USA: cresce la fuga precipitosa dal mercato azionario

Raffaele Guerra

7 Maggio 2012 - 11:46

USA: cresce la fuga precipitosa dal mercato azionario

Anche se le azioni americane hanno raddoppiato il loro prezzo negli ultimi tre anni, gli investitori grandi e piccoli continuano a voltare le spalle al mercato USA.
Il mercato azionario degli Stati Uniti, infatti, non solo non è riuscito a recuperare dopo la crisi finanziaria del 2008, ma ha continuato a cadere. Nel mese di aprile, i contratti medi giornalieri in titoli americani su tutti gli scambi sono stati pari a quasi la metà del loro picco nel 2008: 6.5 miliardi rispetto a 12,1 miliardi: a rivelarlo è Strategy Credit Suisse Trading.

Le ragioni del declino

Il declino è in netto contrasto con i precedenti recuperi economici, quando gli americani hanno ritrovato il gusto per la compravendita di azioni fra i due anni con shock economici, il 1987 e il 2001.
Questa volta, il mercato azionario ha molti più attori, inclusi gli investitori ad alta velocità, che sono arrivati di recente per coprire oltre la metà di tutte le attività del mercato azionario. Ma anche loro, come tutti gli altri gruppi principali, hanno fatto di meno.
Molti esperti di mercato dicono che il motivo della contrazione del volume è che gli investitori rimangono cauti sul fatto che l’economia possa improvvisamente riprendersi dopo la crisi finanziaria, le forti oscillazioni dei prezzi delle azioni e i problemi del debito europeo.

Gli investitori e i professionisti del settore finanziario stanno cercando di capire cosa potrebbe significare il declino, in particolare nel caso in cui dovesse continuare. La diminuzione dello scambio rapido da parte degli investitori a breve termine potrebbe essere una buona cosa per gli investitori della compravendita, stanchi di essere colpiti dal mercato. Ma il calo potrebbe segnalare una più ampia manovra di allontanamento dal mercato azionario interno da parte degli investitori che vogliono puntare meno in azioni, così come da parte delle aziende che optano per la raccolta di capitali sui mercati obbligazionari, invece che sull’emissione di azioni.

La dimensione del rallentamento

Il sistema di compravendita delle azioni ha mostrato bene il rallentamento. Il New York Stock Exchange ha detto la scorsa settimana che nel primo trimestre l’attività è scesa del 23% rispetto all’anno precedente. Mentre pochi giorni prima, il Nasdaq aveva annunciato che nel primo trimestre i suoi ricavi dalla vendita di azioni negli Stati Uniti sono diminuiti del 7% rispetto a un anno fa. Entrambe le compagnie di scambio si sono spostate in modo aggressivo verso aziende che non si basano sulla compravendita di azioni, ma hanno anche avviato programmi di riduzione dei costi.

Il recente rallentamento non si è verificato solo sulle tredici piattaforme di scambio ufficiali e non ha abbassato i prezzi delle azioni. Anche se c’è meno acquisto e vendita, le persone che sono rimaste sul mercato sono disposte a pagare prezzi più elevati, guidando il valore dell’indice azionario benchmark Standard & Poor 500 in sù del 102%, dopo che il mercato ha raggiunto il fondo nella primavera del 2009 .

Gli investitori ad alta velocità

La recente diminuzione degli scambi è sorprendente in quanto i dati del New York Stock Exchange dimostrano che i volumi non sono stati in diminuzione per tre anni consecutivi dal 1960. Per trovare una spiegazione al fenomeno, molti osservatori hanno indicato gli investitori ad alta velocità, che usano algoritmi informatici per sfruttare le piccole differenze di prezzo e che hanno rappresentato una quota crescente su tutte le transazioni degli ultimi anni.
Queste tipo di attori del mercato azionario sono stati limitati, però, dalle recenti normative volte a rendere i mercati meno volatili. Soprattutto, si dice che gli investitori ad alta velocità si basano su transazioni più lente, come quelle degli investitori al dettaglio e dei fondi comuni di investimento. Quando questi gruppi si tirano indietro, gli investitori ad alta velocità non hanno altra scelta che di ridimensionare anche loro.

Tra gli investitori al dettaglio, la fonte più affidabile per quanto riguarda il volume dello scambio è costituita dai trader giornalieri che hanno avuto accesso a sconti da parte degli intermediari, come E * Trade e TD Ameritrade.
Steve Quirk, vice presidente senior di TD Ameritrade, ha dichiarato che questi investitori sono stati colpiti dalla crisi finanziaria del 2008-9. Più di recente, i prezzi delle azioni sono costantemente aumentate, ma con bruschi capovolgimenti a breve termine.

L’abbandono di investitori a lungo termine: il fattore generazionale

Lo spostamento è in parte attribuibile al crescente numero di anziani che si spostano dalle azioni alle obbligazioni, il che è tipico degli investitori in pensione. Ma i sondaggi hanno mostrato che i trader grandi e piccoli meno disposti a investire in azioni statunitensi sono cresciuti di numero.

Parte di questo denaro è defluito nei sempre più popolari exchange-traded funds, che sono panieri di beni che si scambiano come azioni. Ma ancora di più, è defluito nelle obbligazioni. Alcuni consulenti finanziari temono che gli americani che si preparano per la pensione stanno rinunciando ai guadagni possibili nel campo delle azioni, ignorando i possibili rischi futuri per quanto riguarda le obbligazioni.

L’abbandono di investitori a lungo termine non porta sempre a volumi di scambio inferiori. Quando le persone investono possono verificarsi picchi nell’attività di trading, come è accaduto nel mese di agosto, quando la crisi del debito europeo si è surriscaldata. Ma quando si verifica un’uscita del mercato da parte degli investitori a lungo termine, questo può portare ad una riduzione del volume nel corso del tempo. Molti osservatori prestano attenzione al comportamento di persone comuni come Lines Fred, un imprenditore in pensione che vive a Long Island.
Lines, che ha 75 anni, dice di aver investito regolarmente in azioni e di aver continuato in questa direzione anche dopo il pensionamento, mentre molti dei suoi coetanei si sono tirati indietro. Ha iniziato, però, anche lui a fare marcia indietro dopo la chiusura della banca d’investimento Bear Stearns nel 2008 e ha continuato a farlo, soprattutto nel mese di dicembre, quando ha spostato i fondi dalle azioni in blue-chip verso compagnie di obbligazioni societarie. Gli ultimi rendimenti positivi non hanno, ad ogni modo, dissipato i suoi timori che il mercato gli si potrebbe rivoltare contro da un momento all’altro.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The New York Times.