dal reddito del lavoratore autonomo una somma pari al 50% della rendita catastale, in relazione agli immobili utilizzati in questo modo.

Nel caso in cui l’immobile fosse in leasing o affittato, si può dedurre il 50% del canone. Inoltre, sono anche deducibili tutte le spese sostenute per eventuali ristrutturazioni, opere di ammodernamento e manutenzione, sempre al 50%.

Cambiare la destinazione d’uso per avviare lo studio in casa

I professionisti che desiderano esercitare la loro professione in casa, e trasformare una parte dell’abitazione in un ufficio o studio professionale, devono cambiarne la destinazione d’uso. Questa passerà da “residenziale” a “direzionale” (per uffici e studi). In questo caso bisogna rispettare una serie di obblighi.

Prima di tutto, per cambiare destinazione d’uso di una parte della casa, bisogna inizialmente procedere al frazionamento dell’unità. Infatti, un immobile non può avere più di una destinazione d’uso contemporaneamente, e se si vuole vivere dove si ha l’ufficio è necessario che una parte della casa rimanga “residenziale”.

Per poter cambiare destinazione d’uso c’è bisogno che questa opzione sia prevista dal piano regolatore comunale, oltre ad avere il via libera da parte dell’eventuale condominio. Dove consentito, bisogna anche inviare la Dia (dichiarazione d’inizio attività) al comune dov’è presente l’attività, firmata e compilata da un tecnico abilitato. Alcuni comuni permettono anche solo l’invio della Scia (segnalazione certificata d’inizio attività).

Se invece sono necessarie delle variazioni strutturali per aprire uno studio professionale in casa, il procedimento sarà più lungo. Bisogna ottenere il permesso per costruire e le variazioni vanno comunicate all’ufficio catastale per la mutazione di categoria edilizia.

Nel momento in cui si cambia la destinazione d’uso, infatti, cambiano anche Tasi, Tari, e Imu.

Bisogna anche ottenere una certificazione di agibilità da parte del Comune stesso.

Aprire uno studio in un appartamento in affitto è possibile?

Nulla vieta di esercitare la libera professione in un’abitazione in affitto, a patto che questo sia permesso sia dal condominio, sia dal proprietario dell’immobile, e che i locali abbiano le destinazioni d’uso necessarie.

Se, infatti, i locali dati in affitto sono concessi sia a uso abitativo e lavorativo, ma hanno come destinazione d’uso solo quella abitativa, allora il contratto di locazione risulta illegittimo. Questo comporta una serie di conseguenze per il proprietario di casa, tra cui anche la risoluzione del contratto stesso.

Tuttavia, l’affittuario può risolvere il contratto in questione solo se non era a conoscenza della destinazione d’uso dell’immobile. In pratica, se si affitta un appartamento e lo si vuole utilizzare come ufficio, ma si sa che ha come destinazione d’uso solo quella abitativa, allora non si è legittimati alla risoluzione del contratto.

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