Ecco come lentezza e inefficienza della giustizia italiana si riversano sull’economia dell’Italia penalizzando le imprese.
Il sistema giudiziario italiano non funziona (o comunque funziona male), è ben lontano dagli standard degli altri Paesi dell’Unione Europea e ha un costo che si riversa sull’economia italiana.
Lo studio Cer-Eures “Giustizia civile, imprese e territori”, presentato da Confesercenti ha calcolato che questa Giustizia “lumaca” fa perdere all’Italia circa 40 miliardi di euro penalizzando le imprese in termini di competitività.
I costi di una Giustizia lenta e inefficiente
L’inefficienza del sistema giudiziario italiano rappresenta un vero e proprio salasso per i conti di aziende e cittadini.
In termini generali, la lentezza dei processi e il malfunzionamento dei tribunali costano all’Italia circa 40 miliardi di euro, cifra che corrisponde a 2,5 punti del Pil.
In particolare, lo studio ha calcolato che, solo per i contenziosi lavorativi, ogni anno le aziende italiane affrontano spese per circa 3 miliardi di euro per sostenere costi legali e amministrativi.
Soldi che l’Italia potrebbe recuperare se solo si allineasse agli standard di efficienza degli altri paesi europei, come ad esempio la Germania.
Lo studio Cer-Eures ha simulato, così, gli effetti positivi di cui l’Italia godrebbe se i processi per imprese e cittadini durassero di meno.
Oltre a recuperare le cifre da capogiro appena citate, effetti positivi si registrerebbero anche sul fronte dell’occupazione: una giustizia più rapida potrebbe creare 130 mila posti di lavoro in più.
Non solo. L’efficienza del sistema giudiziario italiano aumenterebbe la percezione di sicurezza da parte di famiglie e imprese, migliorerebbe l’accesso al credito (l’erogazione di finanziamenti alle piccole e medie imprese potrebbe crescere per circa 32 miliardi di euro di prestiti in più all’anno) e potrebbe, addirittura, tradursi in circa mille euro all’anno di reddito pro-capite.
“Se vogliamo tornare a correre davvero, agganciando una ripresa solida e duratura, dobbiamo rimuovere i difetti strutturali della nostra economia. E le inefficienze ed i ritardi della giustizia sono tra questi, anche perché rendono il sistema giustizia sempre più oneroso”
ha dichiarato il presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise.
Le imprese di piccole dimensioni le più svantaggiate
La lentezza della Giustizia in Italia (in media una sentenza nelle procedure civili si raggiunge in 991 giorni), dunque, penalizza la competitività delle imprese, frena lo sviluppo e aumenta i costi. E farne le spese sono soprattutto le imprese di piccole dimensioni.
“Meno efficiente è la giustizia, più è difficile l’accesso al credito, peggiore è il funzionamento dei mercati, minori sono gli investimenti”
fa notare Confesercenti.
Studi di Banca d’Italia, infatti, hanno dimostrato che se i tempi dei processi civili si dimezzassero, ad esempio, nelle aziende più piccole si registrerebbe un aumento di occupati medio del 10% e migliorerebbe l’accesso al credito perché le banche tendono a erogare finanziamenti più facilmente se la giustizia è in grado di garantire una maggiore protezione del proprio credito.
Qualcosa è stato fatto per migliorare la situazione ma non basta. Anche l’istituzione del Tribunale delle imprese inizia a dare segni di “saturazione”.
Confesercenti fa notare che nel 2016, il numero dei procedimenti in corso era aumentato del 20% rispetto al 2015 e del 72% rispetto al 2013 con il tempo medio per arrivare a una sentenza arrivato nel 2016 a 970 giorni, contro gli 870 giorni del 2015 e i 776 giorni del 2014.
Particolarmente preoccupante è il fronte dei contenziosi per licenziamento che si chiudono in media entro 2-3 anni, che diventano anche 4 nei piccoli tribunali con la conseguenza per le imprese di dover corrispondere cifre sempre più cospicue di arretrati di retribuzione.
A peggiorare la situazione è fenomeno della contrattazione pirata, con un aumento di illegalità e abusi di diritto.
Le proposte di Confesercenti
Per rendere più efficiente il rapporto tra giustizia e imprese, Confesercenti propone di lavorare su due fronti: per snellire i procedimenti bisognerebbe separare i giudici che si occupano di contenzioso giuslavoristico da quelli invece dedicati al contenzioso previdenziale mentre per limitare gli abusi dei contratti pirata sarebbe necessario coinvolgere Cnel e Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Il primo dovrebbe avere il potere di certificare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali, mentre il secondo quello di sanzionare i datori di lavoro che non applicano i Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative.
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