Studi di settore: cosa sono e come funzionano? Ecco la guida completa

Francesco Oliva

17 Giugno 2016 - 18:15

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Gli studi di settore sono uno strumento di accertamento fiscale che consente all’Agenzia delle Entrate di «presumere» il reddito prodotto dal contribuente. Ecco la guida semplice e pratica agli studi di settore.

Gli studi di settore sono uno strumento di accertamento fiscale che viene utilizzato dall’ Agenzia delle Entrate per riconstruire, attraverso un insieme di dati, il reddito prodotto dal contribuente.
Gli studi di settore rappresentano quindi uno strumento di accertamento fiscale che il Fisco utilizza per rilevare i parametri fondamentali per ricostruire il reddito di professionisti e imprese. Con gli studi di settore viene raccolta una ampia base di dati economico-contabili che consentono di verificare le capacità reddituali dell’azienda e/o del professionista.

Ecco una guida sintetica e semplice agli studi di settore.

Studi di settore: riferimenti normativi, aree e cluster

Gli studi di settore sono stati introdotti nell’ordinamento giuridico italiano attraverso il Decreto Legge 331/1993 convertito nella Legge 427/1993.

Gli studi di settore sono suddivisi in quattro aree cui corrispondono i settori principali del sistema economico italiano (tra parentesi i primi due caratteri della serie che consente di raccordare ciascun codice delle attività economiche allo studio di settore relativo):

  • Servizi (TG, UG, VG);
  • Commercio (TM, UM, VM);
  • Manifatture (UD, VD);
  • Professionisti (TK, UK, VK).

Dal punto di vista procedimentale, gli studi di settore dividono le imprese in gruppi omogenei, i cosiddetti «cluster», in base ad una pluralità di fattori quali l’organizzazione, l’area di mercato, il tipo di clientala, ecc.
Sulla base dei dati derivanti da tale elaborazione, gli studi di settore consentono l’individuazione di una relazione matematica tra le caratteristiche dell’attività e il livello presunto di ricavi o compensi.

Studi di settore: soggetti obbligati

Gli studi di settore si applicano ai soggetti che svolgono attività imprenditoriali, artistiche e professionali ovvero imprenditori e lavoratori autonomi.
Per questi soggetti si prevede l’obbligo di presentare, constestualmente alla dichiarazione dei redditi, un modello con cui comunicare i dati contabili ed extracontabili utili ai fini degli studi di settore.
Tali moduli si compilano e si trasmettono attraverso un software, che applica automaticamente lo studio di settore e consente di indicare:

  • cluster di appartenenza;
  • congruità e coerenza;
  • ricavi o compensi presunti previsti dagli studi di settore.

Quali sono quindi gli obblighi che i contribuenti devono assolvere nel rispetto della normativa sugli accertamenti condotti con gli studi di settore?

Studi di settore: gli adempimenti principali per imprese e professionisti

Ecco i tre adempimenti principali che imprese e lavoratori autonomi devono effettuare in materia di studi di settore:

  • individuare il proprio cluster di appartenenza;
  • indicare se i ricavi o compensi dichiarati sono «congrui», ovvero rientrano nel cosiddetto «intervallo di confidenza parametrale»;
  • individuare la «coerenza» ovvero l’appartenza degli indicatori economici rilevati la range di valori assunti come normali per il cluster cui l’impresa appartiene.

Qualora l’Agenzia delle Entrate riscontrasse dei redditi dichiarati non corrispondenti alle risultanze degli studi di settore, si attiverà il contraddittorio obbligatorio con il contribuente.
Da questo punto di vista è importante sottolineare come il legislatore fiscale abbia esplicitamente escluso che l’Agenzia delle Entrate possa procedere con accertamenti di tipo automatico ovvero basati esclusivamente sull’applicazione degli studi di settore.

Al contribuente è anche data la possibilità di «adeguarsi» agli studi di settore ovvero indicare in dichiarazione i maggiori ricavi risultanti dagli studi (rispetto alla dichiarazione dei redditi) e pagare una maggiorazione del 3%.

Abolizione studi di settore nel 2017?

Da ormai molto tempo si parla di una possibile abolizione degli studi di settore nei prossimi tempi. Allo studio del Governo Renzi per ora c’è solo l’ipotesi dell’abolizione degli studi di settore per i professionisti. Tuttavia, anche le imprese lamentano dei criteri di calcolo degli studi di settore non più aderenti alla realtà del sistema economico italiano. La speranza di operatori professionali e contribuenti è che l’abolizione degli studi di settore arrivi presto, anche alla luce degli scarsi risultati registrati in termini di evasione fiscale.

Cosa significa “adeguarsi agli studi di settore”?

Studi di settore: cos’è l’adeguamento? Molti contribuenti a fine anno devono adeguarsi agli studi di settore ma non sanno esattamente cosa significa.
Adeguarsi agli studi di settore significa alzare la propria soglia di ricavi o compensi risultante dalla contabilità ufficiale per renderla congrua e coerente rispetto a quanto risultante dal risultato degli studi di settore medesimi.

Per i contribuenti che adeguano la propria dichiarazione dei redditi agli studi di settore, è prevista una maggiorazione dei versamenti pari al 3% della differenza tra i ricavi (o compensi) derivanti dall’applicazione degli studi di settore e quelli ufficiali risultanti dalla contabilità.

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