Allarme epatite A a Napoli, come si contagia e sintomi

Alessandro Nuzzo

19 Marzo 2026 - 18:20

Insolito aumento dei casi in Campania: da inizio anno già 133. Innalzate le misure di controllo e pubblicate alcune raccomandazioni.

Allarme epatite A a Napoli, come si contagia e sintomi

In Campania, in particolare nella provincia di Napoli, da inizio anno si sta registrando un insolito aumento dei casi di epatite A, tanto da costringere la Regione ad adottare alcune misure per rafforzare i controlli e diffondere raccomandazioni utili a evitare la diffusione del contagio. Come riportato in una nota ufficiale, dall’inizio del 2026 i casi accertati sono già 133, un numero in netto aumento rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti.

Particolarmente sotto pressione è l’ospedale Cotugno di Napoli, dove nel reparto di malattie infettive si contano attualmente 43 ricoverati, una cifra decisamente insolita per il mese di marzo.

Dall’ospedale fanno sapere che, in questo periodo dell’anno, solitamente si registrano una decina di casi lievi, spesso gestiti a domicilio. Oggi, invece, si osserva un incremento di pazienti con sintomi più gravi, tali da richiedere il ricovero. Questa situazione sta iniziando a mettere sotto pressione il sistema sanitario di una struttura che rappresenta un punto di riferimento per le malattie infettive in Campania. L’età media dei ricoverati è compresa tra i 35 e i 45 anni e molti casi presentano livelli elevati di transaminasi.

Non è ancora chiaro cosa stia provocando questo aumento di contagi, ma tra le principali ipotesi figurano i frutti di mare consumati crudi o poco cotti, che, se contaminati, possono trasmettere il virus. Proprio per questo motivo la Regione ha disposto un rafforzamento dei controlli lungo tutta la filiera dei molluschi bivalvi, alla luce dell’andamento dei casi registrati da inizio anno.

Epatite A: cos’è, sintomi e come si trasmette

L’epatite A è un’infezione del fegato causata dal virus HAV e si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati oppure tramite contatto stretto con una persona infetta. Il periodo di incubazione varia tra i 15 e i 50 giorni, motivo per cui il contagio può avvenire anche molto tempo prima della comparsa dei sintomi. Tra i più comuni si segnalano febbre, malessere generale, nausea, dolori addominali, ittero e urine scure. Nei bambini l’infezione può anche decorrere senza sintomi evidenti. I soggetti più a rischio restano gli anziani e le persone fragili.

La Regione Campania, nella stessa nota, ha diffuso anche una serie di raccomandazioni per ridurre i rischi. In primo luogo è importante evitare il consumo di cibi crudi o non adeguatamente cotti, in particolare molluschi, ma anche frutta, verdura e frutti di bosco. Proprio i molluschi rappresentano uno dei principali fattori di rischio: la semplice apertura del guscio non garantisce la sicurezza del prodotto, che deve essere cotto completamente. Molluschi appena aperti, tiepidi o parzialmente cotti non sono sicuri e, se contaminati, possono trasmettere l’infezione.

Attenzione anche ai frutti di bosco freschi, che devono essere lavati accuratamente sotto acqua corrente potabile prima del consumo. La Regione ha inoltre pubblicato un vero e proprio vademecum con alcune regole fondamentali:

  • lavarsi sempre accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, soprattutto prima di cucinare o mangiare e dopo essere stati in bagno;
  • separare gli alimenti crudi da quelli già cotti, utilizzando utensili e taglieri diversi;
  • igienizzare superfici, coltelli e piani di lavoro dopo aver manipolato cibi crudi;
  • lavare con attenzione frutta e verdura da consumare crude;
  • utilizzare esclusivamente acqua potabile sicura;
  • evitare di cucinare per altri in presenza di sintomi gastrointestinali o sospetta epatite.

Resta infine fondamentale la prevenzione attraverso la vaccinazione, che rappresenta la misura più efficace per proteggersi dall’infezione e limitare la diffusione del virus.

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