Ecco il “trucco green” usato dai CEO per guadagnare di più

Alberto De Pasquale

13/04/2025

Secondo uno studio di Banca d’Italia, l’aumento della retribuzione legata agli obiettivi su ambiente, sociale e governance difficilmente porta a risultati concreti.

Ecco il “trucco green” usato dai CEO per guadagnare di più

Aumentare lo stipendio degli amministratori delegati in nome della sostenibilità funziona?

Ossia, porta davvero a migliorare le valutazioni ESG (Environment, Social, Governance), sempre più importanti per la reputazione delle aziende e, di conseguenza, per le scelte degli investitori?

Quantomeno, incentivare i CEO a fare meglio sulla sostenibilità aumentando la loro retribuzione sembra non avere l’effetto indesiderato di un calo delle performance aziendali.

Ma proprio per questo gli obiettivi potrebbero essere piuttosto blandi e celare qualche forma di greenwashing: soprattutto in Italia, dove le aziende risultano particolarmente efficaci a raggiungere i traguardi previsti. Ecco perché pagare di più gli amministratori delegati per migliorare la sostenibilità delle aziende potrebbe essere poco utile (a parte che per le tasche degli stessi CEO, ovviamente).

Lo studio di Banca d’Italia

Sintetizzando ai minimi termini emerge questo da uno studio della Banca d’Italia, che ha analizzato le principali società quotate nelle prime quattro economie UE tra 2018 e 2022: 40 aziende ciascuna per Francia, Germania e Italia e 35 per la Spagna. Da tempo le metriche ambientali, sociali e di governance sono state incorporate nei piani di retribuzione degli amministratori delegati. È lecito quindi chiedersi se incentivare la ricerca della sostenibilità, oltretutto incrementando le retribuzioni dei CEO, sia davvero efficace.

Ormai lo stipendio degli amministratori delegati delle grandi aziende non è (più) legato esclusivamente a fattori finanziari e alla massimizzazione del valore per gli azionisti: è ritenuto anche una chiave per promuovere la sostenibilità. E allora partiamo proprio da qui. Stando allo studio, la retribuzione fissa dei CEO delle aziende quotate è in media «sorprendentemente simile» nei quattro paesi: nel 2022 è stata di 2,21 milioni in Francia, di 2,43 in Italia, di 2,44 in Spagna e di 2,59 in Germania. Forti differenze ci sono invece sulla retribuzione variabile, sia a breve sia a lungo termine, che portano la retribuzione totale potenziale a 4,68 milioni in Italia, più bassa di quelle di Germania (6,39) e Francia (5,10), ma più alta rispetto alla Spagna (3,97). Come vedremo, i paesi con la retribuzione variabile più bassa sono anche quelli in cui le aziende raggiungono maggiormente i risultati di sostenibilità previsti.

La sostenibilità e gli stipendi dei CEO

Che l’impatto dei fattori ESG sulle politiche di remunerazione dei CEO sia in crescita è evidente. Nel 2018 soltanto il 25% delle aziende considerava la performance ESG come fattore nella retribuzione variabile dei propri CEO; nel 2022 sono diventate circa il 90%. Inizialmente, le metriche ESG sono state incorporate soprattutto nei piani di retribuzione variabile a breve termine, mentre in seguito sono state incluse nei piani a lungo termine: segno che in futuro le aziende potrebbero dare sempre più importanza alle questioni ambientali e sociali. Nel 2018 le metriche ESG rappresentavano circa il 13% della retribuzione variabile a breve termine e meno del 20% della retribuzione variabile a lungo termine; nel 2022 sono salite rispettivamente al 18% e al 22%.

L’Italia risulta tra i paesi con i CEO più efficaci sul versante sostenibilità nell’immediato: nel 2022 il 94% delle aziende ha raggiunto pienamente gli obiettivi ESG a breve termine, meno della Spagna (96%), ma più di Francia (86%) e Germania (83%). Come anticipato, anche se alle prese con gli obiettivi di sostenibilità i CEO non sembrano distrarsi sul fronte economico-finanziario, perché lo studio suggerisce che la produttività non è calata. Tuttavia, è anche vero che gli obiettivi ESG sono spesso vaghi e poco impegnativi e non richiedono modifiche sostanziali al modello di business: il rischio è appunto il famigerato greenwashing. Ecco perché, in definitiva, lo studio sostiene che i policy makers non dovrebbero farsi troppe illusioni nel considerare la retribuzione dei CEO una leva per raggiungere maggiore sostenibilità tra le grandi aziende.