Uno sguardo alla settimana: l’occidente in stand by.

Raffaele Guerra

14 Marzo 2012 - 13:53

Uno sguardo alla settimana: l’occidente in stand by.

«Se non abbiamo successo corriamo il rischio di fallire» - Dan Quayle

Lunedì è stato un inizio estremamente silenzioso alla settimana. I flussi erano leggeri, ma con una tendenza di rischio negativo, dal momento che il deficit commerciale cinese al livello più ampio dal 1989 ha aggiunto preoccupazioni circa un rallentamento della crescita globale. La realtà, però, è che ci ci sono state alcune distorsioni stagionali a causa dei festeggiamenti del Capodanno lunare, il che significa che dovremo attendere altri dati cinesi prima di poter dipingere un quadro preciso della crescita orientale. Dopo un deludente incontro alla Banca del Giappone durante la notte di ieri, in cui non sono state annunciate nuove misure di allentamento monetario, si è lasciato l’Occidente a guidare il sentiment e il flusso per il resto della giornata.

I leader della zona euro hanno dato il via libera al piano di salvataggio greco lunedì scorso a seguito della raccomandazione del FMI per sanzionare un prestito di 28 miliardi di euro come parte del pacchetto. Ma nonostante i mesi di duro lavoro e l’impegno di una quantità enorme di fondi sovrani dell’eurozona colleghi, il FMI e gli investitori privati, le nuovie obbligazioni greche a lungo termine, hanno aperto ieri con uno sconto di oltre il 75%, vale a dire in un altro default!

Oltre a questo, le richieste dall’Eurogruppo per ulteriori misure di riduzione del deficit in Spagna - oltre all’evidenza empirica che l’Italia è in recessione tecnica - evidenziano il fatto che i problemi della zona euro non sono certo finiti. Le elezioni francesi e greche aggiungono un rischio politico per quanto riguarda i problemi della zona euro, e i prezzi del petrolio non aiutano la necessaria ricerca della crescita.

«La sfida più grande per l’Europa è di uscire dalla trappola del debito» - Angela Merkel

In termini FX, vedo questo come un abbandono dell’euro. Tuttavia il posizionamento di mercato è probabilmente a breve, quindi è improbabile che sia a senso unico un movimento ceteris paribus. Il caso del dollaro, tuttavia, è anch’esso confuso. Si è discusso circa la diffusa (almeno relativa) forza dell’economia statunitense, tuttavia, il miglioramento della situazione non ha generato per gli Stati Uniti rendimenti superiori, almeno non ancora in modo significativo. Il fatto che i differenziali di rendimento si siano mossi in favore del dollaro sono stati più di una funzione di tassi in discesa altrove. Se combiniamo questo con il fatto che la forza del dollaro USA è stato evidente, si potrebbe sostenere che la correlazione del dollaro statunitense con il rischio rimane negativa.

Qualsiasi ulteriore accettazione della forza della ripresa economica da parte del FOMC potrebbe potenzialmente avere un notevole impatto positivo sul dollaro statunitense, rimuovendo la probabilità del QE3. Anche qualsiasi forma di chiarimento della linguaggio da ’lungo periodo’ può avere un impatto simile.

In Giappone, mentre nessun nuovo allentamento monetario è stato emanato dalla riunione della banca centrale, sta diventando sempre più chiaro che un indebolimento dello yen è una conseguenza voluta, dal governo e dalla banca centrale nella lotta contro la deflazione. Le configurazioni stagionali indicano un potenziale incremento nella domanda di yen entro la fine fine dell’anno fiscale giapponese questo mese. Al di di questo però, la storia del deprezzamento dello yen potrebbe benissimo estendersi in modo sostanziale. Qualsiasi mossa al rialzo per i tassi del dollaro, in particolare un aumento del tasso biennale al di sopra dello 0,35%, potrebbe ulteriormente aggiungere peso al declino dello yen.

Articolo di Neil Staines, pubblicato su Tradingfloor.com - Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it.