Rent to buy o acquisto a riscatto, la tassazione in merito fa discutere. Dopo i chiarimenti forniti in materia da parte dell’Agenzia delle Entrate, il Consiglio nazionale del notariato critica la decisione di applicare due imposte di registro fisse.
Rent to buy o acquisto a riscatto, una modalità per l’acquisizione degli immobili che tanta eco mediatica ha avuto in questo ultimo periodo, grazie anche agli interventi governativi sulla materia. Se, dal canto nostro, abbiamo provato spesso a fare maggiore chiarezza su questa peculiare tipologia contrattuale, a dissipare i dubbi sulla tassazione applicata ci ha pensato l’Agenzia delle Entrate, tramite un’apposita circolare, che però non ha incontrato l’approvazione da parte del Consiglio nazionale del notariato.
Cosa ha detto l’Agenzia delle Entrate
Nello specifico, attraverso la circolare n. 4 del 19 febbraio 2015 le Entrate hanno evidenziato la scelta dell’Erario di tassare distintamente la quota del canone imputata al godimento dell’immobile e quella imputata in conto al prezzo della futura cessione, attraverso due imposte di registro fisse. Infatti, qualora il contratto sia soggetto all’Iva, si pagheranno due imposte da 200 euro ciascuna se il contratto è un atto pubblico o una scrittura privata autenticata; nel caso di scritture private autenticate, invece, si pagheranno 67 euro per la locazione e 200 euro per la futura cessione.
Le proteste dei notai
Una scelta criticata dal Consiglio nazionale del notariato, che nei giorni scorsi ha diramato una nota a commento dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, chiarendo come questa doppia tassazione sia in pieno contrasto con l’unicità del contratto di rent to buy.