Transizione green, l’Europa frena. Cosa cambia per auto, energia e industria

Emanuela Ceccarelli

30 Agosto 2026 - 12:00

L’Europa rallenta alcuni obiettivi della transizione green: cosa cambia per auto, energia e prezzi nei prossimi anni.

Transizione green, l’Europa frena. Cosa cambia per auto, energia e industria

L’Unione europea è uno dei principali motori mondiali della lotta al cambiamento climatico, portando avanti tramite il Green Deal obiettivi sempre più ambiziosi per ridurre le emissioni, spingere le auto elettriche e diminuire la dipendenza dai combustibili fossili.

Negli ultimi tempi, l’UE, pur non avendo abbandonato gli obiettivi sulla decarbonizzazione, ha decisamente cambiato passo, introducendo più margini di manovra per imprese, consumatori e governi. Il motivo è strettamente economico. La transizione green richiede infatti investimenti molto elevati proprio mentre l’industria europea deve fare i conti con costi energetici ancora elevati e con una concorrenza internazionale particolarmente forte.

Questa tendenza ha attirato l’attenzione del Wall Street Journal, che ha osservato come l’Europa, il Regno Unito e il Canada stiano rivedendo alcune delle politiche ambientali più rigide proprio mentre l’amministrazione Trump, al contrario, sta adottando un approccio molto più favorevole ai combustibili fossili.

Auto, cosa cambia per la svolta elettrica

Il cambio di passo dell’Unione europea è particolarmente evidente nel campo delle automobili. La normativa europea aveva previsto che dal 2035 le nuove auto e i nuovi furgoni immatricolati nell’UE dovessero raggiungere una riduzione del 100% delle emissioni di CO2 allo scarico rispetto ai livelli di riferimento, aprendo di fatto la strada alla diffusione delle vetture a zero emissioni.

Tuttavia, la Commissione europea ha proposto di rendere questo percorso più flessibile. La proposta prevede che dal 2035 i costruttori debbano ottenere una riduzione del 90% delle emissioni allo scarico, mentre il restante 10% potrà essere compensato attraverso strumenti legati, tra le altre cose, all’utilizzo di acciaio a basse emissioni prodotto nell’UE, e-fuel e biocarburanti.

In questo modo, oltre alle auto completamente elettriche, potrebbero continuare ad avere un ruolo anche le auto ibride plug-in, quelle dotate di range extender, alcune tecnologie ibride e motori endotermici, purché rispettino determinate condizioni. La proposta dell’UE deve ancora completare il proprio iter legislativo e il Parlamento europeo dovrebbe arrivare al voto in plenaria nel novembre 2026.

Stando ai dati riportati da Reuters, nel luglio 2026 le vetture elettriche hanno rappresentato il 25,7% delle nuove immatricolazioni nei 16 principali mercati europei, mentre nei primi sei mesi dell’anno le vendite nell’UE sono cresciute del 40,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Energia, la priorità ora è contenere i costi

Negli ultimi anni l’Unione europea ha dovuto fare i conti con la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Questa situazione ha reso evidente quanto possa costare modificare rapidamente gli approvvigionamenti europei. La riduzione della dipendenza dal gas russo ha infatti portato l’Europa a ricorrere maggiormente ad altre fonti, compreso il gas naturale liquefatto importato, mentre le imprese e le famiglie hanno dovuto fare i conti con prezzi dell’energia elevati.

La Commissione europea ha dovuto riconoscere che gli alti costi energetici rappresentano una delle principali difficoltà per la competitività dell’industria europea. Il problema è particolarmente rilevante per i settori ad alta intensità energetica, dove il prezzo dell’elettricità e del gas può incidere direttamente sulla convenienza a produrre in Europa.

Bruxelles non intende quindi abbandonare le rinnovabili. La strategia è quella di continuare a puntare sull’aumento della produzione di energia pulita e sulla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Nel 2024, le fonti rinnovabili hanno già rappresentato il 48% del mix elettrico dell’Ue, contro il 45% nel 2023 e il 41% nel 2022.

L’obiettivo dell’Unione è quello di rendere la transizione più economica. La Commissione ha dunque presentato nel 2026 nuove iniziative per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre l’esposizione dell’Europa alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili, puntando allo stesso tempo sull’energia pulita prodotta internamente.

La transizione deve diventare conveniente

La decarbonizzazione non viene quindi formalmente accantonata, ma deve diventare compatibile con la capacità delle imprese europee di competere sui mercati internazionali. La Commissione ha quindi presentato il Clean Industrial Deal, con il quale ha riconosciuto che gli elevati costi energetici e la concorrenza internazionale stanno mettendo sotto pressione la manifattura europea.

Nonostante questo, l’obiettivo climatico dell’UE resta molto ambizioso. La legge europea sul clima stabilisce una riduzione netta delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto al 1990, mentre la neutralità climatica resta fissata al 2050. Per raggiungere questo obiettivo sono stati introdotti maggiori margini di flessibilità, compreso il possibile ricorso a crediti internazionali fino al 5% delle emissioni nette del 1990 a partire dal 2036. Almeno l’85% della riduzione dovrà comunque essere ottenuto all’interno dell’Ue.