Pil Cina torna a salire ma le incognite non mancano

Nonostante il ritorno alla crescita, la pubblicazione del dato relativo il Pil della Cina ha messo in evidenza le pesanti sfide che l’economia del Dragone dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Pil Cina torna a salire ma le incognite non mancano

Il Pil cinese è tornato a crescere. Una delle migliori notizie della settimana è stata comunicata giovedì, alle 4 di mattina italiane, dall’ufficio centrale di statistica cinese.

Dopo un avvio di 2020 in forte contrazione (a causa delle misure restrittive anti-Covid, la ricchezza prodotta nei primi tre mesi è scesa del 6,8%), tra aprile e giugno il Pil cinese è cresciuto del 3,2%, circa un punto percentuale in più rispetto alle stime degli analisti.

Nel complesso, l’economia del Dragone nei primi sei mesi dell’anno ha fatto registrare un -1,6%.

Anche a causa del deteriorarsi delle relazioni diplomatiche con Wasghington, i mercati azionari cinesi hanno reagito in maniera contrastata: se la scorsa settimana era stata registrata la performance migliore degli ultimi cinque anni, in quella appena conclusa l’indice della borsa cinese ha messo a segno il calo maggiore da quattro mesi.

Cina: stimoli sono ancora necessari

Il merito del ritorno alla crescita del Pil cinese è riconducibile all’allentamento delle misure di contenimento e agli stimoli prontamente messi in campo dalle autorità di Pechino.

La crescita del Pil della Cina nel secondo trimestre ha, come detto, stupito gli analisti che si sono presi una “rivincita” evidenziando le criticità emerse dalla pubblicazione del dato.

In primo piano c’è la debolezza dei consumi. In contrazione annua dell’1,8%, le vendite al dettaglio cinesi a giugno hanno fatto segnare il quinto calo consecutivo.

Proprio per rilanciare le spese, Betty Wang, economista senior di ANZ, rileva “che il sostegno politico (all’economia, ndr) è ancora necessario nonostante la ripresa della crescita economica”.

Tre i fattori che non devono far abbassare la guardia alle autorità cinesi: “la possibilità di nuovi focolai su base locale di Covid-19, l’incertezza economica globale e il deterioramento delle relazioni Usa-Cina”.

Attenzione ai crediti problematici

Oltre ai problemi fuori dai confini nazionali, un rallentamento globale riduce la domanda di beni cinesi, sfide particolarmente impegnative arrivano anche dal mercato del lavoro, un tema particolarmente importante per la pace sociale, e dal tasso di fallimenti delle aziende.

Secondo gli analisti di S&P Global, il deterioramento del contesto macroeconomico causato dalla pandemia potrebbe portare per il comparto bancario un aumento di 8 trilioni di yuan del crediti problematici.

Anche il comparto dei corporate bond è sotto pressione: da inizio anno, secondo i dati elaborati da Bloomberg, circa 80 miliardi di yuan di obbligazioni sono andate in default, il tasso maggiore degli ultimi tre anni.

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