Sardegna: vince l’austerità anti-casta. Abolite provincie e stipendi dei consiglieri regionali

Raffaele Guerra

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Sardegna: vince l'austerità anti-casta. Abolite provincie e stipendi dei consiglieri regionali

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Il referendum anticasta convocato in Sardegna per il fine settimana, comincia a dare i suoi frutti. Dopo che tutti i dieci quesiti sottoposti alla consultazione elettorale hanno raggiunto il quorum, la vittoria del «Si» ha di fatto decretato l’abolizione delle quattro provincie più recenti (Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Olbia Tempio e Ogliastra) e gli stipendi dei consiglieri regionali.

Intanto, è arrivata la prima dimissione: si tratta di Tore Cherchi, alla presidenza di uno degli enti regionali aboliti dal voto. Per il resto, i sardi rimangono in attesa dei provvedimenti legislativi che daranno corso effettivo alla consultazione referendaria.

La volontà che viene fuori dal risultato elettorale è evidentemente in polemica con il corso attuale delle istituzioni: il quesito sull’abolizione delle quattro provincie istituite nel 2001 ha infatti raggiunto il 97% di Si. Non basta: il numero più alto dei Si è stato registrato proprio sul quesito che chiede il taglio del numero dei consiglieri regionali da 80 a 50.

Intanto, la conseguenza immediata del referendum è un terremoto politico all’interno degli schieramenti politici sardi che rischia di essere solo all’inizio. Sostenuto dal governatore Cappellacci il movimento referendario non ha voluto sciogliersi all’indomani della consultazione referendaria, e alcuni hanno interpretato questo «atto mancato» proprio come una presa di distanza dal presidente della regione. Si prospettano spaccature anche nel centro-sinistra, dopo le dimissioni di Tore Cherchi, infatti, Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro e dell’Uds, ha denunciato di essere stato lasciato solo nel conflitto con il movimento referendario.

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