Dopo quasi sette ore di riunione a Palazzo Chigi il decreto legge sulla spending review è stato approvato. A farne le spese Province, sanità e pubblica amministrazione. I tagli previsti sono di 4,5 miliardi nel 2012, 10 miliardi nel 2013 e 11 miliardi nel 2014. Un cambiamento che è già stato definito storico per l’Italia.
Tutte le misure previste dalla spending review
- Scongiurato l’aumento dell’Iva, ma solo per il 2012: l’aumento, infatti, scatterà dal 1° luglio 2013. Deluso chi pensava che con la spending review, il rischio di aumento del’Iva sarebbe stato abolito. Ma andiamo a vedere, punto per punto, tutte le misure previste dal decreto.
- Pubblico impiego
- Ridotto il 20% dei dirigenti e del 10% degli organi della pubblica amministrazione. I dipendenti considerati in esubero, potranno però usufruire della pensione in base alla normativa precedente alla riforma Fornero.
- Per quanto riguarda i buoni pasto è stato stabilito un massimo di 7 euro (entrerà in vigore dal 1° ottobre).
- Stop anche alle consulenze per i dipendenti in pensione, per tagli del 50% rispetto a quanto è stato speso nel 2009.
- Per quanto riguarda le ferie, gli uffici pubblici dovranno essere chiusi nella settimana di Ferragosto e nella settimana tra Natale e Capodanno. Gli altri tipi di ferie non saranno monetizzate.
- Infine, arriva la «pagella» per i dipendenti degli enti locali, attraverso «parametri di virtuosità per la determinazione delle dotazioni organiche, tenendo prioritariamente conto del rapporto tra dipendenti e popolazione residente».
- Sanità
- Previsti tagli di 1 miliardo per il 2012 e 2 miliardi per il 2013, oltre alla riduzione della soglia della spesa farmaceutica a carico del servizio sanitario nazionale per ciò che concerne l’assistenza farmaceutica territoriale (-13,1% nel 2012 e -11,5% nel 2013).
- Previsti tagli posti letto di circa 30.000 unità negli ospedali: la riduzione prevede una riduzione al 3,7% per mille abitanti.
- Esclusi i tagli ai mini-ospedali (ovvero quelle strutture che contano meno di 80 posti letto).
- L’ammontare complessivo dei tagli alla sanità arriverà a circa 5 miliardi.
- Province
- La scure dei tagli si abbatte pesantemente sulle Province, attuando una riduzione drastica di più del 50%. Dalle attuali 110, infatti, si passerà a 50. La riduzione avverrà subito e non si dovrà dunque attendere un ulteriore decreto, come si era prima ipotizzato. Entro 20 giorni, infatti, il governo stabilirà i criteri attraverso i quali si attueranno i tagli. I criteri, comunque, dovrebbero riguardare prevalentemente la popolazione e l’estensione territoriale.
- Inoltre, dal 1° gennaio 2014, le Province di Roma, Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria verranno soppresse: al loro posto entreranno in vigore le cosiddette Città Metropolitane.
- I Consigli d’amministrazione delle società pubbliche, inoltre, potranno avere solo 3 membri.
- Istruzione
- Saltano i tagli all’Università, e allo stesso modo saltano i fondi alle scuole paritarie. Questa misura, che ha fatto molto discutere l’opinione pubblica, è stata dunque azzerata. No ai tagli di 200 milioni alle università e agli enti di ricerca e no a 200 milioni di fondi in più alle scuole paritarie. Rimangono tuttavia i 10 milioni di fondi previsti per le università non statali.
- Previsti invece stanziamenti per 103 milioni di euro finalizzati alla distribuzione gratuita dei libri scolastici per le scuole secondarie di primo grado (scuole medie).
- Ministeri e Tribunali
- Riduzione minimo del 10% dei militari in servizio, mentre dovrà essere maggiormente agevolata la cessione degli alloggi della Difesa.
Tagliato anche il fondo per le missioni di pace. - Soppresse l’Isvap e la Covip (che saranno accorpate nell’Irvap), così come l’Ente nazionale per il Microcredito e la società Arcus spa.
- Anche i tribunali si piegano sotto la scure dei tagli: prevista la chiusura di circa 30 tribunali, 37 procure e 220 sedi distaccate.
- Le altre misure
La spending review colpisce anche i sindacati: taglio del 10% sui permessi retribuiti per assentarsi dal lavoro ai fini di svolgere attività sindacali; riduzione del 10% ai trasferimenti dei Patronati.
Dimezzate inoltre le spese di acquisto e manutenzione per le auto blu rispetto al 2011.
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