Addio agli occhiali smart in ristoranti e locali? Tutto sul divieto

Emanuela Ceccarelli

5 Settembre 2026 - 17:22

Gli smart glasses finiscono nel mirino di ristoranti e autorità europee: ecco dove sono già vietati e perché preoccupa sempre di più la violazione della privacy.

Addio agli occhiali smart in ristoranti e locali? Tutto sul divieto

Il Big Brother non è più soltanto un’entità che ci osserva dall’alto, potrebbe essere la persona seduta al tavolo accanto. Con l’aumentare dei progressi tecnologici, la società distopica immaginata da George Orwell ci appare sempre meno lontana. Lo smartphone è diventato quasi un’estensione del braccio, pronto a catturare un momento, un paesaggio e persino un piatto di pasta al ristorante. Abbiamo imparato a riconoscere la gestualità legata a queste azioni, così come abbiamo imparato a evitare l’obiettivo per proteggere la propria privacy ed evitare di finire nella galleria di uno sconosciuto o sui suoi canali social.

Tuttavia, l’evoluzione dei dispositivi indossabili dotati di intelligenza artificiale e di micro-obiettivi integrati direttamente nella montatura rende difficile capire se una persona stia utilizzando effettivamente la videocamera. Chi indossa questi dispositivi potrebbe potenzialmente registrare conversazioni, dettagli dell’ambiente e persone senza destare particolare sospetto.

Se nel 2010, quando è stato lanciato Instagram, uno strumento simile avrebbe probabilmente affascinato le masse, la crescente consapevolezza sulla protezione della privacy e sui rischi della rete sta creando non poche resistenze verso gli occhiali smart.

Perché ristoranti, pub e discoteche stanno vietando i Meta Glasses?

Il fattore interessante dietro le restrizioni nei confronti dei Meta Glasses è che i primi limiti non stanno nascendo a livello istituzionale. È stata proprio l’iniziativa autonoma di numerosi gestori di pub e ristoranti a scatenare il dibattito sugli occhiali smart.

Nel Regno Unito, celebri catene di pub come Wetherspoons o club come Soho House hanno deciso di applicare regole più restrittive sull’utilizzo di dispositivi capaci di effettuare registrazioni. Gli avventori che indossano dispositivi con fotocamere integrate possono essere invitati a spegnere la funzione di registrazione o a rimuovere l’accessorio prima di accomodarsi ai tavoli. La questione è arrivata anche negli Stati Uniti, dove molti locali come il Basement di New York hanno imposto il divieto assoluto di ingresso a chi indossa montature digitali.

L’obiettivo comune di tutti gli esercenti è quello di preservare la spontaneità dei clienti e tutelare il personale di sala da forme di sorveglianza discreta e potenzialmente lesive del diritto alla riservatezza.

Telecamera, riconoscimento facciale e privacy: cosa rischiamo davvero al ristorante?

Tra le montature digitali più conosciute e diffuse troviamo i Ray-Ban Meta, la cui telecamera è accompagnata da un LED pensato proprio per segnalare quando è in corso una registrazione. Tuttavia, l’indicatore è molto piccolo e potrebbe non essere immediatamente visibile a chi si trova nelle vicinanze e risultano possibili modifiche fai-da-te finalizzate proprio all’eliminazione di questo segnale.

La difficoltà nell’identificare una ripresa in corso è solo una parte del problema. A sollevare forti preoccupazioni è soprattutto l’integrazione tra l’hardware visivo e i sistemi di elaborazione tramite IA. I timori spaziano dalla capacità dei dispositivi di elaborare immagini e informazioni relative all’ambiente circostante senza che le persone presenti ne siano consapevoli, fino alle possibili applicazioni del riconoscimento facciale. Quest’ultima tecnologia, se utilizzata in determinati contesti, potrebbe infatti consentire di identificare le persone riprese, sollevando interrogativi particolarmente delicati sul trattamento dei dati biometrici e sulla privacy.

Unione Europea, le mosse di Germania, Francia e Norvegia

Il dibattito sui Meta Glasses ha raggiunto anche le autorità e gli organismi europei che si occupano di protezione dei dati e della privacy. In Germania, per esempio, una denuncia presentata da HateAid ha sollevato dubbi sulla compatibilità di alcuni smart glasses con le norme sulla privacy. Anche in questo caso, il riferimento riguarda la possibilità di effettuare registrazioni senza che le persone riprese ne siano consapevoli. La Bundesnetzagentur ha tuttavia chiarito che il possesso, l’importazione e la vendita di questi dispositivi non sono vietati fintanto che la funzione di registrazione è chiaramente riconoscibile, anche attraverso un indicatore luminoso.

In Francia, la Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL) ha messo in guardia dalla possibilità che gli smart glasses producano una forma di vigilanza difficilmente percepibile. L’attenzione è rivolta soprattutto ai rischi derivanti dalla capacità di questi dispositivi di raccogliere immagini e altre informazioni in contesti nei quali le persone potrebbero non essere consapevoli della registrazione. Più severa la posizione della Norvegia, dove il governo sta valutando una regolamentazione rigida degli degli smart glasses. Tra le ipotesi considerate rientrano anche restrizioni relative a funzioni particolarmente delicate, come il riconoscimento facciale negli spazi pubblici.

Oltre le telecamere: le potenzialità degli smart glasses

Le crescenti preoccupazioni verso gli smart glasses rischiano di ridurli a semplici strumenti di ripresa, trascurandone l’enorme potenziale pratico. Al ristorante, per esempio, potrebbero tradurre facilmente un menu in lingua straniera oppure aiutare nella consultazione del menu una persona non vedente, rendendo questi dispositivi preziosi alleati per l’accessibilità.

Al tempo stesso, le prospettive professionali sono estremamente promettenti, anche nel campo della didattica e dell’addestramento in moltissimi settori. Una registrazione effettuata dal punto di vista di chi indossa gli occhiali, per esempio, potrebbe essere utilizzata per mostrare procedure, tecniche e attività in modo molto più immersivo rispetto a una ripresa tradizionale.

È proprio questa spiccata versatilità a rendere complesso stabilire un confine netto. La sfida del futuro dovrà superare lo scoglio tra l’accoglienza e il divieto assoluto di questi strumenti, cercando di trovare il giusto equilibrio tra l’innegabile potenzialità di questa tecnologia con il diritto di chi ci circonda a non essere ripreso o analizzato senza consenso.

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