Sta avvenendo in queste ore il penoso recupero delle vittime dell’abbattimento del Boeing 777, volo MH-17, della Malaysia Airlines che, decollato da Amsterdam diretto a Kuala Lumpur, sarebbe stato colpito da un missile.
Mentre scriviamo inizia con lentezza esasperante il penoso recupero delle vittime dell’abbattimento del Boeing 777, volo MH-17, della Malaysia Airlines che, decollato da Skipol, un aeroporto nel cuore dell’Europa, sarebbe dovuto atterrare a Kuala Lumpur, capitale di una nazione che con l’Europa ha rapporti pacifici e costruttivi.
Le poche notizie che si vanno via confermando ci danno già un’idea abbastanza precisa dell’accaduto:
1. il velivolo volava in aerovia, cioè una rotta internazionalmente riconosciuta ed utilizzata come un’autostrada nel cielo; la sua quota al momento dell’evento era di circa 10000 metri (meglio 33000 piedi), la sua velocità era pari a circa 850/ 900 km/h;
2. per colpire un velivolo che vola a quelle quote e velocità è necessario un velivolo da caccia con armamento (missili o cannoni) oppure un missile terra-aria a media lunga gittata (100-200 km con una quota massima di 30000-40000 piedi). In entrambe le ipotesi si tratta di armamenti che richiedono personale altamente specializzato e addestrato, si parla cioè di sistemi complessi diversi dai semplici missili spalleggiabili che usualmente vengono usati da terroristi o forze scarsamente addestrate;
3. l’ipotesi del caccia è meno plausibile di quella di un missile terra-aria per la diversa potenza delle due armi;
4. i sistemi missilistici di cui parliamo, probabilmente quelli che la NATO chiama SA-17, sono dotati di apparati che consentono a chi li guida da terra di identificare e riconoscere velivoli di vario genere cioè se si tratti di un velivoli civile o militari;
5. probabilmente nella zona era in corso uno scontro tra forze opposte e quindi i sistemi antiaerei erano in stato di massima prontezza;
6. suona tragicomica la decisione delle agenzie europee per il controllo dello spazio aereo di vietare, dopo 298 morti (!?), il sorvolo di quelle aree.
Dal punto di vista delle responsabilità la più probabile sembra l’ipotesi di un errore di un reparto militare, uno dei “reggimenti antiaerei” eredità del sistema difensivo sovietico - non sappiamo ancora di quale parte o bandiera: separatisti filorussi oppure governo di Kiev o una parte di essi che operano nella zona e che già nei giorni scorsi avevano abbattuto elicotteri e velivoli militari.
Appare certo che i tentativi di fare ricadere tutte le responsabilità sulla Federazione Russa vanno prese con le molle. Le notizie diffuse con puntuale solerzia dagli USA circa la relazione cronologica tra la telefonata tra la Casa Bianca ed il Cremlino circa nuove sanzioni e l’evento nei cieli dell’Ucraina, hanno un valore più giustificativo e vagamente propagandistico. Di certo a Mosca si sapeva della presenza dei sistemi missilistici nell’area e dei rischi per velivoli civili che sorvolassero la zona. Ma analoghe informazioni erano in possesso degli apparati di sicurezza (cioè i servizi di informazione di tutti i paesi europei e degli USA).
Allora la domanda diventa diversa.
Dove si fermano le responsabilità per l’accaduto? Alle mani di un operatore missilista che preme il pulsante di sparo del SA-17 ritenendo di puntare ad un velivolo avversario, oppure a qualcun altro che in possesso delle informazioni non ha preso le dovute precauzioni? Con quale tipo di logica sono state adottate le decisioni che consentivano ai velivoli civili di sorvolare l’area alla quota minima di 10000 metri se esistevano rischi sulla presenza di sistemi in grado di superare tale quota?
Altri interrogativi emergono sul ruolo dell’Europa.
Può un’entità politica che rappresenta oltre 300 milioni di persone (e che è ora guidata dall’Italia) ammettere di non saper tutelare la salute dei suoi cittadini - almeno 175 dei morti sono europei (non solo olandesi o altro) ed è singolare che nessuno lo dica mentre si parla diffusamente dei 23 americani -, o la libera circolazione dei suoi cittadini? E cosa hanno fatto per la diffusione di queste informazioni e dei rischi connessi organizzazioni internazionali, in primis l’OSCE, che avrebbero il compito proprio di migliorare i livelli di sicurezza nell’area? E mentre rimbalzano notizie che gli USA parteciperanno alle indagini, che fa l’Europa?
Purtroppo nessuno, né i diplomatici impegnati nei tanti consessi internazionali, né i tecnici inviati ora a capire cosa sia avvenuto, renderà i loro cari alle famiglie dei 298 morti innocenti che sedevano ignari su un velivolo civile.