Aperto un nuovo impianto di estrazione del litio con una tecnica rivoluzionaria. Il Paese si candida a diventare un nuovo punto di riferimento mondiale.
La corsa globale al litio è entrata in una nuova fase in Sudamerica. Nella provincia di Salta, nel nord dell’Argentina, non si tratta più di un semplice test: la francese Eramet ha avviato la produzione commerciale a pieno regime del suo impianto, il primo al mondo a operare su scala industriale con tecnologia di estrazione diretta del litio. Le prime spedizioni sono già partite verso la Cina, primo cliente e maggiore importatore di litio al mondo.
Il metodo tradizionale di estrazione del litio si basa sull’evaporazione della salamoia in enormi bacini a cielo aperto, un processo che richiede tra i 12 e i 18 mesi. La tecnologia sviluppata da Eramet, testata per cinque anni in condizioni reali in un impianto pilota, riduce questo tempo a circa una settimana. Il salto in avanti riguarda anche l’efficienza: mentre il metodo convenzionale recupera tra il 40% e il 50% del litio presente nella salamoia, la tecnologia DLE arriva a recuperarne fino al 90%, una delle percentuali più alte nell’intera industria mineraria.
Come funziona nella pratica la nuova tecnica
In pratica, invece di lasciare che enormi pozzi di salamoia evaporino naturalmente al sole, il sistema utilizza una serie di serbatoi dotati di materiali assorbenti capaci di catturare selettivamente il litio dalla salamoia. Il processo riduce la necessità di ampie superfici dedicate ai bacini di evaporazione e permette di riciclare tra il 60% e l’80% dell’acqua utilizzata, un dettaglio non trascurabile in una regione desertica dove la disponibilità idrica è una questione centrale.
L’impianto si trova a quasi 4.000 metri di altitudine sulle Ande, in un ambiente che ha comportato sfide tecniche, logistiche e meteorologiche non banali durante la costruzione. Nonostante questo, Eramet ha completato il progetto in tre anni.
In questa prima fase, l’impianto è progettato per produrre 24.000 tonnellate annue di carbonato di litio per batterie, una quantità sufficiente per alimentare circa 600.000 veicoli elettrici all’anno. L’obiettivo è raggiungere la piena capacità produttiva entro la fine del 2026. Il giacimento conterrebbe 15 milioni di tonnellate di litio estraibile e, per questo motivo, l’azienda potrebbe espandere in futuro la capacità produttiva fino a 75.000 tonnellate annue.
Durante la costruzione sono state impiegate 2.500 persone, mentre ora, a regime in questa prima fase, vi lavorano circa 500 addetti, di cui il 92% argentini e il 76% residenti nella stessa provincia in cui sorge l’impianto. Un dato che dimostra come il progetto abbia generato anche un indotto rilevante dal punto di vista professionale e occupazionale.
L’Argentina, insieme a Cile e Bolivia, fa parte del cosiddetto «triangolo del litio» e detiene alcune delle maggiori riserve conosciute di questo minerale. Il progetto di Eramet è solo uno dei cinque impianti attualmente in costruzione in Argentina, destinati a entrare in produzione entro il 2026. Se tutti dovessero andare a regime, la produzione nazionale di litio potrebbe moltiplicarsi per sette, arrivando a 250.000 tonnellate annue complessive.
Anche le esportazioni legate al litio sono previste in forte crescita: dai 6,1 miliardi di dollari del 2024 ai 15,6 miliardi stimati per il 2030. Con la domanda globale di batterie in continua espansione, l’Argentina si candida così a diventare un punto di riferimento mondiale per l’estrazione di litio a basso impatto ambientale.