Uno dei miei professori di tanto tempo fa – non un economista e nemmeno un politico conservatore – diceva spesso che Adam Smith era semplicemente più profondo e interessante di molti suoi critici, i quali spesso cercano di ridurlo a una caricatura del fondamentalismo del libero mercato.
Ad esempio, ho sentito critiche (poco informate) secondo cui Smith ritiene che tutti vogliano comprare e vendere, mentre alcune persone preferirebbero invece dominare e prendere. Paolo Santori affronta questo aspetto del pensiero di Smith nel suo articolo Domination vs. Persuasion: The Role of Libido Dominandi in Adam Smith’s Thought (The Review of Politics, 2025, pp. 1–18).
Santori sembra preferire l’espressione latina libido dominandi, ma, come sottolinea, Smith parla di “amore per il dominio” e “amore per il comando”. Ecco cosa scrive Smith sul desiderio di dominare, nel contesto dei padroni che vogliono soggiogare gli schiavi, ne La Ricchezza delle Nazioni (Libro III, Capitolo 2). Smith scrive:
L’esperienza di tutte le epoche e di tutte le nazioni, credo, dimostra che il lavoro svolto dagli schiavi, sebbene sembri costare solo il loro mantenimento, è alla fine il più caro di tutti. Una persona che non può acquisire alcuna proprietà non ha altro interesse se non mangiare il più possibile e lavorare il meno possibile. Qualsiasi lavoro svolga al di là di quanto necessario per garantirsi il proprio mantenimento può essere ottenuto da lui solo con la violenza, e non per un suo interesse personale. Nell’antica Italia, sia Plinio che Columella notarono quanto la coltivazione del grano fosse decaduta e divenuta poco redditizia per i padroni quando era gestita da schiavi. Ai tempi di Aristotele, in Grecia non era andata molto meglio…
L’orgoglio dell’uomo lo porta ad amare il dominio, e nulla lo mortifica tanto quanto essere costretto a persuadere i suoi inferiori. Ovunque la legge lo permetta e la natura del lavoro lo consenta, quindi, egli preferirà generalmente il servizio degli schiavi a quello degli uomini liberi. La coltivazione dello zucchero e del tabacco può permettersi la spesa della schiavitù. La coltivazione del grano, a quanto pare, nei tempi attuali, no. Nelle colonie inglesi, dove il principale prodotto è il grano, la maggior parte del lavoro è svolto da uomini liberi… Nelle nostre colonie dello zucchero, al contrario, tutto il lavoro è svolto dagli schiavi, e nelle colonie del tabacco una grandissima parte. I profitti di una piantagione di zucchero nelle nostre colonie delle Indie Occidentali sono generalmente molto più alti di qualsiasi altra coltivazione conosciuta in Europa o in America; e i profitti di una piantagione di tabacco, sebbene inferiori a quelli dello zucchero, sono superiori a quelli del grano, come già osservato. Entrambe possono permettersi la spesa del lavoro servile, ma lo zucchero lo sostiene ancora meglio del tabacco. Di conseguenza, il numero di neri è molto più elevato, in proporzione ai bianchi, nelle nostre colonie dello zucchero rispetto a quelle del tabacco.
Santori traccia il concetto di “amore per il dominio” attraverso altre opere di Smith, come Teoria dei Sentimenti Morali e le Lezioni sulla Giurisprudenza. Egli sostiene che alcuni studiosi abbiano interpretato l’“orgoglio” di cui parla Smith come una sorta di vanità o desiderio di riconoscimento da parte degli altri.
Santori propone invece un’interpretazione più convincente, considerando l’“orgoglio” in questo contesto come un peccato. Egli cita Smith in Teoria dei Sentimenti Morali:
L’uomo orgoglioso non si sente sempre a suo agio in compagnia dei suoi pari, e ancor meno in quella dei suoi superiori.
Santori sostiene che questo tipo di orgoglio si traduce in un piacere nel non dover perdere tempo o energie per persuadere o ottenere consenso. Infatti, questo “amore per il dominio” è così forte, secondo Smith, che coloro che possiedono schiavi sono disposti a rinunciare a parte dei benefici materiali che potrebbero ottenere assumendo lavoratori liberi.
In questa parte de La Ricchezza delle Nazioni, Smith discute la transizione storica dalla società feudale a quella commerciale. In questo contesto, Santori afferma:
Leggiamo nelle Lezioni sulla Giurisprudenza (LJ) e in La Ricchezza delle Nazioni (WN) che l’amore per il dominio da parte dei padroni è ciò che renderà perpetua la schiavitù o la servitù, in contrasto con il loro vero interesse economico, che sarebbe meglio servito dal lavoro degli uomini liberi. … Smith sosteneva che l’emergere della società commerciale europea, fondata sugli scambi di libero mercato tra individui basati sulla persuasione, abbia marginalizzato e indebolito la libido dominandi. Tuttavia, egli sapeva che la società commerciale non poteva eliminare del tutto questa pulsione e che, ogni volta che le condizioni socioeconomiche lo permettono, gli esseri umani cercheranno di dominarsi a vicenda. Egli lo vide nelle colonie e in alcuni mercati specifici (come quelli dei minatori di carbone e dei salatori).
Per Smith, la società commerciale rappresenta un modo più maturo di concepire la vita in comune e la società civile. Al contrario, l’amore per il dominio esprime un atteggiamento infantile, un desiderio di ottenere tutto senza sforzo. Gli esseri umani possono fiorire solo quando imparano a vivere in una società in cui non possono imporre i propri obiettivi agli altri, ma devono invece confrontarsi con le finalità e le opinioni altrui, in relazioni basate sulla persuasione anziché sulla dominazione. La vita adulta in una società commerciale richiede qualcosa di meglio dell’amore per il dominio. Qui sto ampliando il ragionamento di Smith, ma spero di essere rimasto fedele al suo spirito.
Una critica comune ai cosiddetti “mercati liberi” è che a volte non sembrano affatto “liberi”, come quando arriva il momento di andare a lavorare al mattino o di pagare le bollette. Inoltre, le gerarchie all’interno delle imprese e dei mercati offrono comunque margine per coloro che “amano dominare” per esercitare questo desiderio. Ma l’“amore per il dominio” non scompare nei paesi dove i mercati e la politica non sono liberi – e anzi, può manifestarsi in modi ancora più ripugnanti.
Questo articolo è ripreso e tradotto da Conversable Economist.