Altro che sostenibilità, le quote di CO2 in Europa sono un problema economico. I prezzi raddoppieranno in 5 anni

Alberto De Pasquale

04/07/2025

Oggi le aziende energivore pagano 70 euro per compensare una tonnellata di CO2. Ma entro il 2030, i prezzi potrebbero più che raddoppiare.

Altro che sostenibilità, le quote di CO2 in Europa sono un problema economico. I prezzi raddoppieranno in 5 anni

Inquinare ha un prezzo. Il pensiero forse corre, in senso figurato, all’impatto ambientale, anche se qui la questione è economica, soprattutto per i settori particolarmente energivori.

Vent’anni fa con appena 20 euro si poteva acquistare il diritto a emettere una tonnellata di CO2. Nel 2023 ne servivano oltre cento; oggi ne bastano circa 70. Presto questo costo, pagato dalle grandi industrie, dalle compagnie aeree e marittime, potrebbe tornare a crescere, anche in conseguenza della possibile risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina.

Stiamo parlando del Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (European Union Emissions Trading System - EU ETS), ossia del principale strumento adottato dall’Unione Europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nei settori industriali e del trasporto aereo e marittimo. Funziona con un meccanismo di tipo cap&trade, ossia fissando un tetto massimo complessivo alle emissioni consentite sul territorio europeo nei settori interessati, alle quali corrisponde un numero equivalente di “quote” (una quota copre una tonnellata di CO2), che possono essere assegnate a titolo gratuito o scambiate sul mercato.

Nel primo caso, le quote di CO2 vengono assegnate gratuitamente per trattenere in Europa le realtà che, attirate da standard ambientali più permissivi, potrebbero essere tentate di delocalizzare l’attività in paesi extra Ue. Nel secondo caso, le quote di CO2 sono acquistate e vendute tramite aste pubbliche o sul mercato secondario. Ogni operatore attivo nei settori coperti dall’EU ETS deve compensare, su base annuale, le proprie emissioni effettive. Potrebbero bastare le quote che ha a disposizione, ma nel caso fossero insufficienti può comprarle.

Il sistema europeo delle quote di CO2 è entrato in vigore nel 2005. Come ricordato, al tempo il prezzo di una singola quota si aggirava sui 20 euro. Poi nel 2007 si è ridotto drasticamente, arrivando a pochi centesimi di euro, a causa del numero totale di quote disponibili significativamente superiore alle emissioni effettive. In seguito, il mercato si è stabilizzato e il prezzo è iniziato a salire: nel 2015 a circa 7-8 euro per quota di CO2, nel 2020 a 25 euro e nel 2021 fino a quasi 80 euro, per poi toccare il picco a marzo 2023, a oltre 103 euro per quota.

In Europa l’EU ETS coinvolge oltre 11 mila impianti industriali e circa 600 operatori aerei, mentre in Italia riguarda più di 1.200 aziende, responsabili di circa il 40% delle emissioni nazionali di gas serra. Oltre i due terzi degli impianti italiani soggetti all’ETS appartengono al settore manifatturiero, come centrali elettriche e termiche, acciaierie, impianti di produzione di metalli, vetro, ceramica, carta e prodotti chimici.

Con la possibile risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina il mercato dell’energia potrebbe stabilizzarsi, portando a prezzi più bassi per il gas e quindi a un suo maggiore utilizzo, soprattutto nell’industria. Usando più gas, aumenterebbero le emissioni di CO2 e quindi ci sarebbe anche un incremento della domanda delle quote di CO2, con conseguente rialzo dei prezzi.

Al di là di queste ipotesi, secondo alcune stime fatte da Bloomberg, entro il 2030 i prezzi delle quote di CO2 sono comunque destinati ad aumentare con l’entrata in vigore, nel 2027, di EU ETS II, il nuovo sistema di scambio di quote che coprirà le emissioni anche di edifici, trasporto su strada e settori aggiuntivi (principalmente la piccola industria non coperta dall’attuale sistema). Nei prossimi cinque anni una quota di CO2 potrebbe costare 149 euro, ossia più del doppio del prezzo attuale.