Portogallo: allarme default per i municipi.

Raffaele Guerra

23 Marzo 2012 - 11:53

Portogallo: allarme default per i municipi.

I municipi del Portogallo dovranno affrontare un default di 9 miliardi di euro di debito se il governo non fornirà aiuti al più presto: questo è quanto ha dichiarato Fernando Ruas, presidente dell’associazione nazionale dei comuni.

Il primo ministro Pedro Passos Coelho sta tagliando le spese e aumentando le tasse per soddisfare i termini richiesti dall’Unione Europea per ricevere un salvataggio da 78 miliardi di euro. Il Portogallo, infatti, lo scorso anno è diventato il terzo paese dell’area dell’euro che è dovuto ricorrere alla richiesta di aiuti esterni, dopo la Grecia e l’Irlanda.

Ruas ha accusato un calo dei trasferimenti di denaro da parte del governo di Lisbona ai comuni per i loro problemi finanziari in crescita.
«Un netto calo dei trasferimenti di denaro ha reso più difficile per molti municipi di adempiere ai loro impegni in corso», ha detto Ruas. La sua associazione stima che i municipi dovranno affrontare circa 9 miliardi di euro di passività. Secondo le dichiarazioni di Ruas circa 1,5 miliardi di euro del totale è in fatture ai fornitori scadute da oltre 90 giorni, mentre il resto è costituito prevalentemente da debiti verso banche.

I 308 municipi del paese mediterraneo, con le due regioni semi-autonome, devono affrontare problemi simili a quelli della Spagna, le cui regioni e i cui comuni sono stati tagliati fuori dai mercati di capitali a causa della stretta creditizia, lasciando molte cambiali non pagate ai fornitori. Il governo spagnolo sta ora offrendo prestiti per promuovere il pagamento dei debiti.

L’ isola portoghese di Madeira ha dichiarato l’anno scorso di aver accumulato un debito all’insostenibile cifra di 6,3 miliardi di euro, spingendo il governo di Lisbona a concedere alla regione semi-autonoma 1,5 miliardi di euro in aiuti in cambio della promessa di aumentare le tasse e tagliare la spesa pubblica.

La contrazione dell’economia del Portogallo potrebbe rendere ulteriormente difficile il tentativo di trovare un aiuto per i municipi. Il Prodotto Interno Lordo è diminuito per il quinto trimestre nei tre mesi fino a dicembre e il tasso di disoccupazione è salito al 14%. Questo potrebbe danneggiare gli sforzi per ridurre il deficit di bilancio al 4,5% del PIL quest’anno e nel limite del 3% fissato dall’Unione Europea entro il 2013.

Il piano di salvataggio che il Portogallo ha deciso di assumere permetterà al paese di riottenere l’accesso a medio e lungo termine all’interno dei mercati del debito sovrano nel 2013, con l’ultima erogazione del programma da effettuare nel mese di giugno 2014: questo è quanto ha fatto sapere nello scorso mese di dicembre il Fondo Monetario Internazionale.

La situazione dell’economia reale nei paesi dell’Unione Europea e in particolare nei paesi del Mediterraneo va aggravandosi, nonostante le episodiche smentite e i fondi di aiuto che, per ora, non hanno fatto registrare alcun effetto concreto sulla vita economica dei paesi membri. Il default a cui vanno incontro i municipi portoghesi è solo uno dei tanti sintomi di pessima salute economica a cui stanno andando sempre più incontro i paesi dell’Europa mediterranea. Il modo in cui la troika di greca memoria (FMI, UE, BCE) sta tentando di contenere la crisi, attraverso le pesanti misure di austerità che stanno erodendo il tessuto dell’economia reale, sta mostrandosi come un cane che si morde la coda: quanto potrà valere negli anni a venire l’assolvimento degli obblighi europei se i cittadini dell’Unione vedranno sempre più peggiorare la loro condizione economica e svanire le garanzie per un equo mercato del lavoro?