Si riduce notevolmente la spesa statunitense per la difesa. Il pentagono ha infatti annunciato un taglio del budget complessivo da destinare alle spese belliche che implica il taglio di centomila unità dell’esercito e una drastica riduzione nell’acquisto di armi, con effetti considerevoli anche sull’industria bellica italiana.
La ristrutturazione della spesa militare ha portato il Pentagono ad annulare l’acquisizione del cargo C-27 J, realizzato dall’azienda italiana Alenia Aermacchi e integrato negli USA da L-3. E’ indubbiamente un duro colpo per l’industria della difesa italiana, che ha visto anche il caccia francese Dassault Rafale affermarsi contro l’EF 2000 Typhoon (portato a termine dal consorzio Eurofighter e partecipato dall’italiana Finmeccanica) nella gara per centoventisei jet destinati all’aeronautica indiana. L’M346 di Alenia Aermacchi potrebbe essere rifiutato dall’amministrazione statunitense a favore di velivoli USA, a causa della politica lanciata da Obama a favore del buy American, che ha già portato all’annullamento del progetto volto alla realizzazione di 23 nuovi elicotteri presidenziali, affidato all’Augusta Westland per un valore di sei miliardi e mezzo di dollari destinati a raddoppiare. Obama ha anche annullato la commessa miliardaria assegnata alla tedesca Eads per le nuove cisterne volanti.
Per Alenia Aermacchi la situazione si fa incerta negli USA anche a a causa del ritardo con cui Lockheed Martin e Pentagono vanno definendo le compensazioni industriali per la partecipazione dell’azienda italiana al programma F-35, volto alla realizzazione di centotrentuno velivoli; la somma dovrebbe ammontare a circa il 70% dell’intera commissione da quindicimila miliardi di euro.
Il taglio statunitense alla difesa, però, non riguarda solo l’investimento in nuove attrezzature belliche quanto l’intero sistema militare USA, con notevoli tagli di unità militari. Il segretario alla difesa Leon Panetta ha annunciato che il budget fiscale per l’anno 2013, che dovrebbe andare in vigore nel prossimo autunno, consiste in cinquecentoventicinque miliardi di dollari più 88,4 miliardi destinati a rifinanziare la missione militare in Afghanistan, che subirà nei prossimi mesi un taglio di personale da novatamila a sessantasettemila unità. Il risparmio che si registra sul fronte afghano è dunque considerevole per le casse statunitensi, confrontato con i centoventicinque miliardi di dollari stanziaiti nel 2012. Per quanto riguarda il bilancio complessivo, invece, il budget che la Difesa presenterà al Congresso ammonta a circa seicentoquattordici miliardi di dollari, segnando un risparmio del 9% rispetto ai seicentosettantuno miliardi del 2012.
Il programma della Difesa militare è di tagliare centomila unità nei prossimi cinque anni, soprattutto fra i due corpi U.S. Army e Marines, che avevano visto un incremento esponenziale delle unità nell’ultimo decennio a causa delle campagne belliche in Afghanistan e Iraq indette dall’amministrazione Bush. L’esercito perderà ottantamila militari, passando da cinquecentosettantamila a quattrocentonovantamila unità (un calo del 14%); mentre i Marines perderanno ventimila unità (il 10% del totale), scendendo da duecentoduemila a centottantaduemila. La riduzione del personale militare consentirà risparmi notevoli in un bilancio che stanzia centottantuno miliardi (un terzo del totale) per stipendi (centosette miliardi), assicurazione sanitaria (cinquanta miliardi) e previdenza pensionistica (ventiquattro miliardi).
Il taglio della spesa militare, per quanto coerente con il programma di governo del presidente Obama, si inserisce a pieno titolo nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali di novembre, dando un forte segnale di discontinuità con la politica di difesa portata avanti dall’amministrazione repubblicana di Bush. Il taglio della spesa, necessitato dalla situazione economica statunitense, non significa, però, una riduzione dell’impegno militare. Come ha dichiarato il Segretario Panetta, confermato dallo stesso presidente Obama, e come è stato ufficializzato nel documento Sustaining U.S. global leadership: priorities for 21st century defense, l’impegno bellico si sposta verso il Pacifico. Gli USA realizzaranno una nuova base di Marines in Australia, un nuovo scalo navale a Singapore e torneranno a schierare truppe nelle Filippine. I tagli alla difesa sono comunque considerevoli e, come ha fatto sapere Loren Thompson (consulente USA alla Difesa), preoccupano non poco le industrie belliche statunitensi ed europee.
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