Titoli web a rischio “bolla”. In 2 mesi bruciati 180 miliardi di dollari

Nicola D’Antuono

5 Maggio 2014 - 10:16

Rischio bolla sui titoli internet? In meno di due mesi hanno bruciato 180 miliardi di dollari di market cap

Titoli web a rischio “bolla”. In 2 mesi bruciati 180 miliardi di dollari

Le borse americane continuano a quotare non lontane dai record storici, ma allo stesso tempo iniziano a mostrare il fiatone dopo più di cinque anni di rally incontrastato. La situazione appare più complicata sull’indice Nasdaq100, che ha ripiegato bruscamente dai top più alti da fine Duemila posti a 7.338 punti (toccati a inizio marzo scorso). L’indice dei titoli hi-tech venti giorni fa è sceso sui livelli più bassi da oltre cinque mesi sull’area di supporto di 3.415 punti. La discesa dell’indice di borsa americano, nel quale figurano le grandi aziende del comparto tecnologico, può essere motivata principalmente da due variabili chiave: ultime trimestrali inferiori alle aspettative e sopravvalutazione dei corsi azionari.

Fa paura soprattutto la debacle dei titoli web, come ad esempio quella di Twitter (sebbene quest’ultimo sia quotato al Nyse). Il secondo social network più famoso al mondo è sceso ai minimi storici poco sopra 37$, ma dai record di 74,73$ di fine dicembre scorso ha accusato un calo del 90% circa. In meno di due mesi le web companies hanno bruciato 180 miliardi di dollari di capitalizzazione. Oggi le azioni del web prezzano oltre il doppio rispetto alla media dell’indice S&P500 (a 39), mentre il Nasdaq vale 24 volte i profitti delle aziende hi-tech quotate. Il rapporto prezzo/patrimonio (price/book value) dei titoli web è a 4,9, nettamente più alto rispetto alla media del Nasdaq che è pari a 3,3. Ma non finisce qui. La sproporzione più considerevole è quella sul rapporto tra la capitalizzazione di borsa e il fatturato, pari a 4,8 volte: un valore molto alto se si pensa che per il Nasdaq il multiplo è pari a 1,7 volte.

L’ultima società del web che ha pubblicato i conti trimestrali è stata LinkedIn. Il primo trimestre è stato archiviato con un rosso di 13,4 milioni di dollari, oltre le attese. Tuttavia nel settore web c’è anche chi ha una marcia in più, come Facebook. Il social network ha triplicato gli utili nel primo trimestre e mostra ancora una quotazione di poco superiore ai 60$, non troppo lontana dai massimi storici di 72,6$. In ogni caso si sa che il mercato spesso non va troppo per il sottile: se la bolla dovesse scoppiare con grande intensità, tutti i titoli internet (le aziende migliori e quelle peggiori) saranno quasi certamente avvolti da una spirale di incessanti vendite. D’altronde bisogna considerare anche che dal 2011 ai top di quest’anno, l’indice dei titoli web ha realizzato una performance del 113%, quasi il doppio rispetto al 61% del Nasdaq.