Trading online: i nuovi limiti alla leva introdotti da ESMA migliorano l’operatività dei trader

Secondo una ricerca elaborata da Capital.com, grazie alle nuove norme introdotte dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati i trader hanno ridotto in media dell’80% le perdite. Ecco cosa è emerso dalla ricerca

Trading online: i nuovi limiti alla leva introdotti da ESMA migliorano l'operatività dei trader

I nuovi limiti alla leva finanziaria imposti da ESMA migliorano l’operatività di trader e investitori privati. Lo dice una ricerca condotta da Capital.com, startup fintech dotata di una piattaforma per il trading online su CFD.

Dal 1° giugno scorso l’intermediario ha implementato in via sperimentale la riduzione dei livelli della leva finanziaria, applicata secondo i nuovi dettami dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati su strumenti che replicano l’andamento di materie prime, valute, criptovalute, azioni e indici.

Secondo la ricerca, tra il 1° e il 30 giugno la dimensione della perdita media dei clienti di Capital.com è diminuita dell’80%. Allo stesso tempo, la percentuale degli utenti che hanno subito una margin call è scesa al 5% dal 30% precedente.

Nuove norme ESMA: a rischio i broker poco ricettivi

Dal 1° giugno scorso è scattato il periodo di applicazione sperimentale delle nuove normative ESMA sul Trading Online, che dal 1° agosto 2018 diventeranno effettive. Ai broker e agli emittenti è stato concesso un cuscinetto temporale che consentisse un’applicazione graduale dei nuovi livelli definiti dall’Autorità. La normativa inizialmente era stata accolta con parziale scetticismo dal mercato, ma fin da subito il regolatore aveva palesato il proprio obiettivo: migliorare la qualità del mercato e salvaguardare gli interessi degli investitori.

L’ESMA, come è noto, ha definito una serie di misure sensibili, volte a proteggere i clienti retail da rischi insostenibili o non previsti. Queste misure comprendono la protezione del conto dal saldo negativo (negative balance protection), per evitare che i clienti perdano più denaro di quanto ne abbiano investito. Una protezione aggiuntiva consiste nella personalizzazione del close-out negli scambi e l’imposizione di livelli massimi di leva finanziaria, che riflettano la volatilità di ciascuna classe di attivo.

Secondo Capital.com i risultati della ricerca dimostrano che ESMA è andata nella direzione auspicata. «È estremamente incoraggiante constatare che i trader hanno risposto bene ai limiti di leva inferiori definiti dall’ESMA, riducendo il rischio e consentendo di fare trading con maggiore successo. C’è un punto di equilibrio da individuare, per consentire ai trader di trarre beneficio da una leva appropriata, senza però eliminare la loro passione per il trading di CFD», ha commentato i risultati della ricerca il CEO Ivan Gowan, evidenziando come in base ai dati emersi dallo studio «i livelli teorizzati dall’ESMA sono sostanzialmente corretti nella pratica”.

Nei due mesi di applicazione sperimentale i trader possono scegliere di impostare le limitazioni alla leva presso alcuni broker, in modo da adattare la loro operatività alle norme che diverranno obbligatorie fra poco più di dieci giorni. Secondo lo studio, i trader, messi di fronte alla scelta di utilizzare i nuovi o i vecchi livelli di leva, hanno optato per i primi. La stragrande maggioranza degli utenti ha scelto i limiti di ESMA. Solo i trader più preparati hanno scelto leve più alte.

L’introduzione delle nuove norme ha preoccupato molto il settore nei mesi scorsi. Gran parte degli intermediari hanno accolto con favore la sfida posta dall’ESMA, alcuni invece si sono mostrati più restii. Ecco, quali prospettive ci sono per questa seconda tipologia di intermediari? Per Gowan»i provider di CFD che faticano a muoversi in questo ambiente ulteriormente regolamentato stanno incoraggiando i trader a correre rischi insostenibili. Se non riescono a sopravvivere in un mercato che funziona meglio per il consumatore, allora anche il mercato funzionerà meglio senza di loro”.

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