Accise sul diesel: ecco cosa succede davvero

Raphael Raduzzi

5 Ottobre 2024 - 06:32

Cosa c’è di vero sul piano del governo italiano di aumentare le accise sul diesel (che sono già le più care d’Europa).

Accise sul diesel: ecco cosa succede davvero

È da poco stato pubblicato il piano strutturale di bilancio di medio termine. Parolone che indica l’ennesimo piano burocratico previsto dal nuovo patto di stabilità.

Ciò che lo differenzia dal passato è il suo carattere, appunto, a medio periodo: 2025-2029 (con previsioni ed impegni addirittura fino al 2031). E pur essendo un documento che a livello politico delinea delle tendenze e delle linee guida, ha già fatto discutere molto.

In primis per un possibile aumento delle accise sul diesel. Già perché nel documento si prevede proprio ‘utilizzare il riordino delle spese fiscali (tax expenditures) in determinati ambiti di tassazione, come l’allineamento delle aliquote delle accise per diesel e benzina’. Una stangata da oltre 200 euro l’anno a famiglia secondo Confesercenti. Data la polemica montante, il governo è corso ai ripari e ribadendo che non vi sarà mai alcun aumento, al massimo si potrebbe valutare un allineamento tra le due accise abbassando quella della benzina ed aumentado quella sul gasolio. La prima, ad oggi, è pari a 73 centesimi (superato solo da Olanda e Germania) mentre per il diesel si parla di 62 centesimi, il costo più alto in Europa. Ma anche questa soluzione implicherebbe implicitamente una maggior tassazione per gli italiani di almeno un paio di miliardi, dato che le vetture a gasolio sono circa il triplo di quelle a benzina.

Inoltre, i dubbi sono leciti in quest’ambito: Giorgia Meloni in campagna elettorale – come molti del resto – si era scagliata a più riprese contro le famigerate accise, promettendone una riduzione. Invece tra i primi atti del governo fu proprio quello di togliere gli sconti applicati dal governo Draghi per la crisi energetica. Prima riducendo lo ‘sconto’ da 30,5 cent/litro a 18,3 cent/litro nel novembre 2022, poi ripristinandole per intero a partire dal 1 gennaio 2023. Insomma, ribadiamo, dubbi sulle dichiarazioni governative che hanno un senso.

A maggior ragione perché il nuovo piano strutturale non è stato scritto su Marte, ma dai tecnici del Ministro Giorgetti. Lo stesso che giusto ieri parlava letteralmente di ‘sacrifici per tutti in legge di bilancio.

Ed infatti, a leggere qualche numero si scopre che già per il 2025 è previsto il ritorno del surplus primario di bilancio. Ciò significa, che in un contesto di nuovo taglio dei tassi di interesse, al netto della spesa prevista per gli stessi dal nostro paese, le entrate dovranno superare le uscite di bilancio. E se consideriamo il rallentamento economico che porterà la crescita del PIL sicuramente sotto il punto percentuale possiamo ben comprendere le parole di Giorgetti. Sarà di nuovo austerità, rimane da capire se per farla si toccheranno effettivamente le accise o meno.