Pensare allo sport e agli sportivi come a modelli da osservare e provare a imitare è riflessione che parte da molto lontano.
Probabilmente però fino a non molti anni fa i tentativi di emulazione si concentravano soprattutto su quelli che erano gli aspetti più strettamente connessi alle abilità, al talento e alle imprese che si potevano osservare nel corso dei grandi eventi sportivi.
Oggi invece la percezione sempre più netta è che l’orizzonte si sia allargato e che sempre più occhi guardino al mondo dello sport e degli sportivi anche per altri motivi.
Ad esempio per intercettare nuovi trend per quello che riguarda la moda e in più in generale il modo di vestire, apparire e presentarsi in un mondo che vede l’immagine sempre più al centro della percezione che la collettività ha dei singoli.
Un valore da circa 120 miliardi di dollari nel 2030
Altro aspetto da notare è che la questione non riguarda più solo il calcio e i calciatori. Anzi, tutt’altro. Nomi come Sinner, Leclerc, Hamilton, Berrettini, sono sempre più cercati e inseguiti dai brand di moda e fashion che vedono in loro i perfetti testimonial per le loro nuove linee o campagne. Sinner ad esempio è testimonial di Gucci e lo scorso febbraio, complice anche il periodo di squalifica, era presente in prima fila durante le sfilate del marchio nel corso della Milano Fashion Week. Se passiamo ad Hamilton ecco che tocca parlare di un fenomeno di portata globale che va oltre le sue imprese sportive. L’attenzione al look da parte dell’inglese è sempre stata un suo tratto distintivo e di questo hanno saputo approfittare nomi come Valentino.
Questi piccoli e rapidi esempi di sport marketing lasciano intuire quelle che sono le dimensioni di un settore che sta vivendo una notevole espansione negli ultimi anni, ma che potrebbe essere solo all’inizio di un periodo piuttosto interessante. Alcune previsioni infatti svelano un enorme potenziale per questo comparto. In particolare, secondo un’analisi condotta da PwC, dai circa 60 miliardi del 2021 il mercato delle sponsorizzazioni sportive è destinato a raddoppiare entro il 2030. Una crescita impetuosa trainata proprio dai settori fashion & luxury.
Un primo esempio di investimento significativo da parte di un gigante della moda nello sport si è visto durante le ultime Olimpiadi di Parigi, quando Lvmh è stato premium sponsor dei Giochi con un accordo di partnership stimato nel suo complesso in 150 milioni di euro.
Il caso Nfl e Kyle Smith
Spesso abbiamo raccontato anche in questa rubrica di come le leghe sportive americane abbiano delle formidabili doti quando si tratta di anticipare trend e imporre modalità di sviluppo dello sport al resto del mondo. Chissà non possa accadere anche per quanto riguarda gli sviluppi di possibili accordi con il mondo della moda, del fashion e del lusso. Nello specifico, infatti, la Nfl ha nominato nelle scorse settimane lo stilista Kyle Smith come primo fashion editor della lega. Attenzione, non di una singola squadra, ma dell’intera lega nel suo complesso. Smith avrà quindi il compito e l’incarico di portare valore aggiunto non a un solo giocatore o a un solo mercato, ma a tutto il sistema Nfl nel suo complesso. Una logica e un modo di pensare che appartengono alle leghe americane e che invece in Europa e in Italia è molto più difficile non solo da trovare, ma anche da provare a immaginare.
«Kyle è un elemento fondamentale del nostro team e siamo entusiasti di nominarlo fashion editor della NFL, un ruolo unico nel suo genere per noi della lega», ha dichiarato a Vogue in un’e-mail Ian Trombetta, vicepresidente senior per i social, gli influencer e il content marketing della NFL. «La nomina di Kyle sottolinea il nostro più ampio obiettivo di marketing: modernizzare e focalizzarci sulle passioni del pubblico giovanile, con la moda che gioca un ruolo fondamentale in questo sforzo e il modo in cui rimaniamo all’avanguardia nella cultura. La nomina si aggiunge alla nostra strategia»helmets-off«che mira a mettere in luce le cause a cui i giocatori tengono e i loro hobby, nonché ciò che amano indossare. Offriamo loro una piattaforma e li aiutiamo a costruire le rispettive identità di marca».
Lo stesso Smith ha spiegato un po’ più nel dettaglio in che cosa consiste una parte del suo incarico: «Alcuni giorni sono in ufficio, altri giorni incontro i giocatori individualmente, parlo con loro delle loro esperienze di vita personali e di come possono raccontarle attraverso i loro abiti. Chiedo sempre loro qual è stato il primo concerto a cui hanno assistito e se hanno una maglietta di quella band o di quel cantante. Avere la tua band preferita sulla maglietta è un modo davvero semplice per un fan di entrare in contatto con te. I giocatori vogliono fare di più che indossare dei semplici indumenti, vogliono plasmare loro stessi la moda e le sue influenze».