Riscaldamento autonomo condominio:come funziona, regole e costi

Riscaldamento autonomo, le regole da rispettare in condominio su accensione e temperatura dei termosifoni. Costi e vantaggi rispetto al riscaldamento centralizzato.

Riscaldamento autonomo condominio:come funziona, regole e costi

Come funziona il riscaldamento autonomo? Perché e quando conviene rispetto a quello centralizzato?

Queste sono domande che ogni condomino all’inizio dell’inverno si pone, dato che tutti vorrebbero trovare il modo migliore per risparmiare sul riscaldamento ma allo stesso tempo avere una casa calda e accogliente.

Il riscaldamento autonomo permette ad ogni condomino una gestione autonoma dell’accensione dei radiatori e quindi favorisce il contenimento della spesa e degli sprechi.

In questo articolo vedremo come funziona esattamente il riscaldamento autonomo in condominio, gli orari di accensione, la temperatura consentita e come staccarsi dal riscaldamento centralizzato.

Riscaldamento autonomo in condominio: come funziona

Il riscaldamento autonomo in condominio prevede che ogni singola unità immobiliare sia dotata di una propria caldaia a cui sono allacciati i diversi termosifoni che sono situati in casa. La caldaia tramite il gas, riscalda l’acqua e questa viene mandata ai radiatori, permettendogli di emanare calore.

Chi ha il riscaldamento autonomo può gestire gli orari di accensione dei termosifoni in maniera del tutto autonoma rispetto agli altri condomini, ma sempre nel rispetto del numero di ore e della temperatura massima prevista dalla normativa nazionale. Approfondiamo questi aspetti.

Riscaldamento autonomo: orari di accensione dei termosifoni e temperatura

Anche chi ha il riscaldamento autonomo deve attenersi alla normativa nazionale circa la temperatura da mantenere all’interno della propria abitazione. Questa viene stabilita su scala nazionale per evitare sprechi e aumentare l’inquinamento e il surriscaldamento globale. La normativa cerca un compromesso tra l’esigenza di far calore e quella di contenere lo spreco di energia. Quindi la temperatura interna non deve superare:

  • i 20 gradi nelle case private, negli uffici e nelle scuole;
  • i 18 gradi nei fabbricati.

Queste sono le indicazioni di legge, ciò non toglie che in caso di freddo estremo e fenomeni atmosferici di particolare entità, ogni singolo Comune possa a sua discrezione aumentare la temperatura consentita.

Attenzione, quindi, a non esagerare con il riscaldamento dei termosifoni: questa è una delle cause principali di inquinamento oltre al fatto che lo sbalzo caldo-freddo può favorire l’insorgere di malattie stagionali, in primis l’influenza.

Orari di accensione riscaldamento autonomo: quante ore?

Anche il numero delle ore consentite di accensione dei termosifoni sono stabilite dalla legge a livello nazionale, precisamente dai decreti 412 del 1993 e 551 del 1999. Qui il territorio italiano viene diviso in fasce climatiche e ad ognuna di esse corrisponde una diversa data di accensione e di monte ore consentite. Di seguito riportiamo una tabella in cui sono con le regole di accensione dei termosifoni, sia per il riscaldamento autonomo che per quello centralizzato:

ZONA ORE DATA DI ACCENSIONE
A 6 01/12 al 15/03
B 8 01/12 al 31/03
C 10 15/11 al 31/03
D 12 01/11 al 15/04
E 14 15/10 al 15/04
F libera scelta libera scelta

Le lettere dell’alfabeto corrispondono alle seguenti zone:

  • zona A: Lampedusa; Linosa; Porto Empedocle.
  • zona B: Agrigento; Catania; Crotone; Messina; Palermo; Reggio Calabria; Siracusa ed infine Trapani.
  • zona C: Ancona; Ascoli Piceno, Bari; Benevento; Cagliari; Caserta; Catanzaro; Cosenza; Latina, Lecce; Napoli; Oristano; Ragusa; Salerno; Sassari;Taranto.
  • zona D: Avellino; Caltanissetta; Chieti; Foggia; Genova; Imperia, Isernia; La Spezia, Savona, Forlì, Firenze; Grosseto; Livorno; Lucca; Macerata; Massa Carrara; Matera; Nuoro; Pescara; Pesaro; Pisa; Pistoia, Prato; Roma; Siena; Terni; Teramo; Viterbo; Vibo Valentia.
  • zona E: Alessandria; Aosta; Arezzo; Asti; Bergamo; Biella; Bologna; Bolzano, Brescia; Campobasso; Como; Cremona; Enna; Ferrara; Frosinone; Gorizia; Lecco; L’Aquila; Lodi; Milano; Modena; Parma; Piacenza, Potenza. Padova; Pavia, Perugia, Novara, Modena; Parma; Piacenza; Pordenone, Rieti, Sondrio; Torino; Varese, Verbania; Vercelli. Venezia, Verona; Vicenza, Treviso; Trieste; Udine.
  • zona F: Belluno; Cuneo; Trento.

I vantaggi del riscaldamento autonomo rispetto a quello centralizzato

Perché in molti preferiscono il riscaldamento autonomo? La risposta è semplice: se si presta particolare attenzione all’accensione dei termosifoni, il riscaldamento autonomo permette di risparmiare notevolmente rispetto al sistema centralizzato. Inoltre, il condomino che se ne distacca non è più tenuto a pagare le spese del combustibile per il mantenimento della caldaia comune.

Oltre ai vantaggi economici, molti preferiscono il riscaldamento autonomo perché restituisce autonomia decisionale al singolo proprietario su quando e per quanto tempo tenere i termosifoni accesi, con la possibilità di spegnerli completamente durante i periodi di assenza.

Passare dal riscaldamento centralizzato a quello autonomo

Sempre più spesso i condomini sono dotati di riscaldamento centralizzato, vuol dire che vi è una caldaia in comune ma diverse valvole che permettono di contabilizzare i consumi di ciascuna unità immobiliare. Tuttavia non di rado si preferisce tornare al riscaldamento autonomo che consente sicuramente una gestione dei termosifoni più personalizzata.

La legge ammette il passaggio dal riscaldamento centralizzato a quello autonomo, anche senza il consenso degli altri inquilini; tuttavia ci sono due condizioni da rispettare:

  • il distacco non deve danneggiare il sistema di riscaldamento dell’edificio;
  • il distacco non deve causare l’aumento dei costi per gli altri condomini.

Nella nostro articolo dedicato una guida su come e quando procedere al distacco dal riscaldamento centralizzato e al ritorno a quello autonomo.

Spetta al perito stabilire se ci sono le condizioni che permettono il distacco; gli altri condomini potranno opporsi solo se provano che il fatto provochi dei danni.

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