Le quotazioni dell’Usd/Chf sono in difficoltà a ridosso di una trendline resistenziale. Operativamente, si potrebbero favorire strategie short in caso di aumento della pressione ribassista
| Valori | |
|---|---|
| Ultimo prezzo | 0,9837 |
| Variazione | -0,23% |
| Max (52 settimane) | 1,0237 |
| Min (52 settimane) | 0,9542 |
| Indicatori | |
|---|---|
| MM200 | 0,9981 |
| RSI 14 | 44,37 |
| MACD | -0,002 |
| Performance | |
|---|---|
| 1 settimana | 0,05% |
| 1 mese | 1,07% |
| 3 mesi | 3,14% |
Da maggio 2019, la struttura tecnica dell’Usd/Chf è peggiorata notevolmente. Questo deterioramento è stato supportato da due fattori: il primo è relativo all’atteggiamento accomodante della Federal Reserve che ha fatto indebolire il biglietto verde, il secondo è invece relativo alla funzione di “valuta rifugio” del Franco svizzero, il quale si è rafforzato anche grazie alle varie tensioni a livello globale.
Dal punto di vista grafico, la rottura e il successivo re-test della linea di tendenza che unisce i lows del 16 febbraio a quelli del 21 settembre 2018 e della media mobile semplice a 200 giorni ha permesso ai venditori di allungare il passo, fino a raggiungere i minimi dal 27 settembre 2018. Gli operatori rialzisti hanno poi provato a rialzare la testa, venendo però bloccati dalla trendline disegnata con i top del 7 a quelli del 9 maggio scorso.
Gli operatori ribassisti potrebbero ora sfruttare questo ostacolo dinamico per valutare short da 0,9790 con stop loss identificabile al di sopra del massimo relativo a 0,9908 e obiettivo principale a 0,9620 e target finale a 0,9600.
I compratori potrebbero invece attendere un recupero della barra di estensione disegnata ieri per implementare strategie di matrice long da 0,9892, con stop loss a 0,9780 e obiettivo principale a 1,010. Il target più ambizioso sarebbe invece localizzato a 1,050.
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