Il governo spagnolo guidato da Mariano Rajoy ha varato una riforma del settore finanziario che riguarda in maniera particolare il comparto bancario. La riforma ha l’obiettivo di risanare in modo definitivo il settore.
I nuovi provvedimenti del Ministero dell’Economia spagnolo, guidato da Luis de Guindos, permetterà alle banche di ristabilire gli attivi immobiliari risanando quelli «tossici» ereditati dall’esplosione del mattone del 2008. Le norme prevedono anche la possibilità, per gli istituti finanziari, di creare una riserva di fondi supplementari per l’ammontare complessivo di cinquanta miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato della riforma è dunque quello di limitare la quantità di capitali che le banche sono costrette a mettere da parte per l’esposizione al mercato immobiliare.
Il processo di riforma dovrebbe essere concluso nel giro di un anno senza il ricorso ad alcun aiuto pubblico. Si prevede solo la possibilità che gli istituti di credito facciano ricorso al FROB, il fondo speciale di aiuti per il settore bancario.
Il settore bancario spagnolo necessitava di nuovi provvedimenti di riforma, come aveva indicato una stima effettuata dalla Banca di Spagna proprio in merito agli attivi immobiliari dubbi, i quali ammontavano a circa centosettantasei miliardi di euro nel giugno scorso. Le riserve di capitale che la banche iberiche andranno a costituire saranno in grado di coprire circa un terzo dell’ammontare complessivo. Il governo, però, ha già fatto sapere che esigerà una copertura fino all’80% di questi attivi, a seconda dei casi.
Attenuanti a questa prospettiva di riforma sono previsti per gli istituti che saranno coinvolti in processi di fusione interbancaria, i quali potranno impiegare non uno, bensì due anni per accumulare i capitali di riserva che le nuove norme esigono. L’obiettivo dichiarato del governo è infatti quello di favorire le fusioni tra istituti di credito al fine di creare entità finanziarie più solide.
Secondo il ministro de Guindos la riforma avrà un effetto anche sulla cosiddetta economia reale, in particolare sul mercato immobiliare. Si prevede, infatti, un calo dei prezzi delle case. Le banche, infatti, dovranno valutare a prezzi più coerenti con la concreta situazione del mercato gli immoboli che fanno parte dei loro attivi, e non rifacendosi ai valori del passato che non possono avere più corso nell’attuale contesto di crisi economica.
Alcuni istituti di credito, temendo la possibilità concreta di un inaspirmento degli standard minimi di capitalizzazione, hanno già cominciato a risistemare gli attivi immobiliari nel corso del 2011. Santander, ad esempio, ha incrementato dal 31% al 50% i cuscinetti cautelativi per quanto riguarda i prestiti concessi nel settore immobiliare, in questo modo destinando all’adeguamento la maggior parte dei profitti dell’ultimo trimenstre 2011.
Anche Banco Popular ha potuto registrare un calo nei ricavi al netto del 18,7%, vale a dire a 479,6 milioni di euro. Il dato è stato registrato dopo che l’istituto ha destinato 1,7 miliardi di euro ai cuscinetti cautelativi contro un’eventuale esplosione di insolvenza per quanto riguarda i prestiti di settore.
Il comparto immobiliare è certo uno dei punti di maggior preoccupazione dei governi europei, se non altro perchè ha un forte legame con quella che è l’economia reale in cui vivono i cittadini. Proprio all’inizio di questa settimana, Sarkozy aveva annunciato, nel suo discorso a reti unificate, la volontà di inserire nella prossima agenda di governo il punto del caro- prezzi nel settore immobiliare. Per quanto riguarda la Spagna, la riforma finanziaria varata oggi rientra in un più vasto progetto del governo Rajoy di ridisegnare in tre mosse la finanza iberica entro il termine di metà febbraio. Proprio la scorsa settimana il governo ha varato la legge sull’equilibrio di bilancio e per la prossima settimana si attende una riforma che riguarderà il mercato del lavoro. Il pacchetto varato oggi punta, nel complesso, a rafforzare l’immagine della Spagna nel contesto internazionale proprio agendo sul settore bancario e sul credito interno, in un quadro di rilancio dell’economia nazionale e di lotta alla crescente disoccupazione.
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