Come fare ricorso al TAR e quanto costa

Giorgia Dumitrascu

21 Gennaio 2026 - 13:47

Fare ricorso al TAR significa impugnare un atto della PA entro termini precisi e sostenere costi obbligatori, dal contributo unificato alle spese legali.

Come fare ricorso al TAR e quanto costa

Hai un provvedimento della Pubblica Amministrazione che ti danneggia? Un’esclusione da un concorso, un diniego che blocca un’attività, una graduatoria che cambia il tuo destino professionale o un’amministrazione che resta in silenzio. In queste situazioni il ricorso al TAR può essere una soluzione. Tuttavia, non basta “avere ragione”, contano i termini, gli atti impugnabili e l’impatto economico della scelta.

Cos’è il TAR e quando si può fare ricorso

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) è il giudice di primo grado della giustizia amministrativa, competente a controllare la legittimità degli atti della Pubblica Amministrazione. Il ricorso al TAR serve se un provvedimento amministrativo incide in modo concreto sulla posizione del cittadino o dell’impresa e si chiede al giudice di annullarlo perché illegittimo.
La base normativa è il Codice del processo amministrativo (D.lgs. n. 104/2010): l’art. 7 individua la giurisdizione, l’art. 29 disciplina l’azione di annullamento, l’art. 31 tutela contro il silenzio dell’amministrazione.

È importante chiarire cosa il TAR può e non può fare. Può sindacare la legittimità dell’atto (competenza, procedura, motivazione), ma non può sostituirsi all’amministrazione nelle scelte discrezionali. In altre parole, il Tribunale Amministrativo Regionale non decide “al posto” dell’ente: verifica se la decisione è stata presa nel rispetto delle norme.

“Il TAR non corregge l’amministrazione: ne controlla la legalità.”

Si può fare ricorso al TAR solo se il provvedimento è definitivo e produce un effetto concreto e negativo sulla posizione del cittadino o dell’impresa.

Chi può fare ricorso al TAR e in quali casi concreti

Può proporre ricorso al TAR chi è colpito in modo diretto da un atto della P.A. e ha un interesse personale, concreto e attuale a farlo annullare. In sostanza, deve esserci un danno reale o un pregiudizio imminente, non una semplice contrarietà “di principio”.

Molti ricorsi vengono dichiarati inammissibili o irricevibili perché manca proprio questo requisito. In altri casi l’atto impugnato non è quello corretto o i termini sono già scaduti. È il primo filtro concreto, previsto anche sul piano procedurale (art. 35, D.lgs. n. 104/2010).

“Se non c’è un interesse attuale, il ricorso non entra nemmeno nel merito.”

Dinanzi al giudice amministrativo si tutela, di regola, l’interesse legittimo, cioè la posizione di chi contesta il modo in cui la P. A. ha esercitato il proprio potere. Il TAR, in determinate materie, può intervenire anche a tutela dei diritti soggettivi, cioè diritti già riconosciuti dalla legge, che la P.A. ha leso con un atto illegittimo (art. 7, D. lgs. n. 104/2010).

E’ il caso del ricorso al TAR per concorso (esclusione, punteggio, graduatoria), l’interesse è immediato perché incide su assunzione o posizione utile. Nel ricorso contro un diniego (permesso, autorizzazione, concessione), l’atto blocca un’attività o un diritto di iniziativa. Invece, Nei casi di silenzio della P.A., invece, si agisce per ottenere una risposta quando l’amministrazione non conclude il procedimento nei tempi dovuti (art 31, D.lgs. 104/2010).

Entro quando si può fare ricorso al TAR?

Il rispetto dei termini nel ricorso al TAR è una delle cause più frequenti di inammissibilità.
L’azione di annullamento va proposta entro 60 giorni (art. 29, D.lgs. n. 104/2010). Superata questa soglia, il giudice non entra nel merito, anche se l’atto è illegittimo.

Esistono però termini più brevi. Nei contratti pubblici e nei riti speciali il termine scende a 30 giorni (art 120 D.lgs. n. 104/2010), è il caso tipico delle gare. All’opposto, in alcune ipotesi il termine può arrivare a 120 giorni, come per l’azione risarcitoria autonoma davanti al giudice amministrativo (art 30, co. 5 del D.lgs. n. 104/2010).
Rileva anche da quando decorrono i termini. Il computo parte, di regola, dalla notifica dell’atto; in alternativa, dalla pubblicazione o dalla piena conoscenza quando l’atto non è formalmente notificato ma produce effetti concreti.

“Un provvedimento viene notificato il 10 marzo: il termine inizia l’11 marzo e scade il 9 maggio. Anche un solo giorno di ritardo rende il ricorso inammissibile”.

Come fare ricorso al TAR: la procedura

Per fare ricorso al TAR è necessaria l’assistenza di un avvocato. Infatti, il Codice del processo amministrativo prevede la difesa tecnica, il cittadino non può agire da solo, perché il giudizio si fonda su atti formali, termini perentori e regole procedurali che non ammettono approssimazioni.

Come funziona il ricorso al TAR: i passaggi

La procedura del ricorso TAR si articola in pochi passaggi essenziali, ma ciascuno incide su tempi e costi. Si parte dalla verifica dell’atto e, quando serve, dall’accesso agli atti per ricostruire il procedimento e individuare i vizi di legittimità. Senza questa fase preliminare, il ricorso rischia di poggiare su presupposti incompleti.
Segue la notifica del ricorso alle amministrazioni e ai controinteressati nei termini di legge (artt. 41 e 45 c.p.a.). Il ricorso va poi depositato telematicamente tramite il Processo Amministrativo Telematico, con effetti immediati sull’instaurazione del giudizio (art. 136 c.p.a.).

La sospensiva del TAR: come incide su tempi e costi

Se l’atto produce un danno grave e difficilmente reversibile, si può chiedere la sospensiva al TAR, cioè una tutela cautelare che può bloccare temporaneamente gli effetti dell’atto (art. 55 c.p.a.). La sospensiva anticipa una valutazione del giudice prima della sentenza definitiva. In ogni caso richiede presupposti stringenti, comporta un’accelerazione dei tempi processuali e, spesso, un aumento dei costi.

Quanto costa fare ricorso al TAR?

Il primo costo certo è il contributo unificato, dovuto al momento del deposito del ricorso, come previsto dal D.P.R. n. 115/2002 (Testo unico spese di giustizia), aggiornato alla prassi 2026.
Per i ricorsi ordinari l’importo è pari a 650 euro. Scende a 300 euro nei giudizi su accesso agli atti e silenzio della Pubblica Amministrazione, sale a 325 euro nelle controversie di pubblico impiego e raggiunge 1.800 euro nei riti speciali, come quelli in materia di appalti pubblici. Tale costo va sostenuto anche se il ricorso viene poi respinto. Accanto al contributo unificato c’è il compenso dell’avvocato. A determinarlo sono soprattutto la complessità della controversia, l’eventuale richiesta di sospensiva (che comporta un lavoro aggiuntivo e tempi più rapidi) e il numero delle parti coinvolte. Vanno poi considerate le spese accessorie: notifiche (anche telematiche), diritti di copia e, nei casi più articolati, consulenze tecniche. Sono costi meno visibili, ma contribuiscono al totale.

Il punto più delicato riguarda cosa accade se il ricorso viene perso. Il TAR può condannare il ricorrente al pagamento delle spese di soccombenza in favore della P.A. o delle altre parti (art. 26 c.p.a.). Per questo il rischio economico va valutato prima di iniziare il giudizio, non dopo.

ScenarioCosto indicativo
ricorso semplice 650 € + compenso legale
ricorso con sospensiva 650 € + compenso più elevato
ricorso complesso / rito speciale fino a 1.800 € + spese legali
ricorso perso possibile condanna alle spese

Conviene davvero fare ricorso al TAR?

Il primo controllo riguarda i termini. Se il provvedimento è stato notificato o pubblicato da più di 60 giorni (o 30 nei riti speciali), il ricorso non è più proponibile, anche un atto palesemente illegittimo non può essere esaminato dal giudice se si è fuori tempo massimo. Questo è uno degli errori più frequenti e irreversibili. Il secondo punto è il rapporto tra costi e risultato atteso. Il costo del ricorso al TAR deve essere proporzionato al beneficio concreto che si vuole ottenere. Impugnare un atto per principio, senza un reale vantaggio pratico, espone solo a un rischio economico.

Occorre poi chiedersi se esistono prove solide. Nel processo amministrativo contano gli atti, i documenti e la ricostruzione del procedimento: se il vizio non è dimostrabile, il ricorso difficilmente supera il vaglio del giudice, anche a fronte di un danno percepito come ingiusto. Infine, va valutata la necessità della sospensiva. Quando l’atto produce effetti immediati e potenzialmente irreversibili, la tutela cautelare può essere decisiva; ma comporta tempi più rapidi e costi maggiori. Chiederla senza i presupposti adeguati espone a un rigetto che indebolisce l’intera strategia difensiva.

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