Venezuela, Maduro crea un nuovo “Parlamento” per mantenere il chavismo al potere

Rosy Merola

17 Dicembre 2015 - 16:26

Dopo la sconfitta elettorale del 6 dicembre, il presidente venezuelano Maduro e il chavismo vanno all’azione, creando un nuovo Parlamento nazionale comunitario.

Venezuela, Maduro crea un nuovo “Parlamento” per mantenere il chavismo al potere

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha deciso di dare vita ad un inedito Parlamento nazionale comunitario. Così, dopo la cocente sconfitta delle elezioni del 6 dicembre – in cui l’opposizione ha ottenuto più dei due terzi dei seggi in Parlamento –, il chavismo fa la sua prima mossa al fine di mantenere il potere. Infatti, come già era stato anticipato, solo chi non conosce realmente le dinamiche interne al Venezuela, può pensare che una sconfitta elettorale sia sufficiente per sancire una nuova era.

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Una decisione che è stata presa il 15 dicembre – ultimo giorno ufficiale della legislatura 2011-2016 –, in vista dell’insediamento del neo eletto Parlamento, che entrerà in carica il 5 gennaio. Segno della corsa contro il tempo del governo Maduro, al fine di conservare il potere. Così, il numero due dell’esecutivo, Diosdado Cabello – senza preavviso –, ha assunto le redini del nuovo Parlamento nazionale comunitario. Quest’ultimo, stando a quanto sostenuto dal presidente venezuelano Maduro, dovrebbe essere un organo a cui verrà attribuito tutto il potere e che avrà un meccanismo legislativo dal “basso”.

Parlamento nazionale comunitario, cos’è?
Il “Potere Popolare” – definito come «il pieno esercizio della sovranità da parte del popolo» –, rappresenta il sogno politico perseguito da Hugo Chavez. Disegno che non è previsto dalla Costituzione, ma che ha una sua legge e un ministero. In tale contesto si inserisce il sopraindicato Parlamento nazionale comunitario, il quale dovrebbe essere – in linea teorica – l’istituzione avente il compito di rappresentare il potere popolare.

Un organo istituzionale che, pur essendo rimasto lettera morta, era stato previsto nelle cinque leggi “orgánica de las comunas” (dall’articolo 21: «El Parlamento Comunal es la máxima instancia del autogobierno en la Comuna; y sus decisiones se expresan mediante la aprobación de normativas para la regulación de la vida social y comunitaria, coadyuvar con el orden público, la convivencia, la primacía del interés colectivo sobre el interés particular y la defensa de los derechos humanos, así como en actos de gobierno sobre los aspectos de planificación, coordinación y ejecución de planes y proyectos en el ámbito de la Comuna»), volute – nel dicembre 2010 – dall’allora presidente Chavez. Tuttavia, insieme alle altre disposizioni in tal senso previste, il parlamento comunitario è rimasto una mera dichiarazione di intenti, senza effetti pratici.

Azioni e reazioni al parlamento “dal basso”
Nonostante il leader dell’opposizione e parte degli esponenti chavisti hanno minimizzato tale decisione, stando a quanto riportato dalla stampa, Maduro ha avvisato i militari di «tenersi pronti». Detto ciò, è palese che tale decisione del governo chavista fa parte di una strategia mirata a non riconosce la vittoria dell’opposizione nelle votazioni del 6 dicembre. Azione intrapresa, forse, nella prospettiva futura di trasferire i poteri dall’Assemblea Nazionale a questo nuovo ufficio. Tra le altre cose, il governo avrebbe anche intenzione di procedere all’impugnazione dell’elezioni – ritenute irregolari – di 26 deputati. Tutto ciò con l’obiettivo di impedire che la maggioranza qualificata possa legiferare in Parlamento in maniera contraria, ovviamente, ai principi del modello economico chavista. Principi che, stando alle ultime reazioni da parte di alcuni suoi rappresentanti, cominciano a vacillare.

La coalizione dell’opposizione (la Mesa de la Unidad democrática, MUD) ha minimizzato l’annuncio, anche se ha evidenziato che occorrerà prendere delle precauzioni. Il segretario esecutivo del MUD, Jesus Torrealba, in sintesi, ha definito tale azione incostituzionale. «L’unico Parlamento che esiste in questo paese è l’Assemblea Nazionale», ha sottolineato il segretario del MUD, aggiungendo che il governo eletto lavorerà con la maggioranza qualificata di 112 parlamentari.

Incostituzionalità che, a sua volta, è stata respinta dal presidente dell’Assemblea Nazionale e vicepresidente del PSUV, Cabello. Quest’ultimo ha assicurato che, invece, l’inedito Parlamento comunitario è sostenuto dalla Costituzione. Nello specifico, dall’articolo 5 della Carta costituzionale, secondo cui gli “Organi dello Stato rappresentano la sovranità popolare e ad essa sono assoggettate”. In pratica, rifacendosi ai principi ispiratori del progetto politico di Chavez, ha rimarcato che il popolo è sovrano e che il Parlamento comunitario – che piaccia o meno –, sarà agli ordini e perseguirà gli interessi dei venezuelani. Chi si rifiuterà di accettare tali principi, si troverà ad assistere a delle ribellioni in strada. «Non dite poi che non vi avevo avvisati», ha concluso Cabello.

Così, mentre il governo Maduro – tra toni minacciosi e proposte varie – studia come agire al fine di non perdere il predominio, il coordinatore del MUD, Torrealba ha fatto sapere che non ha intenzione di rispondere alle provocazioni lanciate dal presidente venezuelano, perché troppo occupato a lavorare per il popolo e per le proposte che lui e il MUD intendono presentare all’Assemblea Nazionale, a partire dal 5 gennaio.

A tal proposito, Torrealba ha sottolineato che la Coalizione sarà al servizio delle esigenze sociali. In particolare, nel corso della prima sessione plenaria dell’Assemblea Nazionale, verrà presentata una legge affinché i venezuelani possano beneficiare dalle politiche sociali del Paese "senza che sia necessario essere vestiti di rosso, o appartenere ad un partito politico”. Un modus operandis, definito sempre da Torrealba, “immorale ed ingiusto”.

(Foto: El Pais)