Addio al reso gratuito per acquisti online: quali sono le aziende che cambiano le regole

29 Agosto 2022 - 23:06

30 Agosto 2022 - 10:36

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Cambiano le regole per il reso degli acquisti online. Nel Regno Unito si sperimenta l’addio al reso gratuito. Ecco come funziona e quali sono i brand che faranno pagare il reso.

Addio al reso gratuito per acquisti online: quali sono le aziende che cambiano le regole

Grandi aziende di moda stanno cambiando le proprie regole e dicono addio al reso gratuito per gli acquisti online di vestiti e accessori. Nel Regno Unito è un processo già iniziato e da qualche mese i brand del gruppo spagnolo Inditex, per esempio - il gruppo che racchiude Zara, Bershka, Pull and Bear e H&M solo per fare alcuni nomi - hanno iniziato a chiedere un contributo fisso per il ritiro nei punti di raccolta o a domicilio.

Non si tratta di una spesa elevata, ma la politica intrapresa ha lo scopo quantomeno di limitare lo spreco di vestiti e il danno ambientale. Inoltre il costo delle operazioni di reso sono alti perché richiedono un’organizzazione extra e la distruzione degli abiti.

Tale decisione potrebbe avere un effetto positivo nel comportamento dei clienti. Il costo di 2 sterline nel Regno Unito potrebbe diminuire l’utilizzo della spunta del reso e rendere più coscienziosi i clienti, soprattutto giovani, che hanno iniziato a sfruttare il reso gratuito per provare gli abiti o utilizzarli per un breve tempo prima di mandarli indietro.

Ecco quali sono le aziende che hanno cambiato le proprie regole e in che modo funzionerà il reso.

Addio al reso gratuito: quanto si paga e come funziona

I resi gratuiti per i clienti sono un costo per le aziende. Al momento i resi continuano a essere gratuiti nella maggior parte dei Paesi e per molte aziende. L’iniziativa si sta invece sperimentando nel Regno Unito, dove diversi marchi hanno deciso di introdurre un contributo fisso di circa 2 sterline per il cliente che decide di fare il reso di uno più abiti o accessori acquistati sul sito online. Sarà ancora possibile cambiare la merce al negozio senza spendere nulla.

La fast fashion, criticata proprio per il suo impatto ambientale, ha deciso di cambiare le regole. Il cambiamento deriva da una scelta di immagine, proprio per le critiche ai consumi e agli scarti di questo genere di industria, ma anche per un risparmio economico. Infatti le aziende come Zara, Asos o Uniqlo non sono più costrette a gettare un numero elevato di abiti provati e poi resi gratuitamente.

L’obiettivo, inserendo la dicitura del costo fisso di 2 sterline, è quello di ridurre tale comportamento del cliente. Per il resto la funzione rimane la stessa: sarà possibile acquistare online, provare gli abiti e restituirli, ma pagando una piccola cifra.

Addio al reso gratuito: la motivazione

Proprio a causa del reso gratuito sono molti i clienti che acquistano più colori e taglie rispetto a quelli che poi hanno intenzione di tenere. È diventato un fenomeno sempre più evidente quando sui social è diventato virale scartare pacchi provenienti dagli acquisti online o fare foto sfruttando capi per poi restituirli gratuitamente.

Tutto questo non ha un impatto solo economico sull’azienda, ma anche sull’ambiente. Infatti ogni reso ha un impatto come impronta carbonica (carbon footprint) per via dello spostamento di un mezzo che fisicamente deve raggiungere l’abitazione o il punto di raccolta. Inoltre, c’è anche un impatto ambientale dato dalla combustione dei rifiuti. Infatti è bene sapere che un abito restituito è quasi sempre un abito da scartare, che non finisce in discarica o torna al negozio, ma viene bruciato.

Si aggiunge al conto del danno ambientale anche l’imballaggio extra, come i sacchetti di plastica, le scatole di cartone e il materiale per l’imballaggio. Il danno economico e il danno ambientale vengono così evitati con una decisione che non sembra troppo invasiva. Le 2 sterline di contributo fisso per la restituzione di un capo di un accessorio possono fare la differenza sul comportamento dei clienti. Se questa politica sul reso dovesse prendere piede anche per tutti gli altri e-commerce, l’impatto positivo sull’ambiente diventerebbe davvero notevole.

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