Referendum taglio parlamentari: l’ipocrisia della politica

I partiti politici erano quasi tutti a favore del SI’ per il voto referendario sul taglio dei parlamentari, ma ultimamente, il fronte del NO aumenta proprio al loro interno. La politica non si smentisce mai, le poltrone contano troppo.

Referendum taglio parlamentari: l'ipocrisia della politica

Il 20 e 21 settembre 2020 si vota per le Elezioni regionali in Campania, Veneto, Marche, Liguria, Toscana, Puglia e in Valle d’Aosta, ma saranno giorni importanti anche per il voto che i cittadini esprimeranno in tutta Italia sul referendum confermativo del taglio dei parlamentari.

Quasi tutti i partiti politici presenti in Parlamento hanno votato per il “SI’”, eppure, a quasi quattro settimane dal voto, le posizioni stanno cambiando, all’interno delle forze politiche crescono le frange di coloro che auspicano la vittoria del “NO”. A queste ultime voci si aggiunge quella del Movimento delle Sardine, il quale sostiene che il taglio dei parlamentari che prevede la riduzione da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori, se andasse in porto, costituirebbe un colpo alla democrazia, in quanto ci sarebbero partiti che pur con percentuali degne di nota (ben oltre il 10%) non avrebbero rappresentanti al Senato, penalizzando così, anche gli elettori di tali forze politiche.

L’ipocrisia della classe politica

La politica sembrava essere d’accordo sul taglio dei parlamentari, ma improvvisamente, con il voto imminente sul relativo referendum, molti esponenti stanno facendo dietrofront. E’ il solito gioco ipocrita della classe dirigente. Per acquistare consensi, i politici si sono trasformati in populisti, perché si sa, la stragrande maggioranza dei cittadini è anticasta e schierarsi contro il taglio di deputati e senatori sarebbe stato un autogol per la politica.

Ma con il voto che si avvicina, esce fuori la verità sul pensiero di molti deputati e senatori. Il fronte del NO aumenta all’interno dei partiti, la paura di avere meno possibilità di entrare in Parlamento fa tremare i polsi. I motivi per cui votare NO al referendum saranno anche validi, ma come mai, nessuno o quasi aveva espresso il proprio disappunto all’epoca? Questione di poltrone, evidente.

Di Maio tiene il punto sul SI

Anche all’interno del Movimento 5 Stelle, qualcuno non concorda con il SI’ al referendum, ma tra questi non c’è sicuramente Luigi Di Maio che si batte da sempre a favore del taglio dei parlamentari e che andrà nelle piazze italiane per convincere i cittadini del Paese a votare SI’.

Di Maio crede fortemente che la politica debba dare un segnale importanti al popolo, non deve essere solo quest’ultimo a sacrificarsi, anche i politici devono dare il buon esempio. L’ex leader del M5S contrasta chi adduce ad un problema democratico e di rappresentatività nel caso di vittoria del SI’ al referendum. L’unica paura di chi invoca il NO è non essere rieletti, sostiene Di Maio.

Anche Salvini e Meloni sostengono il SI’

Matteo Salvini conferma la volontà del partito di votare SI’ al taglio dei parlamentari, tuttavia, anche all’interno della Lega si alzano voci che vorrebbero andare in un’altra direzione. La posizione del leader leghista resta coerente ma non sembra così convinta come quella dell’ex alleato Di Maio. Nessun proclama particolare, anzi, una linea portata avanti sottovoce.

Giorgia Meloni si è schierata a favore del SI’, anche la leader di Fratelli d’Italia non vuole apparire incoerente, ma non c’è dubbio che non nutra un grande interesse sull’esito del referendum, d’altronde, quest’ultimo è stato fortemente voluto solo dal Movimento 5 Stelle e, in caso di vittoria del NO, sarebbe una vera sconfitta proprio per il partito di Di Maio e per il governo in generale, più che per altri.

Forza Italia e PD sul referendum

Il taglio dei parlamentari è sostenuto anche dalla terza forza politica del centrodestra, Forza Italia. Ma ancor più che per Lega e FdI, la posizione non è compatta. Esponenti di spicco, come Brunetta, Mulè, Bergamini e Cattaneo sono per il NO, e sono in buona compagnia.

Il Partito Democratico segue la linea del governo sul SI’, ma sono in tanti a sostenere il NO. Il taglio dei parlamentari è ritenuto inutile se fine a se stesso, dovrebbe far parte di una riforma ben più ampia che comprende il cambio della legge elettorale. La direzione del PD farà luce sulle intenzioni di voto che riguardano il referendum. L’esito non è scontato, ci sono grandi personaggi del partito, come il governatore della Campania De Luca, che sono per contrari, altrettanto Orfini e Verducci, solo per citarne alcuni.

La Sinistra è per il NO

Il fronte progressista si è schierato per il NO al referendum. Radicali, Sinistra Italiana, Verdi, Rifondazione Comunista, Partito socialista, Azione e +Europa ne fanno parte. La loro voce è sostenuta anche da 183 costituzionalisti che hanno sottoscritto un manifesto con le motivazioni per il NO. Anche le Sardine, come già detto, si allineano a tale linea.

In conclusione, se l’esito del referendum per il taglio dei parlamentari sembrava essere scontato con una secca vittoria del SI’, oggi, non lo è più. Il dietrofront di molti esponenti politici in modo trasversale (si salva solo il M5S, seppure con qualche eccezione), potrebbe convincere i propri elettori a cambiare idea.

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