65 milioni di dischi venduti, un patrimonio stimato in oltre due milioni di euro. Eppure la storia di Romina Power non si racconta senza Ylenia, la figlia scomparsa a New Orleans nel 1994
L’immagine di Romina Power ospite a Belve di pochi giorni fa elegante, lucida, ancora capace di riempire lo schermo a settantaquattro anni — racconta due storie che scorrono in parallelo senza mai toccarsi. La prima è quella di una carriera straordinaria, costruita su palchi internazionali e decine di milioni di dischi venduti, su Sanremo vinti e tour che attraversano l’Europa per decenni. La seconda è quella di una madre che da trentadue anni risponde alla stessa domanda senza mai cambiare risposta: «Penso che Ylenia sia da qualche parte». Due storie in una sola vita. E nessun patrimonio, per quanto consistente, capace di acquistare la certezza che ancora manca.
Da Hollywood a Cellino San Marco: come nasce un’icona
Romina Francesca Power nasce a Los Angeles il 2 ottobre 1951, figlia di due mostri sacri del cinema americano: Tyrone Power e Linda Christian. È già una storia di privilegio genetico prima ancora di diventare una storia di talento. Debutta davanti alla macchina da presa a tredici anni, nel 1964, e nei quattro anni successivi gira quattordici film. Il cinema italiano la adotta presto, com’era abitudine dell’epoca per le figlie dei divi hollywoodiani che il Bel Paese riusciva ad attirare con la sua luce.
L’incontro decisivo avviene sul set di Nel Sole nel 1967: lì conosce Albano Carrisi, il ragazzo di Cellino San Marco destinato a diventare Al Bano. Si sposano nel 1970. Quello che nasce come storia d’amore si trasforma nel giro di pochi anni in uno dei sodalizi artistici più redditizi della musica italiana. Felicità (Sanremo 1982), Sharazan, Ci sarà (vittoria a Sanremo 1984), poi ancora nel 1987 e nel 1989: canzoni che superano i confini nazionali e diventano fenomeno in tutta l’Europa continentale e in America Latina. Settimo posto all’Eurovision nel 1976 e di nuovo nel 1985. Fino al 1996 vendono insieme 65 milioni di dischi: una cifra che, in un’epoca in cui lo streaming non esiste e ogni copia è fisica, significa denaro reale, sostanziale, duraturo.
Quanto vale davvero Romina Power?
Stimare il patrimonio di un’artista che ha operato per decenni tra Italia, Europa e Stati Uniti — con fonti di reddito eterogenee: cinema, musica, televisione, diritti d’autore, ospitate — è per sua natura un esercizio approssimativo. Le stime più attendibili collocano il patrimonio netto di Romina Power intorno ai due milioni di euro, una cifra che tuttavia potrebbe risultare conservativa rispetto all’insieme di royalties passive, immobili e partecipazioni accumulate in oltre sei decenni di carriera.
I numeri certi che conosciamo sono parziali ma significativi. Solo per la partecipazione come super ospite a Sanremo 2020 — insieme ad Al Bano — la coppia avrebbe incassato una cifra superiore ai cinquantamila euro. I tour della reunion, inaugurata nel 2013 con il concerto a Mosca e proseguita con il Reunion Tour del 2014, hanno riportato la coppia sui grandi palchi europei: una singola serata in venue da migliaia di posti genera facilmente sei cifre. A questo si aggiungono le royalties su un catalogo che continua a girare, le ospitate televisive internazionali — il duo è particolarmente apprezzato in Germania, Russia e America Latina — e l’attività letteraria di Romina, autrice di diversi libri.
Per chi vuole capire come si costruisce e si misura la ricchezza di un’artista italiana di quella generazione, il confronto con carriere analoghe è illuminante: le traiettorie patrimoniali di cantanti come Katia Ricciarelli mostrano come il mercato della musica degli anni Settanta e Ottanta abbia prodotto fortune spesso sottovalutate nell’immaginario collettivo, abituato a misurare la ricchezza con i soli parametri dello streaming contemporaneo. Non è cambiata la struttura, d’altra parte: tour, Sanremo e diritti d’autore sono ancora oggi il trittico su cui si fonda il patrimonio delle grandi voci femminili italiane, come conferma il profilo di Giorgia, costruito secondo la stessa logica decenni dopo.
D’altro canto, è necessario notare che Al Bano — con cui Romina ha edificato la parte più remunerativa della sua carriera — ha sviluppato nel tempo un’attività imprenditoriale più solida e diversificata, che include la tenuta vinicola di Cellino San Marco e l’agriturismo. Il patrimonio di Romina, per quanto consistente, è prevalentemente legato ai proventi diretti dello spettacolo, senza quel cuscino immobiliare-imprenditoriale che invece caratterizza la posizione finanziaria del suo ex marito.
Ylenia: la storia che non si chiude
Ylenia Maria Sole Carrisi nasce il 29 novembre 1970. Primogenita di Al Bano e Romina, cresce tra l’Italia e gli Stati Uniti, studia letteratura al King’s College di Londra con risultati eccellenti, coltiva un progetto personale che ha qualcosa del romantico e dell’avventuroso: fotografare e raccontare gli artisti di strada, i senzatetto, le persone invisibili delle città americane. È questo progetto che la porta a New Orleans all’inizio del 1994.
L’ultima comunicazione con i genitori risale alla notte di Capodanno tra il 1993 e il 1994. Il 18 gennaio i genitori la denunciano scomparsa. L’ultima volta che qualcuno la vede con certezza è il 6 gennaio 1994, nel French Quarter della città. Stava alloggiando al LeDale Hotel con Alexander Masakela, un musicista di strada di vent’anni più grande di lei, il cui ruolo nella vicenda non è mai stato chiarito del tutto — arrestato il 31 gennaio con un’accusa non correlata, rilasciato per mancanza di prove. Una guardia di sicurezza testimonierà di aver visto una donna corrispondente alla sua descrizione gettarsi nel fiume Mississippi pronunciando le parole: «Appartengo all’acqua». La Guardia Costiera setaccia il fiume. Non trova nulla.
Il caso rimane aperto per quasi vent’anni. Nel gennaio 2013 Al Bano presenta formalmente richiesta di dichiarazione di morte presunta: la sua convinzione è ferma, e dolorosa nella sua chiarezza. «Non c’è più» ha ripetuto in decine di interviste nel corso degli anni. Romina non ha mai ceduto a questa certezza. «Le indagini non sono state fatte bene» ha dichiarato nel dicembre 2025, riaprendo l’ennesimo capitolo di una vicenda che non trova pace. «Penso che sia da qualche parte.» Nell’aprile 2026, ospite di Belve, le due posizioni dei genitori restano esattamente dove sono sempre state: inconciliabili, sospese tra fede e rassegnazione.
È una storia che la cronaca italiana non ha mai smesso di seguire, in parte per la popolarità dei genitori, in parte perché, come ogni sparizione irrisolta, riflette qualcosa di profondamente umano: l’impossibilità di fare i conti con un’assenza senza nome, senza corpo, senza conclusione. Le storie come quella di Ylenia non finiscono: si interrompono.
Il prezzo che i conti non contemplano
C’è una lezione scomoda, nella storia di Romina Power. Il successo economico — e il suo è stato reale, solido, conquistato davvero — non esaurisce la vicenda di una vita. Il patrimonio è una misura parziale, quasi sempre fuorviante quando si tratta di capire cosa sia costato e cosa abbia significato costruirlo.
Romina Power ha attraversato la notorietà internazionale, la separazione da Al Bano nel 1999 — in larga parte determinata dal peso di una tragedia irrisolta — la solitudine di chi ha vissuto sotto i riflettori una perdita che non si è mai trasformata in lutto perché manca ancora la certezza. Ha continuato a cantare, a rilasciare interviste, a essere presente. Ha scelto la speranza come postura pubblica, probabilmente anche come meccanismo di sopravvivenza.
Insomma: quando si parla di quanto «vale» Romina Power, i due milioni di euro stimati sono soltanto la parte visibile del bilancio. Il resto — trentadue anni di attesa, un nome che non si smette di pronunciare, una domanda che non trova risposta — non ha voce nei registri patrimoniali. Ed è probabilmente la parte che pesa di più.
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