Lavoro di alto profilo intellettuale o gioco d’azzardo legalizzato? E’ questo il dilemma che sta alla base del giudizio comune sull’attività di trading.
L’approccio con cui ci si avvicina al mondo della finanza è la base da cui dipende la possibilità di ottenere successi sul campo e non è affatto un elemento scontato anzi.
La disponibilità di piattaforme installabili sul pc come fossero videogiochi e la grande semplicifazione dell’ingresso sui mercati arrivata anche grazie ai broker che operano sul forex, rendono forse un’impressione troppo semplificata di ciò che l’attività di trading comporta.
Primo parametro da considerare: per ottenere grandi profitti occorre prendersi grandi rischi.
Quanti soldi pensi di fare con l’attività di trading? A quanto equivale questa performance in rapporto al tuo capitale?
Per ottenere anche solo 1.000€ al mese dovresti realizzare un +12% annuo su un capitale di 100.000€.
Se è vero che con una leva di 1:100 puoi utilizzare un capitale di soli 1.000€ per movimentare quella cifra, è anche vero che il drawdown massimo che ti potrai permettere è dell’1%.
E’ un margine sufficiente per garantirsi i profitti sperati?
C’è molto da riflettere su questi aspetti prima di passare al trading reale. Studiare non basta, bisogna anche avere una strategia chiara e degli obiettivi definiti.
Concludiamo il tutto con una frase di Richard Ney, forse eccessiva ma che rende bene l’idea dell’approccio sbagliato con cui in genere si parte: “La maggior parte di noi si avvia alla carriera degli investimenti finanziari per le stesse deliranti ragioni che inducono una donna a prostituirsi. Ci si illude di scampare alla minaccia di un duro lavoro, si pensa che si tratta di un’attività di gruppo che non richiede molta intelligenza, e ci si illude che sia un modo pratico di fare fortuna quando non si hanno particolari talenti per nessun altro campo”.
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