Il PNRR sta procedendo come da programma nel raggiungimento degli obiettivi europei, essenziali per sbloccare le rate in arrivo dalla Commissione.
Il vero problema, una volta ottenute le risorse, è però passare alla spesa per attuare gli interventi previsti.
A che punto è il PNRR italiano?
Il punto della situazione sullo stato di avanzamento del PNRR italiano da 194,4 miliardi (di cui 122,6 sotto forma di prestiti) arriva dalla nuova Relazione della Corte dei conti, relativa al secondo semestre 2024. La buona notizia è che l’Italia non sta avendo problemi a raggiungere milestone e target legati all’ottenimento dei fondi. Le milestone hanno natura qualitativa e consistono, per esempio, in riforme e legislazione adottata; i target sono invece quantitativi e individuano obiettivi specifici. In entrambi i casi, l’Italia procede nei tempi. Nel 2024 il nostro Paese ha centrato infatti tutti i 67 obiettivi previsti nel secondo semestre (35 milestone e 32 target), portando al 54% il livello complessivo di attuazione, in linea con il cronoprogramma.
Nonostante la «marcia serrata nel percorso segnato da milestone e target», si legge nella Relazione, la spesa sostenuta è in netto ritardo: a fine 2024 ha raggiunto la soglia dei 63,9 miliardi, ossia appena il 33% delle risorse totali. Davvero troppo poco, se si pensa che il restante 67% dovrebbe essere speso tra 2025 e 2026.
Gli obiettivi del PNRR si articolano in scadenze a rilevanza europea e scadenze a rilevanza italiana. Le prime sono concordate con Bruxelles e, come abbiamo detto, devono essere rispettate per ricevere i fondi; le seconde sono invece passaggi intermedi interni, che definiscono il cronoprogramma in maniera più dettagliata. La Relazione va oltre il semplice conteggio degli obiettivi raggiunti, fornendo una valutazione della performance concreta su quanto investimenti e riforme siano stati effettivamente realizzati rispetto agli obiettivi finali per i vari settori.
I problemi del settore dei trasporti
Le difficoltà riguardano principalmente il settore trasporti, legato alla Missione 3 del piano, «Infrastrutture per la Mobilità sostenibile», che mette a disposizione circa 23,8 miliardi di euro (di cui oltre 23 miliardi come prestiti e 680 milioni di sovvenzioni a fondo perduto). In affanno risultano soprattutto i progetti per ridurre i tempi di percorrenza e aumentare la capacità di trasporto merci su rotaia nelle regioni del Sud, con il piano per realizzare 119 chilometri di ferrovia ad Alta velocità tra le linee Salerno-Reggio Calabria, Napoli-Bari e Palermo-Catania.
Un indicatore sintetico segnala che, nella media delle missioni del piano, l’Italia ha raggiunto il 57% come avanzamento complessivo in riferimento ai target europei (e del 44% per i target nazionali), con picchi positivi per Connettività (tasso di realizzazione al 71% come medie europee e nazionali) e Formazione (70%). Buoni risultati anche per le categorie Imprese (43-47% come range di avanzamento intermedio interno ed europeo), Sanità e welfare (43-47%) e Riqualificazione edilizia (30-42%), mentre il minor tasso di realizzazione, in media del 13%, è per i Trasporti, a causa anche della maggiore complessità degli interventi, che richiedono fasi preparatorie e attuative più lunghe.
Casi simbolo di questi ritardi, come anticipato, sono quelli che riguardano gli interventi per l’Alta velocità al Sud. Per il progetto sulla linea Salerno-Reggio Calabria, per il quale sono previsti 1,8 miliardi di euro, la Relazione segnala che la spesa attivata sul totale della dotazione del PNRR a dicembre 2024 era ferma al 3,5%, a fronte dell’8% preventivato. Nel caso della tratta Napoli-Bari la spesa è arrivata al 34,7%, ma comunque a un livello più basso rispetto al 59% previsto. I ritardi sono dovuti a «eventi imprevisti e imprevedibili di natura geologica e/o criticità esogene», che prolungano i tempi di realizzazione di opere che già presentavano «complessità esecutive». Nei mesi scorsi il governo ha avviato una trattativa con la Commissione per rimodulare i restanti obiettivi del PNRR, chiedendo correttivi soprattutto per gli interventi ferroviari al Sud, ma anche al Nord (collegamento Alta velocità Liguria-Alpi).