Terza guerra mondiale, c’è solo un modo per evitarla. Ed è questo

Flavia Provenzani

18/05/2023

Esiste un solo modo per evitare una terza guerra mondiale, conseguenza del continuo scontro tra Stati Uniti e Cina. E ne vale il futuro dell’umanità.

Terza guerra mondiale, c’è solo un modo per evitarla. Ed è questo

Le tensioni tra Stati Uniti e Cina si fanno sempre più pericolose. Washington è convinta che la Cina stia provando a tutti i costi a diventare la prima potenza mondiale scalzando gli USA, mentre Pechino continua ad essere fermamente convinta che gli americani faranno di tutto per mantenere il controllo sul Dragone rosso.

Con l’antagonismo che si fa sempre più forte, trovare un piano per evitare che il tutto scaturisca in una terza guerra mondiale si fa sempre più urgente. Un modo per scongiurare lo scontro tra le due super-potenze esiste, ed è uno solo, secondo Henry Kissinger, intervistato da The Economist.

Kissinger, quasi centenario, è un volto noto non solo negli Stati Uniti ma anche nel panorama internazionale. Diplomatico statunitense d’origine ebraico-tedesca, è stato consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti sotto Richard Nixon e Gerald Ford e nel 1973 è stato insignito del premio Nobel per la pace. Negli ultimi 46 anni è stato consulente ed emissario a monarchi, presidenti e primi ministri.

Cina-USA, una terza guerra mondiale in arrivo?

Interrogato sul possibile scontro armato che porterebbe ad una terza guerra mondiale, Kissinger non nasconde la sua preoccupazione. «Siamo sulla strada del confronto tra grandi potenze», ho sottolineato, perché «entrambe le parti sono convinte che l’altra rappresenti un pericolo strategico».

«Siamo nella classica situazione pre-guerra mondiale», racconta il diplomatico, «dove nessuna delle due parti ha molto margine di concessione a livello politico e in cui qualsiasi disturbo dell’equilibrio può portare a conseguenze catastrofiche».

Kissinger si raccomanda di non fraintendere le ambizioni della Cina. A Washington «dicono che la Cina vuole il dominio del mondo... La risposta è che loro [in Cina] vogliono essere potenti», specifica. «Non si stanno muovendo verso il dominio del mondo in senso hitleriano, non è così che pensano o hanno mai pensato all’ordine mondiale».

Nella Germania nazista la guerra era inevitabile perché Adolf Hitler ne aveva bisogno, dice Kissinger, ma la Cina è diversa. Il diplomatico ha incontrato diversi leader cinesi, anche Mao Zedong, e ritiene che sebbene tutti siano accomunati da uno spiccato impegno ideologico, i propri interessi e le capacità reali della Cina sono sempre stati messi al primo posto.

Per Kissinger il sistema cinese è più confuciano che marxista. La Cina vuole raggiungere la massima forza di cui è capace ed essere rispettata per i raggiungimento dei suoi obiettivi.

Prendiamo il caso Taiwan. Né Cina né Stati Uniti hanno spazio per delle concessioni. Da tempo Pechino afferma il suo legame del suo paese con Taiwan, e dall’altra parte «per come si sono evolute le cose ora, non è semplice per gli Stati Uniti abbandonare Taiwan senza indebolire la propria posizione altrove», specifica Kissinger.

Come evitare una terza guerra mondiale

La via d’uscita di Kissinger da questo impasse capace di portare ad una terza guerra mondiale attinge alla sua esperienza. Avrebbe inizierebbe abbassando i toni dello scontro, per poi costruire gradualmente un rapporto di fiducia e collaborazione. Invece di elencare lamentele su lamentele, il presidente Biden dovrebbe dire a Xi Jinping: «Signor Presidente, i due maggiori pericoli per la pace in questo momento siamo noi due. Nel senso che abbiamo la capacità di distruggere l’umanità». Una semplice ed efficace soluzione per il diplomatico, che potrebbe essere perseguita creando un piccolo gruppo di consiglieri di entrambe le nazionalità, a lavoro nel trovare una pace in maniera solerte e, sopratutto, tacita.

Per Kissinger «Taiwan sarebbe solo la prima di numerose aree in cui le superpotenze potrebbero trovare un terreno comune e favorire così la stabilità globale».

Secondo alcuni statunitensi una Cina sconfitta diventerebbe democratica e pacifica. Kissinger preferirebbe che la Cina fosse una democrazia. Più probabilmente, un crollo del regime comunista porterebbe a una guerra civile che si trasformerebbe in un conflitto ideologico e non farebbe che aumentare l’instabilità globale. «Non è nel nostro interesse portare la Cina alla dissoluzione», afferma il diplomatico.

La sfida è collegare tutto ciò ai propri obiettivi nazionali. L’America deve imparare a essere più pragmatica, migliorando la classe dirigente e rinnovando la cultura politica del Paese. Gli Stati Uniti ad oggi insistono nel voler «salvare» il mondo ridisegnandolo a propria immagine e somiglianza: libero, democratico e capitalista società. Ed è così troppo spesso i principi morali prevalgono sugli interessi, anche quando non è evidente che non si raggiungeranno i cambiamenti desiderati.
L’insistenza da parte degli Stati Uniti nel fare la cosa giusta (aggettivo tutto da verificare) può diventare una scusa per non riflettere sulle conseguenze della politica. Le persone che vogliono usare il potere per cambiare il mondo di oggi, secondo Kissinger, sono spesso idealisti, mentre i realisti si uniscono a loro per istinto.

Quali prospettive per USA e Cina?

Se il tempo è poco e manca una leadership adeguata, quali sono le prospettive per la Cina e gli Stati Uniti? Come possono trovare un modo per vivere insieme in pace?

«Dobbiamo tutti ammettere che siamo in un nuovo mondo», risponde Kissinger, «perché qualunque cosa facciamo può andare storta. E non esiste un esito garantito».

La Storia ci spiega che, quando due potenze di questo tipo si incontrano, l’esito «normale» è un conflitto militare. «Ma questa non è una circostanza normale», sostiene Kissinger, «a causa della distruzione reciproca assicurata».
Penso che sia possibile creare un ordine mondiale sulla base di regole a cui potrebbero aderire Europa, Cina e India. Questa è già una buona fetta di umanità...Quindi, se guardiamo alla praticità, può finire bene, o almeno può finire senza una catastrofe".

I leader mondiali hanno una pesante responsabilità sulle spalle. Occorre il realismo per affrontare i pericoli futuri, la comprensione del fatto che una soluzione sta nel raggiungimento di un equilibrio tra le forze dei diversi Paesi e la moderazione per astenersi dall’usare al massimo la propria forza. «È una sfida senza precedenti e una grande opportunità», afferma Kissinger.

Il futuro dell’umanità dipende da questo.

Fonte: The Economist

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