Project:Evo, il videogioco che diagnostica l’Alzheimer

Paola D’Andrea

30 Aprile 2014 - 13:05

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Ideato da una start up statunitense il nuovo videogioco sembrerebbe in grado di individuare anche altre malattie neurologiche

La sorprendente creazione arriva da una start up americana Akili Interactive Labs.
Il gioco – Project:Evo -, come spiega la rivista Ieee Spectrum, al momento è un’applicazione per smartphone e tablet ed è in grado di diagnosticare l’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative.

Naturalmente il videogioco, per la sua portata rivoluzionaria, ha già attirato l’attenzione di multinazionali farmaceutiche, che finanzieranno il progetto per poi eventualmente metterlo in commercio.

Ma in che modo questo videogioco è in grado di individuare la malattia?
L’utente, muovendo il dispositivo, e sfruttando l’accelerometro – che tutti i tablet hanno – guida un alieno lungo un fiume e durante il percorso, l’utente, dovrà premere sullo schermo in corrispondenza di pesci o uccelli.

Questo esercizio, messo a punto da Adam Gazzaley, neuroscienziato dell’università di San Francisco, mette in moto quello che in neurologia prende il nome di ’elaborazione di interferenza’, ovvero una funzione che è tra le prime a venire meno in caso di problemi neurologici.
Il progetto se dovesse rivelarsi realmente efficace per la diagnosi dell’Alzheimer, come ci auguriamo, sarebbe un grosso passo in avanti. Infatti, attualmente per individuare con certezza la malattia esiste un solo esame, il Pet, molto costoso, che si effettua al cervello per rivelare l’esistenza o meno delle placche amiloidi, accumoli di proteine che causano la malattia.

Eric Elenko, uno dei fondatori della compagnia, spiega:
“Abbiamo creato un prodotto che sembra un gioco di intrattenimento, ma che in realtà è basato sulla scienza. Il sistema raccoglie dati 30 volte al secondo mentre l’utente gioca e li analizza in tempo reale. Potremmo metterlo direttamente sul mercato, ma preferiamo fare i test e farlo registrare dall’Fda come dispositivo medico”.

Per verificare la funzionalità del videogioco – i test sono partiti a marzo - sono stati reclutati pazienti con un alto livello di placche nel cervello e altri, invece, all’inizio della malattia, per capire se e quanto questo possa influire sul punteggio di gioco.
’’Se riusciamo a dimostrare che i risultati del gioco sono proporzionali alle placche – continua Eric Elenko - avremo un metodo di diagnosi economico e preciso”.

Inoltre, i ricercatori della compagnia stanno – attraverso altre sperimentazioni – cercando di verificare se un uso regolare del gioco possa migliorare i deficit di attenzione, come autismo e depressione, in cui è coinvolto lo stesso meccanismo neuropsicologico.
Questa volta è proprio impossibile parlare di videogioco diseducativo!!!!!

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