Una classica “Pin Bar” in trend fa volare il Nasdaq

Come lavorare una tipica «Pin Bar» in trend, sfruttando contestualmente la presenza di un falso break-out

Una classica “Pin Bar” in trend fa volare il Nasdaq

Le tendenze del mercato molto solide, che si protraggono per settimane, mesi o addirittura anni, sono senza dubbio le più interessanti da lavorare sia in un’ottica di swing trading sia di position trading. Offrono al trader l’opportunità di sfruttare movimenti direzionali del prezzo, con un rapporto rischio/beneficio per gli swing trades che può superare 1:3 o 1:4.

Oggi andiamo a visualizzare un esempio di trend rialzista direzionale sull’indice azionario a stelle e strisce Nasdaq (esaminato tramite un CFD sul future), che a fine agosto 2017 ha toccato nuovi massimi storici poco sopra area 6.000 punti e poi iniziato una breve fase lateral-ribassista correttiva. La solida pressione bullish di lungo termine è rimasta quasi sempre intatta, tanto da sfociare ben presto in un break-out esplosivo rialzista che ha aggiornato i record storici.

Dopo un paio di settimane circa si manifesta un tipico candlestick signal, molto caro ai price action traders: si tratta di una rejection candle, nella fattispecie una “Pin Bar” (etichetta che sembra essere stata data a questa tipologia di setup da Martin Pring), accompagnata da un fake-out. Tale falso break-out riguarda il minimo di una precedente rejection candle, che non era apparsa su un livello chiave del prezzo.

Questo è un punto importante: se vogliamo ottenere buone probabilità di successo, e magari evitare anche stop loss inutili nonostante la presenza di quello che potrebbe essere teoricamente un buon candlestick setup, è sempre meglio individuare il segnale di trading su una zona di supporto o resistenza del mercato.

Nell’esempio appena mostrato sul Nasdaq, la Pin Bar – e il contestuale fake-out – si è concretizzata su una swing area / event area del trend rialzista in corso. E’ una swing area in quanto è avvenuto lo scambio di ruoli tra resistenza e supporto, ma anche una event area (idea brillante del trader australiano Niall Fuller) in quanto questo hotspot ha visto anche il verificarsi di un importante break-out rialzista.

Una volta individuato il setup, bisogna applicare il piano di entrata e quello di uscita (ed è qualcosa che dovrebbe essere già stato stabilito in fase di redazione del trading plan). Il trigger point potrebbe benissimo essere il livello corrispondente al minimo della rejection candle / “Pin Bar” oggetto di fake-out oppure il 40/50% del range della candela di setup. Entrate di questo tipo (con ordini limit), che rientrano in uno stile più conservativo, tendono a favorire la realizzazione di trades con un rapporto risk/reward superiore ad entrate invece più aggressive, che in genere prevedono l’inserimento di ordini buy/sell stop (superamento del massimo o minimo della candela di setup, a seconda che sia un trade con implicazioni rialziste o ribassiste).

La decisione afferente all’adozione di uno stile di entrata conservativo o aggressivo varia da trader a trader, così come l’uscita dal mercato. In questo caso la maestria e l’esperienza sul campo possono fare la differenza tra un trader smaliziato e uno alle prime armi. Ad ogni modo bisogna sempre assicurarsi un rapporto rischio/rendimento minimo pari a 1:2 (e solo in via eccezionale un r/R ratio di 1:1,5).

Alla prossima pillola!

Nicola D’Antuono

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