Sui mercati valutari non si placano le vendite sul rublo russo, che soffre i continui deflussi di capitali esteri (e non solo) dovuti alla crisi economica e alle tensioni geopolitiche
In Russia continua a tenere banco la debolezza del rublo, che comunque dovrebbe consentire a Mosca un po’ di sollievo sul fronte dell’export nonostante le pesanti sanzioni economiche inflitte da Europa e Stati Uniti. Sui mercati internazionali il tasso di cambio USDRUB ha superato per la prima volta nella sua storia quota 40 (tre mesi fa il cambio valeva poco più di 34), ma anche il cross tra l’euro e il rublo è volato sui massimi di sempre oltre quota 50. Il crollo della valuta russa è dovuto a un costante deflusso di capitali esteri, stimati quest’anno a 150 miliardi di dollari dopo i 60 miliardi dello scorso anno.
La caduta del rublo in questa particolare fase di mercato è comunque un toccasana per il bilancio della Federazione russa, che deve fare i conti con il pesante calo dei prezzi del petrolio sui mercati globali. Mosca è il maggiore produttore di energia del pianeta e quasi la metà delle sue entrate fiscali derivano dalla vendita di oil & gas. L’indebolimento del rublo fa crescere il valore delle entrate da prodotti energetici, altrimenti il paese rischierebbe una pericolosa crisi finanziaria. Non bisogna poi dimenticarsi delle sanzioni imposte dall’Occidente, che impediscono al Cremlino di rifinanziarsi con facilità sui mercati internazionali.
La banca centrale russa è intervenuta più volte sui mercati per evitare il tracollo del rublo, anche perché è stata già superata la banda di oscillazione sul cambio USDRUB, compresa tra 35,50 e 44,50. La scorsa settimana l’istituto monetario di Mosca ha venduto 700 milioni di dollari, mentre negli ultimi cinque mesi sono stati utilizzati più di 40 miliardi di dollari di riserve valutarie. Ad ogni modo la Russia ha smentito seccamente la volontà di introdurre restrizioni al movimento di capitali per frenare la discesa del rublo. Secondo gli specialisti di Danske Bank, il cambio USDRUB salirà più del 4% nei prossimi dodici mesi, mentre per HSBC fino a 41,10.