Negli ultimi giorni, i mercati finanziari hanno subito una scossa significativa a seguito delle decisioni della Federal Reserve (Fed) e delle nuove proiezioni economiche presentate durante l’ultimo incontro del Federal Open Market Committee (FOMC).
Nonostante il previsto taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, il cambiamento nel tono e nelle proiezioni della Fed ha destabilizzato gli investitori, portando a una forte volatilità e a un netto calo degli indici azionari.
È stata la Fed a innescare questo crollo? Oppure ci sono ragioni più profonde per temere il peggio? Ma principalmente, questo crollo verrà mai recuperato?
Il FOMC sorprende gli investitori
Il FOMC ha sorpreso il mercato con una revisione significativa delle sue previsioni per il 2025. In particolare, il comitato ha ridotto le aspettative sui tagli dei tassi, prevedendo solo due riduzioni rispetto alle quattro inizialmente stimate. Ciò implica un tasso dei fondi federali al 3,9% entro la fine del 2025, rispetto al 3,4% precedentemente previsto.
Contemporaneamente, le aspettative per l’inflazione core-PCE (Personal Consumption Expenditures) sono state riviste al rialzo, dal 2,2% al 2,5%. Queste modifiche riflettono una crescente preoccupazione per l’inflazione, che la Fed sembra considerare meno transitoria di quanto si pensasse in passato. Tuttavia, questa posizione ha alimentato incertezza e un rapido spostamento degli investitori verso una strategia di riduzione del rischio.
Uno dei punti più discussi riguarda la priorità della Fed sull’inflazione. Il focus sul core-PCE, che misura l’inflazione al netto dei beni più volatili, sembra eccessivo. Questo indicatore è sceso significativamente dal picco del 5-6% registrato nel 2022, raggiungendo un minimo di circa il 2,6% nell’estate del 2024. Nonostante un lieve aumento recente, molti analisti ritengono che questo rialzo possa essere transitorio. Tuttavia, la Fed ha usato questa variazione per giustificare la sua posizione più restrittiva, aumentando l’incertezza sugli sviluppi futuri dell’economia.
Cosa è accaduto sul mercato?
Le ripercussioni si sono viste immediatamente nei mercati azionari. L’indice S&P 500 (SPX) ha subito una delle correzioni più significative dell’anno, perdendo oltre il 3% in una singola seduta e scendendo al di sotto della sua media mobile a 50 giorni, un livello tecnico cruciale. Il Nasdaq 100 (NDX) ha registrato un calo ancora più marcato, con un ribasso intraday superiore al 4%. Questi movimenti hanno aumentato la preoccupazione degli investitori, portando a ipotizzare ulteriori ribassi verso livelli di supporto chiave. Per l’S&P 500, i livelli critici si trovano tra 5.500 punti.
Parallelamente, il dollaro statunitense ha registrato un forte rialzo, con l’indice del dollaro (DXY) che è passato da circa 107 a oltre 108,25. Questa impennata, tra le più significative degli ultimi mesi, rappresenta un problema per le aziende americane, poiché riduce la competitività delle esportazioni e impatta negativamente sui profitti societari. Inoltre, un dollaro forte tende a essere un elemento destabilizzante per i mercati globali, aggravando la pressione sugli asset rischiosi.
Anche il mercato obbligazionario ha reagito in modo significativo. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono aumentati di circa 15 punti base subito dopo l’annuncio della Fed, proseguendo una tendenza al rialzo che ha visto un incremento complessivo di circa 90 punti base dai minimi di settembre. Questo aumento dei rendimenti riflette le aspettative di un regime di tassi di interesse più elevati e più duraturo, una prospettiva che ha effetti negativi sia sulla crescita economica che sugli investimenti azionari. Inoltre, rendimenti obbligazionari più alti rendono le obbligazioni un’alternativa più attraente rispetto alle azioni, aumentando ulteriormente la pressione sui mercati azionari.
Le mosse della Fed causeranno un crollo distruttivo per le borse globali?
Un tema ricorrente nelle discussioni recenti è la percezione che la Fed abbia ritirato il cosiddetto “Fed Put”, ovvero la disponibilità a intervenire per sostenere i mercati finanziari in caso di crisi. Questa sensazione si è rafforzata con il tono più aggressivo di Jerome Powell nell’ultima conferenza stampa, che ha alimentato la sensazione di incertezza tra gli investitori. L’assenza di un chiaro supporto da parte della Fed potrebbe esacerbare il rischio di una correzione più ampia nei mercati e un deterioramento delle condizioni economiche.
Alla luce di questi sviluppi, molti analisti si chiedono se l’approccio della Fed sia troppo rigido. L’obiettivo di un’inflazione al 2%, che la Fed considera imprescindibile, potrebbe non essere realistico nell’attuale contesto economico caratterizzato da livelli di debito senza precedenti.
Ad esempio, il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i $36 trilioni e i soli interessi sul debito potrebbero raggiungere $1 trilione nel 2025. Con tassi ipotecari al 6-7% e tassi sulle carte di credito superiori al 20%, l’impatto di tassi così elevati sull’economia reale è significativo. Alcuni suggeriscono che sarebbe più sensato adottare obiettivi di inflazione flessibili in base alle condizioni economiche, piuttosto che insistere su un rigido target del 2%.
In conclusione, sebbene non si possa attribuire interamente alla Fed il recente crollo delle borse, il cambiamento nel suo approccio ha certamente contribuito ad aumentare le incertezze nei mercati. La mancanza di chiarezza nelle comunicazioni e la rigidità nelle decisioni potrebbero avere ripercussioni negative non solo sui mercati finanziari, ma sull’intera economia globale.