Viviamo più a lungo, ma non meglio. Il paradosso della longevità italiana

Alberto De Pasquale

18/02/2026

Nel 2025 l’età mediana si è alzata a 49,1 anni e dal 2015 a oggi l’invecchiamento della popolazione è stato tra i più rapidi dell’Ue.

Viviamo più a lungo, ma non meglio. Il paradosso della longevità italiana

Che non fosse un Paese per giovani è risaputo. Ma il quadro già non esaltante della nostra condizione demografica si complica ulteriormente nella consapevolezza che l’Italia ha avuto uno dei tassi di invecchiamento più rapidi dell’ultimo decennio.

Come noto, è una delle nazioni più anziane del mondo. Esclusi piccoli Stati e altri territori (Andorra, Monaco, Saint-Pierre e Miquelon), il primato mondiale è del Giappone, mentre all’Italia spetta quello europeo. Nessun altro Paese Ue ha un’età mediana così elevata. Ma c’è dell’altro: in pochi stanno invecchiando al nostro stesso ritmo. In Europa c’è invece chi riesce a mantenere la popolazione più giovane, ma non sempre grazie alle nuove nascite.

Età mediana da record

Come segnala Eurostat, nel 2025 l’età mediana in Italia è stata di 49,1 anni. A differenza dell’età media, ossia quella intermedia tra i valori molto bassi (i neonati) e quelli molto alti (i centenari), il dato mediano è più efficace a descrivere il grado di anzianità del Paese. Dividendo la popolazione esattamente in due metà uguali – i più giovani da una parte, i più anziani dall’altra – rappresenta meglio cosa c’è al centro della distribuzione. Tra i grandi Paesi la Spagna ha un’età mediana di 45,8 anni, la Germania di 45,5 e la Francia di 42,8 (dato per ora provvisorio), a fronte di una media Ue di 44,9 anni (anche questo provvisorio). I più giovani di tutti sono i cittadini del Lussemburgo, con un’età mediana di 39,8 anni e dell’Irlanda, 39,6, soprattutto grazie al forte afflusso di lavoratori giovani e qualificati che mantiene basso questo valore.

Cosa è successo in dieci anni

Il dato “secco” dice sostanzialmente che oggi siamo i più vecchi in Europa. Eppure, appena dieci anni fa non era così. Nel 2015 era infatti la Germania la più anziana in Ue, con un’età mediana di 45,9 anni: certo, l’Italia era comunque di poco dietro (45,2 anni), ma è interessante capire come è avvenuto il “sorpasso”. Dal 2015 a oggi l’età mediana degli europei è cresciuta di 2,1 anni, mentre nel caso dell’Italia è aumentata di 3,9 anni, ossia quasi del doppio: anche in questo caso si tratta di un record quasi assoluto, perché a fare peggio sono stati soltanto Cipro e Slovacchia, con un’età mediana in aumento di quattro anni per ciascuno.

In Germania c’è il fattore immigrazione

Discorso totalmente diverso per la Germania che, nonostante resti uno dei Paesi più anziani d’Europa, di fatto è stata l’unica insieme a Malta a ridurre l’età mediana nell’ultimo decennio, di circa 0,4 anni, complice l’immigrazione. Nel caso dell’Italia, secondo le più recenti previsioni demografiche Istat, l’invecchiamento della popolazione è invece destinato a rafforzarsi ulteriormente e «nonostante il positivo apporto delle migrazioni con l’estero».

Le previsioni per il 2050

Oltre all’invecchiamento, c’è la questione del declino demografico. Siamo tra i Paesi Ue con la più bassa quota di popolazione sotto i 19 anni (16,9% contro una media Ue del 19,8%) e le nascite diminuiscono anno dopo anno. Invertire la tendenza non pare un’ipotesi verosimile e l’Italia sembra avviata a essere un Paese sempre più anziano e anche con una popolazione in contrazione. Oggi i residenti sono circa 59 milioni, ma entro il 2050 dovrebbero scendere a 54,7 milioni: meno italiani, più anziani. Oggi gli over 65 rappresentano circa il 24,3% della popolazione e, stando alle proiezioni, nei prossimi venticinque anni saliranno a oltre un terzo della popolazione complessiva (34,6%), mentre gli under 65 saranno poco più di metà (54,3%).

Proiezione popolazione italiana al 2050 Proiezione popolazione italiana al 2050 Popolazione italiana per classe d'età nel 2024 e previsioni per il 2050

Cresce la speranza di vita

L’aumento dell’età mediana è chiaramente legato alla crescita della speranza di vita, mai stata così alta come negli ultimi anni. Sempre secondo Eurostat (dati preliminari del 2024), l’aspettativa di vita a livello Ue è di 81,7 anni, mentre nel caso di Italia e Svezia è di 84,1 anni. Negli ultimi quarant’anni la durata di vita prevista è aumentata un po’ ovunque in Europa e particolarmente in Italia: basti pensare che nel 1985 era di 75,6 anni. Se si allunga la vita, è anche vero che non c’è garanzia di vivere più anni senza malattie o acciacchi: mentre cresce la speranza di vita nel complesso, si è infatti leggermente ridotta la speranza di vita in buona salute, che nel 2024 è risultata ancora sotto il periodo pre-Covid.

Le incognite sull’invecchiamento

Come segnalato in passato anche dall’Istituto Superiore di Sanità, «negli ultimi cinquant’anni l’invecchiamento della popolazione italiana è stato uno dei più rapidi tra i Paesi maggiormente sviluppati». Da un lato ci sono «il crescente miglioramento delle condizioni di vita e i progressi della medicina», dall’altro anche qualche rischio qualora non si provveda a «urgenti interventi di politica sanitaria che investano la ricerca, l’assistenza e il benessere degli anziani, tenendo in considerazione l’evoluzione del concetto stesso di invecchiamento». Tra patologie croniche o gravi limitazioni nelle attività quotidiane, soltanto poco più di metà degli over 74 può considerarsi realmente in buona salute e in grado di godere appieno di un’aspettativa di vita in crescita.

Fonti