“Eliminare del tutto le elezioni”.
L’ennesima Finestra di Overton ci viene offerta dal New York Times, con un editoriale a firma di Adam Grant che auspica apertamente l’eliminazione delle elezioni.
Per Grant, la cosa migliore per la democrazia, sarebbe infatti abolire le elezioni: «I funzionari hanno lavorato duramente per salvaguardare le elezioni e assicurare ai cittadini la loro integrità. Ma se vogliamo che le cariche pubbliche siano integre, forse sarebbe meglio».
L’autore mette subito le mani avanti e per difendersi dalle accuse di essere “antidemocratico”, tira in ballo l’esempio ateniese: “Gli antichi greci inventarono la democrazia e ad Atene molti funzionari governativi furono selezionati tramite sorteggio, una lotteria casuale da un pool di candidati. Negli Stati Uniti utilizziamo già una versione di una lotteria per selezionare i giurati. E se facessimo lo stesso con sindaci, governatori, legislatori, giudici e persino presidenti?”.
E aggiunge: “Le persone si aspettano che i leader scelti a caso siano meno efficaci di quelli scelti sistematicamente. Ma in numerosi esperimenti condotti dallo psicologo Alexander Haslam, è vero il contrario. I gruppi in realtà prendevano decisioni più intelligenti quando i leader venivano scelti in modo casuale rispetto a quando venivano eletti da un gruppo o scelti in base alle capacità di leadership”.
Insomma, per evitare risultati sgradite alle élite, rappresentate mediaticamente da quotidiani come il NYT, si ripropone, per gradi, seguendo proprio la Finestra di Overton, la cancellazione delle elezioni.
Che non si tratti di una boutade né di un caso isolato lo dimostra un altro articolo pubblicato su Atlantic, a firma di Jerusalem Demsas, dal titolo emblematico: “Americans vote too much”.
«Gli americani votano troppo», perché, quindi non sollevarli da questo peso?
Insomma, come nota anche Boni Castellane dalle colonne de La Verità, secondo la sinistra mondiale, le elezioni rappresenterebbero un rischio perché possono condurre a “istanze negative” (per le loro aspettative) e, in linea con le atmosfere orwelliane che si respirano a pieni polmoni negli ultimi anni, possiamo ben dire che la denominazione di “Democratici” suona come i tre slogan di 1984: “La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.
Ossia, più che democratici, dovrebbero chiamarsi «Antidemocratici».
Ormai, nessuna idea è più un tabù, e i DEM si fanno portavoce di un classismo sbandierato, un disgusto delle masse neppure mascherato, volto non solo a silenziare le voci divergenti, a cancellare diritti in nome di un Bene maggiore (c’è sempre un Bene maggiore in nome del quale imporre misure liberticide), ma ora anche a erodere uno degli ultimi diritti (e doveri) rimasti, il voto, per svuotare la democrazia rappresentativa.
Invece di fermarsi a riflettere sui veri motivi che hanno portato a fenomeni quali la disaffezione dell’elettorato, il fenomeno dell’astensionismo, l’acclamazione di leader populisti, si preferisce evitare un autoesame (è più facile e veloce) e incolpare di immaturità e ignoranza le masse: se queste non votano come le élite sperano, allora, il voto va semplicemente abolito. Ovviamente, lo si fa per loro, per «tutelarle», proteggerle da loro stesse.
Insomma, pensala come me e sarai libero, altrimenti ti cancelleremo.
Ora, la «censura costruttiva» non basta più e il prossimo passo che si affaccia sullo scenario delle democrazie occidentali è limitare l’accesso al voto e tagliare fuori dalla comunità i disallineati.
Un modo per vincere facile: abolire le elezioni. Ovviamente, per il Bene comune.