Segni negativi per l’economia inglese: secondo i dati resi noti oggi dal National Office for Statistics, a gennaio le richieste di sussidi dei non occupati sono infatti salite e il tasso di disoccupazione nell’ultimo trimestre del 2011 ha raggiunto il livello più alto degli ultimi sedici anni.
Il numero di persone che chiedono sussidi di disoccupazione è aumentato del 6,9% raggiungendo la quota redocord di 1,6 milioni. Secondo una misurazione efettuata dall’International Labour Organisation, il numero dei disoccupati ha raggiunto i 2,67 milioni, portando il tasso all’8,4%, il più alto dal 1995.
L’aumento del numero di persone che chiedono sussidi di disoccupazione ha portato, lo scorso mese, il tasso al 5%. Le richieste sono aumentate nel mese di dicembre dell’1,9%, anziché dell’ 1,2% inizialmente previsto. L’occupazione ha raggiunto nel corso del quarto trimestre 2011 i 29,1 milioni. Le cifre indicano che il settore privato non riesce a creare posti di lavoro sufficienti a soddisfare il numero di inglesi in cerca di lavoro.
Alcuni analisti vicini al governo prevedono che la disoccupazione raggiungerà l’8,7% entro la fine del 2012, dal momento che il settore privato non riesce a compensare la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro del settore pubblico.
Alle 10:30 di questa mattina era prevista una conferenza stampa del governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King, il quale renderà note le nuove proiezioni economiche, dopo che la banca ha dichiarato, la settimana scorsa, che inietterà altri cinquanta miliardi di sterline (settantanove miliardi di euro) nell’economia inglese.
Nel frattempo, l’agenzia di rating Moody Investors Service ha fatto sapere questa settimana che potrebbe togliere il Regno Unito dal suo rating superiore, dal momento che la crisi del debito europeo sta minando le prospettive di crescita del paese.
La mossa di Moody’s è arrivata nonostante i timidi segnali di ripresa, con gli indici di produzione, dei servizi e del settore delle costruzioni in aumento per tutto il mese di gennaio.
La Confederation of British Industry, la più grande lobby d’affari del paese, ha detto all’inizio di questa settimana che l’economia si salverà dalla recessione e la crescita riprenderà quest’anno. Cameron, intanto, conta sugli appalti a società private per compensare entro il 2017 i circa settecentomila posti di lavoro del settore pubblico che sono stati persi a causa della sua stretta di bilancio.
Nl frattempo, la Royal Bank of Scotland Group Plc (RBS), il più grande creditore nelle mani del governo, ha detto il 10 febbraio che taglierà fino a 300 dipendenti principalmente con sede a Londra, dopo non essere riuscita a trovare un acquirente per le imprese. L’istituto di credito aveva fatto sapere a gennaio che avrebbe tagliato circa 3.500 posti di lavoro nella sua divisione di investment banking.
AstraZeneca Plc (AZN), la seconda più grande casa farmaceutica del Regno Unito, il 2 febbraio ha anticipato che taglierà settemilatrecento posti di lavoro, oltre alle ventunomilaseicento posizioni già eliminate dal 2007.
I dati che provegono dall’economia inglese, sebbene delineino un mercato del lavoro in condizioni piuttosto stabili, preoccupano per l’aumento del tasso di disoccupazione, che andrà soggetto a ulteriori incrementi nei prossimi mesi. Con un corso del genere, sembra che i dati diano ragione alle proteste dell’opposizione laburista, la quale da tempo brandisce i dati dell’economia reale come prova del fatto che Cameron sta tagliando in maniera troppo veloce e dolorosa il deficit di bilancio. Nel frattempo, il Regno Unito rimane con il fiato sospeso anche per quanto riguarda le sorti delle sue banche: la Grecia non è ancora salva dal default e sussite ancora un forte rischio per molte economie europee, delle quali le banche inglesi detengono una buona fetta di debito in titoli di stato.
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