Siri, spunta un’altra inchiesta della magistratura sul sottosegretario: la Lega si arrende

La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, senza ipotesi di reato né indagati, sull’acquisto di una palazzina del milanese da parte di Armando Siri. I soldi proverrebbero da una banca di San Marino

Siri, spunta un'altra inchiesta della magistratura sul sottosegretario: la Lega si arrende

In giornata, il premier Giuseppe Conte è stato categorico sul caso Siri, sottosegretario leghista indagato: nessuna conta dei voti in Consiglio dei Ministri di mercoledì, le dimissioni arriveranno prima. E la Lega ha accettato la posizione dell’avvocato, anche perché intanto la trasmissione Report ha svelato un nuovo caso in cui sarebbe coinvolto il sottosegretario, sulla base del quale è stata aperta un’inchiesta da parte della Procura di Milano.

Siri, Lega apre a dimissioni

L’indagine su Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti della compagine leghista, ha scatenato lo scontro più duro all’interno della maggioranza di Governo, facendo scivolare in secondo piano quello sul Tav. Siri, cui il ministro Danilo Toninelli ha revocato le deleghe, avrebbe ricevuto o gli sarebbe stata promessa una tangente da 30.000 euro da parte dell’imprenditore Paolo Arata per far approvare una norma sul mini eolico. Secondo gli inquirenti, il socio occulto delle aziende di Arata sarebbe Vito Nicastri, mafioso vicinissimo al super-latitante Matteo Messina Denaro.

La Lega di Matteo Salvini si è schierata in difesa del sottosegretario, mentre i 5 Stelle ne hanno chiesto sin dall’inizio le dimissioni. Sul caso dovrebbe decidere il Presidente del Consiglio Conte, e il responso dovrebbe arrivare al più tardi mercoledì. Nella giornata di lunedì, dopo settimane di parole di fuoco, il capogruppo al Senato del Carroccio Massimiliano Romeo ha detto al fattoquotidiano.it che “la decisione di Conte sarà accettata”. A sbloccare l’impasse, sembra aver aiutato il servizio di Report, trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci.

Procura apre inchiesta sul servizio di Report

Il programma di Rai 3 ha rivelato nella puntata di lunedì 6 maggio, anticipando il servizio della settimana prossima, che Siri ha acquistato a Bresso, piccolo comune del milanese, una palazzina con 7 appartamenti, un negozio, un laboratorio e diverse cantine. Nulla di sospetto, se non fosse che l’acquisto è stato effettuato grazie a un mutuo di quasi 600.000 euro fornito da una banca di San Marino.

La giornalista Claudia Di Pasquale si è chiesta come fosse possibile che una banca abbia concesso un mutuo a una persona cui nel 2011 era stato pignorato un appartamento e che nel 2017 aveva presentato una dichiarazione dei redditi da soli 25.000 euro. A gestire la compravendita è stata l’agenzia immobiliare di Policarpo Perini, nel 2013 candidato sindaco a Bresso con il partito Italia Nuova, fondato dallo stesso Siri. Anche il figlio Marco Luca Perini, oggi capo della segretaria di Siri, ha acquistato un immobile nella stessa palazzina. Quest’ultima è stata intestata a sua volta alla figlia del sottosegretario leghista.

A segnalare l’operazione sospetta è stato lo stesso notaio che si è occupato della transazione, Paolo De Martinis, per via della dubbia provenienza dei capitali. Per De Martinis, “garanzie reali per il mutuo non ce ne sono”. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, al momento senza ipotesi di reato né indagati, sul caso ricostruito da Report. La GdF ha trasmesso nei giorni scorsi un’informativa alla Procura, senza aprire un fascicolo.

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