Windows: hai il sistema sul PC ma non lo usi? Secondo la Cassazione puoi chiedere il rimborso. Ecco come fare

Una sentenza della Cassazione rompe il monopolio Windows in Italia. Chiunque abbia Windows sul proprio PC e decida di non utilizzarlo potrà chiedere un risarcimento. I dettagli della sentenza e la modalità per chiedere il rimborso

Due giorni fa è arrivata una sentenza della Cassazione che sicuramente ha procurato più di un’indigestione negli uffici di Microsoft. Chiunque non usi il sistema Windows in dotazione sul proprio PC avrà diritto a chiedere un rimborso della licenza di proprietà sull’acquisto. La modalità di distribuzione del software rappresenta infatti un abuso di posizione dominante volto a realizzare un monopolio e che quindi viola le politiche di libera concorrenza.

Questo quanto stabilito da una storica sentenza della Corte di Cassazione pronunciata lo scorso 11 sette,bre. Il consumatore ha il diritto di scegliere liberamente quale software installare sul proprio PC. Per chiedere il rimborso basterà dunque rifiutare la licenza d’uso proposta all’avvio e iniziare le relative pratiche.

Una vera e propria rivoluzione tenendo conto del fatto che fino a pochi giorni fa, chiunque non utilizzasse il software era comunque costretto ad acquistarlo per via degli accordi di distribuzione tra le aziende produttrici dell’hardware e Microsoft.

Adesso però non sarà più così. Dopo le sanzioni comminate da antitrust continentali e americane, arriva la sentenza che pone fine alla questione.

In passato infatti erano stati molti gli istituti internazionali che avevano affermato la totale illegittimità delle modalità di vendita del sistema Windows, ma nessuno era riuscito a farci niente. Oggi invece finalmente qualcosa è cambiato.

La sentenza
Tutto è iniziato nel 2005, quando un consumatore di Firenze si era rivolto ai giudici per richiedere un rimborso all’HP, azienda produttrice del suo computer, a causa proprio delle licenze del software creato da Microsoft, da lui mai utilizzato.

La prima sentenza a favore del fiorentino era arrivata nel 2007, ma la squadra di avvocati dell’azienda di Redmond aveva immediatamente presentato ricorso, sostenendo che le componenti software e hardware fossero inscindibili per il funzionamento di un PC.

La tesi però non ha convinto il tribunale e la Cassazione si è nuovamente pronunciata a favore del consumatore. Da un lato infatti, sembra quasi impossibile separare le due parti per il funzionamento del computer, dall’altro però «il prodotto di una singola industria non può rappresentare un elemento imprescindibile per la diffusione di una attività condivisa.»

In altre parole: chiunque abbia scelto di utilizzare un software differente da oggi in poi potrà appellarsi a questa norma e chiedere un rimborso. Per farlo sarà sufficiente compilare un modulo scaricabile dal sito dell’ADUC e inviarlo alla casa di produzione del proprio PC.

Microsoft
In casa Microsoft non poteva arrivare notizia peggiore. Le società produttrici di hardware cui arriveranno le richieste di risarcimento infatti, potrebbero decidere di abbandonare la politica commerciale con Microsoft e optare per qualcosa di più conveniente. Un esempio? Preinstallare software gratuiti sui propri prodotti. Windows così non diventerebbe una scelta obbligata, ma un’opzione fra le tante. In questo momento non vorremmo essere nei panni di Bill Gates.

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