Alberto Franceschini e Renato Curcio, chi sono i primi brigatisti arrestati da Dalla Chiesa e cosa fanno oggi

Giorgia Bonamoneta

10 Gennaio 2023 - 19:40

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Alberto Franceschini e Renato Curcio sono solo due dei nomi dei fondatori delle Brigate Rosse, ma anche i primi a essere arrestati. Chi sono e cosa fanno oggi?

Alberto Franceschini e Renato Curcio, chi sono i primi brigatisti arrestati da Dalla Chiesa e cosa fanno oggi

L’8 settembre 1974 i Carabinieri della squadra di Carlo Alberto Dalla Chiesa arrestarono due dei capi storici delle Brigate Rosse. L’arresto di Alberto Franceschini e Renato Curcio fu l’inizio di una delle fasi più drammatiche delle attività delle BR. Nessuno però si era illuso di poter sradicare l’organizzazione con un paio di arresti, come spiega il giudice Giancarlo Caselli che aveva coordinato le indagini insieme al pm Bruno Caccia.

Nel giro dei seguenti due anni vennero tutti arrestati, tranne Mario Moretti che sfuggì all’arresto grazie a una soffiata. Il processo di smantellamento delle Brigate Rosse non fu affatto facile e non era legato soltanto all’arresto di chi muoveva le fila. Intorno al terrorismo rosso c’era un muro di silenzio complice.

Ma chi sono i due primi brigatisti arrestati da Dalla Chiesa e cosa fanno oggi?

Chi sono i brigatisti arrestati da Dalla Chiesa?

La ricostruzione dei fatti dell’arresto di Alberto Franceschini e Renato Curcio è possibile leggerla da diversi punti di vista, ma forse il più interessante è proprio quello di uno dei due leader delle Brigate Rosse.

La maggiore responsabilità - racconta Curcio nel libro intervista A cuore aperto - credo sia stata mia”. Erano giunte diverse richieste di contatto con Silvano Girotto (alias Frate Mitra) e nella diffidenza generale fu proprio Curcio a non percepire nulla di sospetto e decidere di incontrarlo. Dopo un primo incontro finito bene, Curcio predispone un nuovo appuntamento l’8 settembre 1974, ma inizia a sospettare che qualcosa sia andato storto. Saluta in fretta Girotto e passa a prendere Alberto Franceschini. Poco dopo l’arresto.

Chi sono i protagonisti, i primi brigatisti arrestati da Dalla Chiesa? Sono Alberto Franceschini e Renato Curcio.

Alberto Franceschini:
A 23 anni, deluso dalle posizioni moderate del Partito comunista italiano e dai collettivi rossi, Alberto Franceschini fonda insieme a Renato Curcio ed altri le Brigate Rosse. L’atto fondativo delle BR avviene il 17 agosto del 1970, con l’obiettivo di abbattere lo Stato perché questo non poteva essere cambiato. Infatti l’incontro a Pecorile non rappresentava soltanto il passaggio alla clandestinità, ma anche alla lotta armata.

Nel 1974 Franceschini e Curcio vengono arrestati. Oggi molti dei racconti sulle Brigate Rosse provengono proprio da Franceschini che ha continuato a confrontarsi con il pubblico.

Renato Curcio:
Altro nome che si accompagna alla fondazione delle Brigate Rosse è quello di Renato Curcio, formatosi nelle lotte del movimento studentesco. I primi approcci alla politica furono in direzione dell’estrema destra e solo in seguito maturò, insieme alla compagna Margherita Cagol, un’ideologia di estrema sinistra. Dopo avvenimenti come quelli di piazza Fontana, la decisione di passare alla lotta armata era sempre più convincente fino alla fondazione delle BR.

Cosa fanno oggi Alberto Franceschini e Renato Curcio?

Alberto Franceschini dopo la fine della detenzione ha lavorato presso l’Arci a Roma come dirigente di una cooperativa a sostegno di tossici dipendenti, carcerati, immigrati e minori. “Non siamo persone qualunque. Dobbiamo rendere conto alla gente di quanto è accaduto”, ha detto in un’intervista e con questo spirito ha continuato a rilasciare interviste e ha scritto diversi libri sull’argomento, tra cui ‘Che cosa sono le BR’.

Incalzato dal giornalista sullo scopo della sua vita, Franceschini ha negato di aver provato un sentimento come di sconfitta o di aver buttato la propria vita. Senza la violenza armata probabilmente sarebbe stato un ingegnere in pensione, infatti ha studiato ingegneria meccanica. Una vita alternativa però l’ha immaginava a Cuba.

Renato Curcio non appena ottenuta la semilibertà riceve un’offerta come giornalista, ma declina. Nel 1994 con la sua cooperativa pubblica ‘Princesa’, autobiografia scritta a quattro mani da Fernanda Farias De Albuquerque e l’ex brigatista Maurizio Iannelli. Scarcerato nel 1998 Curcio non ha mai rinnegato il proprio passato, ma si è posto come interlocutore culturale, storico e politico.

Oggi scrive e cura libri sul mondo del lavoro, sulla condizione carceraria, come sugli stati alterati di coscienza della reclusione. Recentemente, svolgendo attività di sociologo, ha intrapreso pubblicazioni sulla società moderna e l’egemonia digitale.

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