Pensione con opzione contributiva Dini: come funziona, requisiti e perché conviene

Simone Micocci

3 Febbraio 2022 - 11:39

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Andare in pensione con 15 anni di contributi è possibile grazie alla cosiddetta opzione contributiva Dini. Ma ci sono dei requisiti da soddisfare e non sempre conviene.

Pensione con opzione contributiva Dini: come funziona, requisiti e perché conviene

La pensione con opzione contributiva è disciplinata dall’articolo 1, comma 23, della legge 335/1995, la cosiddetta Legge Dini. Tant’è che solitamente ci si riferisce a questo strumento come pensione con Opzione Dini, particolarmente conosciuta perché - come vedremo meglio di seguito - consente l’accesso alla pensione con soli 15 anni di contributi.

Capire come funziona la pensione con opzione contributiva è molto importante, perché solo così si può rispondere alla domanda se l’Opzione Dini conviene o meno. Perché è vero che prevede un “taglio” dei contributi, andando quindi incontro a coloro che non riescono a raggiungere il minimo contributivo necessario per accedere alla pensione di vecchiaia, ma va considerato anche che avvalendosi dell’opzione contributiva c’è il rischio che l’assegno di pensione sia fortemente penalizzato da questa forma di calcolo.

Prima di soffermarci sull’eventuale convenienza di una tale misura, vediamo quali sono i requisiti da soddisfare per poter pensare di accedere alla pensione avvalendosi all’opzione contributiva regolamentata dalla Legge Dini del 1995 e quali sono le caratteristiche principali di un tale strumento.

Pensione con opzione contributiva Dini: a chi si rivolge

Possono accedere alla pensione avvalendosi dell’opzione contributiva i lavoratori iscritti presso l’AGO e ai fondi ad essa sostitutivi ed esclusivi, a patto che questi soddisfino determinati requisiti, quali:

  • essere in possesso di un’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, basta anche un solo contributo versato;
  • è però importante che la contribuzione versata entro la suddetta data (31 dicembre 1995) sia inferiore ai 18 anni;
  • vantare almeno 15 anni di contribuzione. Come anticipato, tale opzione consente di andare in pensione anche senza aver raggiunto i 20 anni di contributi richiesti dalla pensione di vecchiaia così come regolamentata dalla Legge Fornero e precedenti;
  • è però necessario che nel sistema contributivo, scattato dal 1° gennaio 1996, siano stati versati almeno 5 anni di contribuzione.

Per definire se l’interessato ha diritto o meno ad accedere all’opzione contributiva, quindi, acquisiscono molta importanza i contributi versati all’INPS. A tal proposito, l’Istituto stesso ha spiegato - con la circolare 54/2021 - che al fine del perfezionamento dei requisiti in oggetto si considerano anche i contributi da riscatto, ma solamente qualora la domanda per il riscatto sia stata presentata contestualmente alla richiesta di accesso all’opzione contributiva.

C’è però da soffermarsi su coloro che hanno maturato i requisiti sopra descritti entro la data del 31 dicembre 2011 e coloro che invece lo hanno fatto dopo, ossia successivamente all’entrata in vigore della Legge Fornero:

  • nel primo caso, ossia requisiti maturati entro il 31 dicembre 2011, si ha diritto all’opzione a patto che contestualmente siano stati maturati anche i requisiti di accesso alla pensione in vigore alla suddetta data. Di conseguenza, basta soddisfare almeno uno tra i requisiti allora richiesti, ossia 60 anni di contributi per gli uomini e 65 per le donne e contestualmente almeno 5 anni di contributi, oppure 40 anni di contributi, o anche l’essere in regola con i requisiti previsti per l’accesso alla ex Quota 96;
  • nel secondo, invece, non ci sono regole ulteriori da soddisfare. Di fatto, chi alla fine del 2011 non aveva ancora maturato i 15 anni di contributi può sempre esercitare il diritto all’Opzione Dini, a patto ovviamente di possedere i requisiti suddetti.

Pensione con opzione contributiva Dini: i vantaggi

Com’è ovvio, il primo vantaggio è quello che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi in meno rispetto a quelli richiesti. Una buona possibilità per coloro che all’età di 67 anni non sono riusciti a maturare i 20 anni di contribuzione richiesti per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

In alcuni casi, ma sono pochi a dir la verità, l’opzione contributiva può produrre anche dei vantaggi sull’importo dell’assegno. Vale perlopiù per coloro che vantavano retribuzioni migliori quando hanno iniziato a lavorare piuttosto che verso il finire della carriera.

Tuttavia, come vedremo meglio di seguito, la maggior parte delle volte questa opzione comporta una riduzione della pensione così calcolata.

Ma ci sono anche altri vantaggi. Ad esempio, per le lavoratrici madri vi è la possibilità di anticipare la pensione di quattro mesi per ogni figlio, fino a un massimo di un anno.

E ancora, avvalendosi di tale opzione si può anche ricorrere al riscatto agevolato della laurea, conveniente però solamente per coloro a cui tali contributi servono per raggiungere il diritto alla pensione.

Pensione con opzione contributiva Dini: gli svantaggi

Lo svantaggio principale è dato dal calcolo delle pensione. Se senza ricorrere a tale opzione l’assegno sarebbe stato calcolato con il sistema misto, infatti, con l’Opzione Dini scatta un ricalcolo interamente contributivo, comprendendo quindi anche la quota di contributi versata entro il 31 dicembre 1995.

Un’operazione che - eccetto appunto il caso del lavoratore che ha guadagnato di più a inizio carriera rispetto alla fine - è particolarmente penalizzante. L’ammontare della penalizzazione può variare a seconda di determinati fattori: ad esempio, il ricalcolo può essere particolarmente sconveniente per coloro che hanno molti anni di contributi antecedenti al 31 dicembre 1995.

Ricorrendo a tale opzione, inoltre, si perde il diritto all’integrazione al minimo della pensione. Altro motivo per cui è bene riflettere bene se ricorrere o meno a questa opzione è quello per cui una tale decisione è irrevocabile se produttiva di effetti giuridici sulla posizione assicurativa dell’interessato. Ne consegue che qualora la scelta sia stata esercitata al momento del pensionamento, questa va considerata come irrevocabile.

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