Simulazione di voto: col Rosatellum pareggio scontato, governo tecnico inevitabile?

Alessandro Cipolla

13 Ottobre 2017 - 16:16

Il Corriere della Sera pubblica una simulazione di voto con la nuova legge elettorale: anche le larghe intese sarebbero impossibili, governo tecnico quindi unica soluzione?

Simulazione di voto: col Rosatellum pareggio scontato, governo tecnico inevitabile?

La legge elettorale è sempre più il tema del momento. Dopo l’approvazione alla Camera a suon di voti di fiducia, lo stesso meccanismo per il Rosatellum-bis dovrebbe essere adoperato anche al Senato.

Sembrerebbe essere quindi a un passo questa svolta in materia di legge elettorale, con il patto trasversale tra Partito Democratico, Forza Italia, Lega Nord e centristi che ha retto al primo impatto a Montecitorio.

Al Senato però i numeri sono un po’ più a rischio, ma il sentore è che ormai il Rosatellum-bis abbia la strada blindata verso la sua approvazione, con gli italiani che quindi in primavera si recheranno alle urne con questo nuovo sistema di voto.

Vista l’attuale situazione tripolare nel nostro paese, come potrebbe essere la composizione del prossimo Parlamento? Vediamo allora grazie a una simulazione di voto che si basa su dei recenti sondaggi che tipo di governo potrebbe uscire fuori dalle urne.

Che Parlamento con la nuova legge elettorale?

Il Rosatellum-bis può contare quindi su un più che buono sostegno parlamentare, ma non mancano anche gli scontenti. Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Movimento Democratico e Progressista infatti hanno annunciato battaglia anche a Palazzo Madama.

La nuova legge elettorale è un sistema per il 64% proporzionale (listini bloccati) e per il 36% maggioritario (collegi uninominali). Non è previsto un premio di maggioranza e la soglia di sbarramento è fissata al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni.

Visto il ritorno delle coalizioni e la presenza di collegi uninominali per la parte maggioritaria, un partito o una lista in ogni collegio può decidere di volta in volta quale candidato appoggiare senza che sia previsto il voto disgiunto.

In questo scenario il Corriere della Sera ha svolto una simulazione di voto molto interessante, prendendo come base statistica le varie interviste svolte dall’Ipsos negli ultimi mesi in materia di preferenza elettorale.

Nel dettaglio nell’indagine viene fatto un confronto su come sarebbe formato il prossimo Parlamento con l’Italicum corretto come legge elettorale e come invece cambierebbe con il Rosatellum-bis.

Tralasciando l’Italicum corretto, visto gli ultimi sviluppi è più attuale vedere come questi sondaggi andrebbero a dipingere la composizione della prossima Camera con il Rosatellum-bis, ipotizzando un centrodestra unito, il PD assieme ai centristi, il resto della sinistra unita e il Movimento 5 Stelle naturalmente in solitario.

Escludendo i 13 seggi della Valle d’Aosta e della circoscrizione Estero, il centrodestra otterrebbe 238 deputati, il M5S 178, il PD più Alfano 174 e la sinistra 23. Dalle urne quindi non uscirebbe fuori nessun vincitore.

Anche le tanto chiacchierate larghe intese però sarebbero molto difficili da poter attuare. Soltanto il Movimento 5 Stelle con Lega Nord e Fratelli d’Italia si potrebbe avvicinare con 310 deputati alla soglia di maggioranza fissata in 315.

Un’alleanza invece Renzi, Berlusconi e Alfano si fermerebbe addirittura a 278, molto lontani quindi dal poter formare un esecutivo. Se ci contiamo poi che al Senato la situazione sarebbe ancor più complessa, la governabilità con il Rosatellum-bis sarebbe un autentico miraggio.

Governo tecnico unica soluzione?

Stando alla simulazione di voto pubblicata dal Corriere della Sera, il nostro paese alle prossime elezioni andrebbe incontro a un pareggio che potrebbe provocare una situazione di sostanziale immobilismo.

Anche se chiuse le urne ci potrebbe essere un gran rimescolamento tra i vari parlamentari eletti, visto anche i cambi di casacca partitica da record in questa attuale legislatura, anche le larghe intese sembrerebbero essere a rischio.

Un paradosso questo reso ancor più incredibile dal fatto che si andrebbe al voto con una legge elettorale nuova di zecca. Invece quindi di cercare di garantire la governabilità, alla fine il Parlamento starebbe procedendo verso una direzione diametralmente opposta.

Alla luce di questo quindi le soluzioni potrebbero essere due. La prima è che preso atto dell’impossibilità di poter formare un governo si decida di tornare subito alle urne. Il problema però in questo caso sarebbe che un nuovo voto con ogni probabilità non andrebbe a spostare nessun equilibrio.

La seconda soluzione invece è quella molto gradita dall’Europa e dal mondo economico in generale: un governo tecnico o di scopo. Si tratterebbe quindi di un esecutivo della durata massima di due anni, che andrebbe a compiere alcune riforme prima di passare di nuovo la palla alle urne.

Una sorta di nuovo governo Monti che permetterebbe ai vari partiti di far approvare provvedimenti poco popolari senza metterci la faccia in prima persona. La riforma Fornero delle pensioni è un ottimo esempio a riguardo.

Vedremo dunque se il Rosatellum-bis riuscirà a ottenere il via libera definitivo dal Senato. Questa nuova legge elettorale comunque in vista del voto nel 2018 non sembrerebbe chiarire le cose anzi, il rischio più concreto a questo punto è quello chi gli anglosassoni chiamano hung parliament, ovvero letteralmente un “Parlamento appeso” dove non è possibile formare un governo.

SONDAGGIO