L’amministrazione Obama ha presentato ieri il suo piano di bilancio 2013, immediatamente respinto da gruppi d’affari e repubblicani del Congresso. Secondo questi, infatti, le misure di tassazione messe in programma dal presidente democratico fanno parte della sua strategia elettorale e hanno poche possibilità di trasformarsi in leggi nel 2012.
Secondo il piano di bilancio, infatti, la Casa Bianca potrà contare su 1,4 miliardi di dollari in entrate provenienti dalla tassazione dei redditi alti. Altre misure messe in programma riguardano l’incremento delle imposte sui salari, i risparmi per le pensioni e l’assicurazione sanitaria.
Il presidente Obama ha evidentemente effettuato un cambio nella sua politica fiscale, i suoi precedenti piani di bilancio prevedevano infatti una più leggera tassazione sui dividendi, rispetto a quella sui redditi salariali.
Ad ogni modo, il piano di bilancio presentato ieri sarebbe in grado di produrre 206,4 miliardi di dollari in dieci anni, considerando i dividendi come introiti ordinari per quanto riguarda le coppie sposate con un reddito annuo di almeno duecentocinquantamila dollari e per i singoli che registrano un reddito a partire dai duecentomila dollari all’anno. In altri termini, Obama propone un tasso di imposizione fiscale sui redditi singoli che ammonta al 39,6% nel 2013, rispetto al 35% attuale. Il piano dell’amministrazione è quello di tassare le plusvalenze al 20%, rispetto al 15% in corso.
Un ulteriore tasso di imposizione fiscale del 3,8% entrerà in vigore il prossimo anno come parte della riforma sanitaria del 2010 e riguarderà le rendite delle coppie sposate con un reddito a partire dai duecentocinquantamila dollari e dei singoli con un reddito di almeno duecentomila dollari.
Come risultato del nuovo piano di bilancio, alcuni contribuenti pagherebbero il prossimo anno il 43,4% del reddito in tasse federali sui loro dividendi. Vale a dire che si registrerà una tassazione, in questo ambito, che è più del triplo di quella attuale, senza contare le imposte sulle società.
Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali limitate, il piano di Obama si orienta sugli interessi dei titoli municipali e sulla assicurazione sanitaria personale cui provvede ciascun lavoratore. L’amministrazione ha anche ampliato la proposta di includere nel piano di bilancio contributi per fondi pensione agevolati. Il piano del presidente sarebbe anche di tassare gli indennizzi dei manager basati sui profitti a tassi ordinari, piuttosto che a un tasso preferenziale del 15%. Ridotte inoltre le agevolazioni fiscali per corporate jets e compagnie petrolifere e del gas. L’amministrazione vuole anche imporre una tassa pari almeno al 30% per gli individui con un reddito annuo di almeno un milione di dollari, proposta nota come Buffett rule, dall’investitore miliardario Warren Buffett, che ha proposto l’idea lo scorso anno.
Infine, l’amministrazione ha previsto un spinta sulla tassazione per l’Internal Revenue Service: il budget dell’agenzia aumenterà dell’8% toccando 12,8 miliardi di dollari.
Le proteste al piano Obama non si sono fatte attendere. Caroline Harris, capo consulente fiscale presso la Camera di Commercio statunitense, ha infatti dichiarato: «Se passasse una cosa del genere al Congresso o se questa fosse la piattaforma per le elezioni, sarebbe sconcertante per le imprese». Protesta anche Gene Sperling direttore del Consiglio Economico Nazionale alla Casa Bianca: «In questo modo si rompe il sistema di imposizioni fiscali sui redditi più alti», ha affermato. Senza contare che un gruppo di grosse aziende statunitensi, come AT & TI Inc. e Unite Parcel Service, ha effettuato molte pressioni affinché si conservassero le tariffe vigenti in materia di plusvalenze e dividendi. Clint Stretch, manager principale di politica fiscale al Deloitte Tax LLP di Washington, ha inoltre protestato: «Qual è la differenza che l’amministrazione ha improvvisamente trovato tra dividendi qualificati e plusvalenze? Perchè proporre tariffe diverse?».
In piena campagna elettorale, anticipata con le armi del governo, il presidente Barack Obama torna in maniera forte sulle tematiche che hanno determinato la sua vittoria presidenziale. La politica di equità e la rottura con le agevolazioni fiscali per milionari e potenti che aveva caratterizzato l’amministrazione di George W. Bush, aveva infatti acceso l’entusiasmo per Obama e ne determinò, in gran parte, la vittoria elettorale. Dopo anni di sforzi e di palesi contrasti con le lobby e l’establishment statunitense, Obama ritorna all’agenda politica di riforme per l’equità. Anche questa volta, però, non potevano mancare le proteste di lobby, aziende e gruppi politici conservatori in materia di politica fiscale. Si prospetta dunque per Obama un ulteriore, decisivo braccio di ferro.
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