Pechino: cresce il rischio per l’investimento. Necessario uno stretto monitoraggio.

Raffaele Guerra

17/02/2012

Pechino: cresce il rischio per l’investimento. Necessario uno stretto monitoraggio.

Un settore bancario vulnerabile: ecco la questione principale

La notizia chiave proveniente dalla Cina nelle ultime settimane è che Pechino ha ordinato alle maggiori banche cinesi di rinnovare i prestiti concessi alle amministrazioni locali. Questo ordine non è stato sorprendente per noi, poiché siamo già stati molto scettici riguardo all’intera politica regionale degli investimenti in Cina e alla corrispondente esposizione del credito bancario in combinazione con una bolla immobiliare. Secondo Bloomberg, il 30% degli 1.7 trilioni di dollari di prestiti concessi agli enti locali matureranno nei prossimi tre anni. La combinazione di termini non-commerciali per questi prestiti, in quanto essi potrebbero essere considerati non-performing, e il teso mercato immobiliare danneggeranno infatti la credibilità del sistema bancario.

Anche se il sistema bancario cinese è ancora considerato sottosviluppato, si tratta comunque di un mercato che è la sede di alcune delle più grandi banche del mondo: Bank of China, Agricultural Bank of China, la China Construction Bank e la Industrial and Commercial Bank of China (tabella 1).

L’attivo totale combinato stimato nel 2012 per la quattro grandi banche cinesi ammonta all’incredibile cifra di novemila miliardi di dollari e il totale del patrimonio netto ammonta a cinquecentosessantotto miliardi di dollari. Mettere in prospettiva i millesettecento miliardi di dollari di prestiti governativi locali con il patrimonio netto sarà sicuramente sufficiente per scuotere la barca fortemente e farla andare avanti. Anche se si tiene conto del fatto che questi prestiti sono garantiti dallo Stato, problemi di questa dimensione del debito infetteranno l’economia generale e si ritrasmetteranno nell’utile netto delle banche.

Proprietà - la principale risorsa di risparmio

Il fatto che il mercato cinese di alloggi costieri sia impazzito negli ultimi anni non dovrebbe essere una grande sorpresa. L’ampio ammortamento e l’inversione di mercato nel dicembre dello scorso anno potrebbero però non essere quelli ben noti; questo rappresenta infatti la quota di quando il test dinamico di mercato è iniziato. Anche se i requisiti patrimoniali delle banche sono molto severi e, in teoria, dovrebbero significare che i proprietari di case sono in grado di affrontare un calo del 30% dei valori immobiliari, dobbiamo comunque capire che molte famiglie cinesi hanno tutti i risparmi di una vita legati alla loro casa. Il problema, con la situazione cinese, è che ci sono poche opportunità di investimento, insufficienti a far investire tutti i cinesi regolari (in quanto è un mercato finanziario chiuso). Una situazione del genere ha la propensione a creare bolle per qualunque attivo ottenga la fama di un bene d’investimento. Può pertanto l’inversione dei prezzi degli attivi innescare il panico nel mercato? Noi pensiamo proprio di sì.

Il rallentamento della crescita come fattore scatenante per le tensioni sociali

La crescita del PIL cinese va, secondo molti analisti, a rallentare in modo ordinato. Anche se viene stimato un tasso annuo di crescita all’8-9% (stime FMI) per il 2011 e il 2012, la cifra si sta avvicinando al 7%, ovvero al livello che si crede possa raggiungere nel caso in cui la disoccupazione aumentasse. Questo sarebbe un grande problema per Pechino, dal momento che determinerebbe notevoli tensioni sociali.

Conclusioni - è richiesto uno stretto monitoraggio del rischio

Uno degli obiettivi dell’ultimo piano quinquennale è di attenuare le tensioni sociali derivanti dal crescente divario di reddito tra ricchi e poveri. Questo gap viene ora ritenuto più grande di quello degli Stati Uniti. La stima si basa sulla misura del coefficiente Gini. Il governo centrale vuole ora la stabilità e vuole creare un tessuto economico armonico. I grandi piani regionali di investimento nelle infrastrutture sono segnali di come Pechino potrebbe tentare di raggiungere questo obiettivo. La grande prova nel futuro sarà se la gestione centralizzata dell’economia cinese sarà o meno in grado di gestire una distribuzione più equa della ricchezza tra le regioni e tra le classi sociali. In caso contrario, la crescita economica sarà probabilmente colpita sul lungo termine se il consumo interno continuerà a rappresentare una parte relativamente piccola del PIL. Questo, insieme a un indebolimento del sistema finanziario, potrebbe comportare conseguenze negative per gli investitori che hanno voglia di scommettere ancora sul successo dell’economia del Dragone.

Articolo originale di di Tomas Berggren, Saxo Bank