Il turismo 4.0 tra digitalizzazione e scoperta sostenibile: l’esempio del museo digitale di Venezia

7 settembre 2020 - 17:19 |
7 settembre 2020 - 17:21 |

Il Covid cambierà per sempre il nostro modo di viaggiare? Un turismo sostenibile e che valorizzi la comunità sembra possibile e a Venezia ne troviamo un bell’esempio.

Il turismo 4.0 tra digitalizzazione e scoperta sostenibile: l'esempio del museo digitale di Venezia

In queste settimane le problematiche legate al comparto del turismo e la necessità di rivedere il settore hanno caratterizzato molti dei dibattiti televisivi e giornalistici.

Il futuro del turismo sarà lontano dalle logiche di massa e sempre più evidente è l’elemento tecnologico e digitale per valorizzare al meglio le comunità. Si delinea l’idea di un turismo del prossimo futuro attento alla scoperta degli stili di vita sani e culturalmente rilevanti per le comunità di appartenenza in cui si apprendano «usi» e si torni a casa più ricchi di prima, sapendo di essere stati responsabili nei confronti del mondo in cui viviamo.
L’emergere del turismo eno-gastronomico, dell’eco-turismo, del turismo di comunità e del turismo legato ai patrimoni materiali e immateriali, come la montagna o la scoperta dei patrimoni liquidi. Possiamo sostenere che l’offerta turistica delle piccole destinazioni potrebbe essere la prima a ripartire dopo il lockdown attraverso uno stile di vita attento al benessere psico-fisico delle persone, grazie agli spostamenti interni e grazie all’innovazione e alla digitalizzazione, che con l’ausilio di applicazioni e website moderni accompagnino il viaggiatore, indicando tutti i vari spostamenti, dove alloggiare, cosa vedere e come vederlo.

L’esempio del Water Museum di Venezia

La soluzione al turismo di massa, mordi e fuggi, potrebbe venire proprio da quelle località che vivono di tale approccio e oggi sono in piena crisi economica. Esempio a tal proposito è il Water Museum di Venezia. La bellezza, la meraviglia e il fascino della Venezia magica formata da 118 isole separate da canali e unite da oltre 400 ponti, non può lasciare indifferenti.

Nel 2017 tanti cittadini veneziani sono scesi in piazza per manifestare contro le logiche del turismo aggressivo a causa di una città diventata invivibile per la mancanza di negozi essenziali per la cittadinanza, sostituiti da botteghe, venditori e piccole attività di souvenir, senza dimenticare i prezzi insostenibili delle case che sempre più spesso lasciano il posto a locali per la villeggiatura degli ospiti. L’economia generata dal turismo è un aspetto fondamentale per la città di Venezia e i veneziani sono ben consapevoli di tale aspetto. Tuttavia, i primi a vivere le enormi problematiche generate dal turismo nella città sono gli stessi veneziani, a causa del turismo aggressivo che da decenni la città vive sulla propria pelle e che sta deturpando l’immagine del sito patrimonio mondiale dell’Unesco. Il turismo deve essere un contributo alla vita della città e non decretarne la sua distruzione o rovina.

L’offerta turistica necessita di essere rivista e di divenire attuale dopo la diffusione della pandemia sanitaria da coronavirus. Venezia va riscoperta e ciò deve avvenire con nuove logiche, innanzitutto, riconoscendo l’importanza del patrimonio liquido del contesto in cui è immersa. Un progetto che vuole valorizzare il turismo sostenibile, con la scoperta del patrimonio liquido, che si avvale del digitale per la sua diffusione e conoscenza è quello avviato dal Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua Onlus attraverso la realizzazione di 5 percorsi digitali, creati in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e i giovani studenti dell’Istituto Turistico Algarotti di Venezia.
Gli itinerari realizzati nell’ambito del progetto confluiscono nella piattaforma digitale del Water Museum of Venice: un museo digitale che raccoglie i patrimoni più rappresentativi delle civiltà dell’acqua presenti nelle Tre Venezie. Questa piattaforma di luoghi aderisce alla Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua, una rete innovativa per diffondere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Unesco al più ampio numero di musei al mondo.

Un patrimonio unico al mondo, che si avvale di storia, tradizioni e costumi locali, poco conosciuto dai turisti, che potrebbe generare un nuovo e diverso incremento turistico e seminare grandi potenzialità socio economiche. Questo ricco patrimonio è disponibile gratuitamente sotto forma di percorsi geo-referenziati, facilmente scaricabili dal proprio smartphone (in italiano o inglese) e pensati appositamente per fruitori e turisti più o meno giovani.
Tramite pratiche audio-guide si illustrano i luoghi da visitare e i percorsi da seguire, anche grazie all’ausilio vocale di un assistente che indica sempre dove ci si trova. L’applicazione utilizzata è quella di «Izi Travel», che consente a tutti di creare audio-guide gratuitamente.

La piattaforma è composta da tre sezioni: Applicazione per dispositivi mobili che permette di ascoltare le audio-guide create sul dispositivo dell’utente (Apple, Android e Windows); Content Management System dove è possibile registrarsi e creare audio-guide in diverse lingue; sito Web Izi.travel dove è possibile esplorare e ascoltare tutte le guide per pianificare viaggi.

Gli itinerari lontani dal turismo di massa

Gli itinerari realizzati sono tutti incardinati sulla presenza dell’acqua come elemento da cui partire, l’ambiente in cui stare e la dimensione in cui vivere. Attraverso l’applicazione, il Water Museum of Venice invita a scoprire Cannaregio e la sua tradizione nautica con, ad esempio, la «voga alla veneta» che si distingue dalle altre tecniche remiere perché il rematore conduce l’imbarcazione stando sempre in piedi (anziché seduto, come in altre tradizioni), solitamente da poppa.

Questa tecnica di voga si è sviluppata nell’area della Laguna di Venezia per poi diffondersi lungo i fiumi del Veneto e quindi nell’entroterra. L’App consente di visitare anche uno degli squeri meglio conservati di Venezia, quello dello Squero Vecio. Bisogna ricordare che queste piccole «officine» per la costruzione delle barche in legno erano il cuore pulsante della vita quotidiana. Vi si realizzavano e riparavano tutte le imbarcazioni necessarie a muoversi ogni giorno nel complesso e articolato dedalo di piccole isole che formano Venezia. Il Water Museum consente anche di riscoprire la tradizione nautica e il patrimonio idraulico del Dorsoduro che si estende dalla Stazione Marittima di Santa Marta fino a Punta della Dogana, uno dei più caratteristici sestieri di Venezia, in particolare per quanto riguarda le imbarcazioni e la nautica tradizionale.

Altra particolarità è la zona Pellestrina, una sottile striscia di sabbia lunga 12 km, ma con una larghezza che non supera le poche centinaia di metri o la zona dell’Altino, le aree limitrofe alla Laguna Nord di Venezia, comprese tra i fiumi Sile e Zero, l’isola della Giudecca, con gli edifici delle antiche manifatture e le fabbriche che hanno caratterizzato la vita dell’isola fino agli anni Sessanta del Novecento, oltre a diverse e significative testimonianze della tradizione nautica veneziana e di cantieristica navale, oggi ancora fortemente radicata nella zona.

La visione di un turismo fuori dai più scontati itinerari del turismo di massa e che riesce a conciliare sostenibilità con scoperta storica e valorizzazione del patrimonio liquido. Una tradizione accompagnata dall’innovazione, grazie alle ricerche del Water Museum of Venice e all’applicazione frutto della raccolta dati, della loro digitalizzazione e fruibilità per tutti i turisti interessati, che ha impegnato i ricercatori e gli appassionati ad un’attenta opera di ricostruzione storica ed idraulica del territorio delle Tre Venezie.

Argomenti:

Italia Turismo

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